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4 avvisi di garanzia per la bomba alla Pg, l’attentato dei clan sarebbe collegato ai contrasti in Procura – Operazione dei carabinieri contro cosca Serraino: 22 gli ordini di custodia

REGGIO CALABRIA – Operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e del Ros per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 22 persone accusate di essere affiliate alla cosca Serraino della ‘ndrangheta. Nel provvedimento, emesso dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda, si contesta il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata ad estorsione aggravata, danneggiamento e minaccia aggravata, porto e detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni ed oltraggio.

La Dda ha anche disposto il sequestro di beni mobili, immobili e attivita’ commerciali per un valore di un milione e mezzo di euro che erano nella disponibilita’ della cosca Serraino. Nell’operazione sono impegnati centinaia di carabinieri.

AVVISI GARANZIA PER BOMBA A PG – A quattro dei 22 arrestati nell’operazione contro la cosca Serraino della ‘ndrangheta i carabinieri hanno notificato un’informazione di garanzia perche’ indagati nell’attentato compiuto il 3 gennaio scorso contro la Procura generale di Reggio Calabria.

Gli avvisi sono stati notificati su delega della Procura della Repubblica di Catanzaro, titolare dell’inchiesta sull’attentato. L’accusa ipotizzata nei confronti dei quattro indagati e’ di avere organizzato ed eseguito l’attentato.

PRESI AUTORI ATTENTATO A GIORNALISTA – Ci sono anche i responsabili dell’intimidazione compiuta a Reggio Calabria contro il giornalista Antonino Monteleone tra le 22 persone coinvolte nell’operazione fatta a Reggio Calabria contro la cosca Serraino della ‘ndrangheta.

L’operazione, denominata ”Epilogo”, ha consentito di individuare, secondo quanto hanno riferito i carabinieri, una componente organica della cosca Serraino, operante nel quartiere San Sperato di Reggio Calabria e nel comune di Cardeto (Reggio Calabria), di definirne gli interessi criminali e di fare luce su alcuni fatti delittuosi compiuti sul territorio. E tra questi c’e’ l’intimidazione compiuta il 5 febbraio scorso ai danni di Antonino Monteleone, al quale fu incendiata l’automobile, parcheggiata nei pressi della sua abitazione.

BOMBA A PG PER CONTRASTI UFFICIO – Sarebbe stato legato ai contrasti interni al’ufficio il movente dell’attentato fatto il 3 gennaio scorso a Reggio Calabria contro la sede della Procura generale.

Dall’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e’ emerso, infatti, che l’attentato sarebbe da ricondurre ad una reazione della cosca Serraino dopo che il procuratore generale Salvatore Di Landro, poco dopo il suo insediamento, avvenuto nel novembre del 2009, aveva deciso di revocare alcuni fascicoli processuali al sostituto Francesco Neri.

BOMBA A PG, IN CORSO PERQUISIZIONI – La Procura di Catanzaro ha emesso dieci decreti di perquisizione nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato fatto il 3 gennaio scorso contro gli uffici della Procura generale di Reggio Calabria.

Le perquisizioni sono state disposte nei confronti dei quattro affiliati alla cosca Serraino indagati per l’attentato contro la Procura generale ed altri sei affiliati allo stesso gruppo criminale. Le perquisizioni sono finalizzate all’acquisizione di fonti di prova per lo stesso delitto.

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DI LANDRO – ”Quanto sta emergendo conferma le ipotesi che erano state fatte nell’immediatezza in merito al movente dell’attentato del 3 gennaio contro la Procura generale”. Lo ha detto all’ANSA il procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, commentando le informazioni di garanzia notificate a quattro affiliati alla cosca Serraino per attentato e l’ipotesi che l’episodio si collegherebbe ai contrasti col sostituto procuratore generale Francesco Neri.

“Si tratta di congetture – ha aggiunto Di Landro – che furono fatte non soltanto da me, ma anche dai partecipanti ad una riunione di coordinamento in Prefettura. Frutto, dunque, di una riflessione collegiale. Congetture che riguardavano i contrasti all’interno dell’ufficio, con particolare riferimento alla sostituzione del rappresentante della pubblica accusa nel processo d’appello per l’omicidio della guardia giurata Luigi Rende”.

”Alla luce di quanto è accaduto oggi – ha detto ancora Di Landro – devo dire che quelle ipotesi registrano oggi più forza e consistenza. Devo dire, inoltre, che proprio per il fatto che quelle ipotesi, ritenute subito credibili, non erano soltanto mie, non ho mai capito il perché della personalizzazione nei miei confronti della reazione. Quasi come se a fare quelle congetture fossi stato soltanto io”.

“In ogni caso – ha aggiunto il pg di Reggio Calabria – ritengo giusto avere contezza completa delle carte processuali per esprimere un giudizio definitivo. Mi auguro inoltre che i primi esiti dell’inchiesta sull’attentato rappresentino un primo passo per l’accertamento della verita”.

“Prendo atto, inoltre, con grande compiacimento – ha concluso Di Landro – del massimo l’impegno profuso nelle indagini dai carabinieri e dalla magistratura”.

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NERI – ”Col procuratore Di Landro non ho mai avuto alcun contrasto. Mi vedo coinvolto in una situazione in cui mi ritengo assolutamente incolpevole”. Lo dice all’ANSA l’ex sostituto procuratore generale di Reggio Calabria, Francesco Neri, facendo riferimento all’ipotesi che l’attentato alla Procura generale del 3 gennaio sia da collegare a contrasti tra lui ed il capo dell’ufficio, Di Landro.

”Sono stato io – ha aggiunto – a concordare con Di Landro la mia sostituzione nel processo per l’omicidio della guardia giurata per il fatto che il difensore di uno degli imputati era anche un mio legale. E per tutto il processo non ho mai adottato comportamenti favorevoli alla cosca Serraino”.

(Ansa)

Le persone indagate per l’attentato sono Antonino Barbaro, 24 anni; Felice Lavena di 28, Ivan Valentino Nava di 25, Nicola Pitasi di 31. Nell’ambito dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, il procuratore aggiunto Salvatore Murone, titolare dell’inchiesta, ha disposto perquisizioni nei loro confronto e di altre 6 persone.

Secondo il magistrato, in particolare, Felice Lavena risulta possedere un motociclo Honda Sh300, targato Db18180 (intestato ad una donna) che avrebbe caratteristiche identiche, per marca e tipo, a quelle utilizzate dagli autori dell’attentato del 3 gennaio scorso. Peraltro, il motociclo avrebbe un particolare relativo alla targa “suscettibile – scrive il magistrato – di ulteriore, specifico approfondimento di indagine”.

(AGI)

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