LAMEZIA TERME – Tre imprese e una vera e propria squadra di prestanome per mettere le mani sugli appalti pubblici di Lamezia e dell’hinterland. Così avrebbe agito Pietro Iannazzo, 35 anni, imprenditore lametino considerato dagli inquirenti il regista di una serie di operazioni per l’accaparramento di appalti. Iannazzo, figlio del boss Ciccio ucciso nel quartiere di Sambiase 18 anni fa, è stato arrestato. Come il suo socio in affari Pierpaolo Muraca, 34 anni. Ad incastrarli anche una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali.
Per tutti l’accusa è di interposizione fittizia di persone, un reato abbastanza recente regolato dalla legge 306/92 per perseguire chi intesta a prestanome quote, beni e utili societari per conseguire un arricchimento occulto. I criminali lo fanno non solo perchè non possono esporsi direttamente come titolari d’impresa, ma anche per impedire che il loro patrimonio venga sequestrato o confiscato perchè di provenienza illecita.
Sorvegliato speciale di pubblica sicurezza e indagato nel 2002 per associazione mafiosa, Iannazzo per poter far girare le “sue” aziende Deltavi, Emmedue e Coeme, si sarebbe servito di alcuni prestanome, tra i quali l’imprenditore edile Raffaele Misuraca, 66 anni, fino al 2008 capogruppo di Forza Italia nel consiglio comunale lametino e coordinatore provinciale del partito berlusconiano a Catanzaro. Misuraca, cugino del deputato del Pdl Ida d’Ippolito che fa parte della commissione antimafia, due anni fa rinunciò a tutti gli incarichi perchè, disse allora, «la politica fa svendere».
Misuraca con altre 9 persone ieri mattina è finito agli arresti domiciliari per lo stesso reato di interposizione fittizia di persone. Ai domiciliari anche la figlia, la giornalista Caterina Misuraca che si sarebbe dovuta sposare sabato prossimo a Lamezia.
Arresti “in casa” per Roberto Persico, Gianluca Cugnetto, Antonio, Pasqualino e Gennaro Renda, Giuseppe Bilotta, e Giuseppe Fabio Cristiano e Francesco Muraca.
Si tratta di persone che in qualche modo, secondo l’accusa, avrebbero gestito le aziende su diretto input di Iannazzo che manovrava ogni cosa anche se gli intestatari delle quote societarie erano altri. E quando s’arrivava all’incasso lo stesso regista avrebbe trattato con alcuni funzionari di banche che operano a Lamezia, e che sono finiti sotto indagine: si tratta di Giuseppe Morgione, Giancarlo Davoli e Cesare Antonazzo. In questo modo venivano coperti anche i movimenti bancari tra chi deteneva le quote societarie e chi le dirigeva in realtà.
A firmare l’ordinanza il Gip del tribunale lametino Carlo Fontanazza su richiesta del procuratore Salvatore Vitello e del sostituto Domenico Galletta. Che avevano chiesto anche l’imputazione per associazione a delinquere non ammessa dal giudice. Ad eseguire le ordinanze la polizia coordinata dal questore Vincenzo Roca.
«Questa si potrebbe chiamare “operazione trasparenza”», ha spiegato ieri il procuratore Vitello, «perchè l’economia locale deve funzionare secondo le regole della libera concorrenza e senza condizionamenti».
Per il magistrato «come in tutti i casi di prestanome anche qui c’era un livello palese di natura formale ed uno occulto di natura sostanziale, e quello occulto che imponeva la sua volontà su quell’altro, era diretto in modo esclusivo e padronale da Pietro Iannazzo». Che aveva redditi «non proporzionati al complessivo investimento di capitale dell’attività d’impresa di cui invece appare essere proprietario effettivo».
L’attività di Iannazzo non si limitava all’edilizia. Fino all’anno scorso è stato direttore generale del Sambiase Calcio, la squadra che due anni fa era presieduta da Salvatore Mazzei finito in carcere mesi fa perchè coinvolto in un’inchiesta antimafia.
Gli inquisiti
Due le personefinite in carcere: Pietro Iannazzo, 35 anni, e Pierpaolo Muraca, 34 anni.
Dieci ai domiciliari: l’imprenditore Raffaele Misuraca, 66 anni, sua figlia Caterina Misuraca giornalista, 34 anni; Giuseppe Bilotta, 35 anni; Roberto Persico, 37 anni, allenatore della Virtus Sambiase; Gianluca Cugnetto, 34 anni; Antonio Renda, 53 anni, Pasqualino Renda, 45 anni, Gennaro Renda, 57 anni; Giuseppe Fabio Cristiano, 42 anni; Francesco Muraca, 35 anni.
Tre gli indagati: Giuseppe Morgione, Giancarlo Davoli e Cesare Antonazzo, funzionari di due banche con sportello a Lamezia.
I provvedimentisono del Gip Carlo Fontanazza del tribunale lametino, su richiesta del procuratore Salvatore Vitello.
di Vinicio Leonetti
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