LAMEZIA TERME – Nastri giallorossi come i colori della squadra del Sambiase, il quartiere di Lamezia, tappeti, bibite e finanche i pasticcini. Pietro Iannazzo, reale patron dell’impresa Emmedue che ha costruito Via Delle Rose, si preoccupava dell’organizzazione minuziosa del taglio del nastro. Era il 7 ottobre scorso, e Iannazzo nonostante fosse di fatto titolare dell’azienda se ne stava lontano dal luogo dell’inaugurazione della strada di quartiere, ma si dava un gran da fare perchè andasse tutto per il meglio.
E telefonava i suoi referenti come Giuseppe Bilotta che si trovavano dietro il nastro giallorosso. Chiedeva dettagli: se le bibite erano fresche, se il nastro era a posto, se c’erano giornalisti e telecamere. E i suoi uomini rispondevano.
Questo il contenuto di una delle tante intercettazioni che, secondo la procura lametina, incastrano Pietro Iannazzo, figlio del vecchio boss don Ciccio di Sambiase ucciso in agguato mafioso 18 anni fa. Lui, 35 anni, che da due giorni è in carcere, si serviva di 11 prestanome.
Da mercoledì sono tutti agli arresti domiciliari per il reato di intestazione fittizia di beni riconducibili al patrimonio di Iannazzo. Che sulla carta risulta soltanto capocantiere di un’impresa edile con un reddito modesto di 20 mila euro all’anno.
In galera è finito anche il suo braccio destro Pierpaolo Muraca, 34 anni.
Ai domiciliari sono ristretti Giuseppe Bilotta, 35 anni, i fratelli Pasqualino e Antonio Renda di 45 e 53 anni, e il figlio Gennaro di 27, Gianluca Cugnetto di 34, Giuseppe Fabio Cristiano 42 anni, Francesco Muraca di 35, Roberto Persico allenatore della Virtus Sambiase, l’imprenditore Raffaele Misuraca, 66 anni, ex coordinatore provinciale di Forza Italia a Catanzaro, e la figlia Caterina, giornalista di 34.
Questi ultimi due imputati, con i tre Renda, sono stati sentiti ieri dal Gip Carlo Fontanazza nell’interrogatorio di garanzia ed hanno negato ogni addebito. Ad assisterli gli avvocati Lucio Canzoniere e Teresa Bilotta del foro lametino.
Le imprese di costruzione finite sott’inchiesta sono Deltavi, Emmedue e Coeme di Lamezia, tre Srl con un capitale sociale complessivo di 500 mila euro circa, che riuscivano ad accaparrarsi appalti non solo nella Piana.
Secondo il procuratore Salvatore Vitello ed il suo sostituto Domenico Galletta le undici persone arrestate sono tutti prestanome di Iannazzo, sorvegliato speciale e indagato per mafia. Da qui il ricorso a persone “pulite”, alcune anche insospettabili. Tutte accuse che ovviamente dovranno essere vagliate dalla magistratura.
«Non vogliamo limitarci a congratularci ancora una volta con il procuratore Vitello, ormai definitivamente assurto ad emblema della lotta alle tante illegalità della nostra città», hanno scritto i responsabili dell’Ala, l’Associazione antiracket lametina presieduta da Armando Caputo.
Che hanno aggiunto: «Questa volta ci piacerebbe che gli operatori economici “sani” della nostra città, che sono ancora la maggioranza, prendessero coscienza, e attivassero di conseguenza i propri atti, del fatto che oggi come mai prima fino ad ora siamo veramente padroni dei nostri destini.
Questa operazione dimostra che non ci sono intoccabili, e che tutti coloro i quali hanno finora convissuto e lucrato con il malaffare, continuando a vestire i panni dell’imprenditore di successo, da oggi hanno più di qualche pensiero che agiterà i loro sonni. Tocca quindi alla parte sana della città fare fino in fondo la propria parte e schierarsi definitivamente e senza alcuna obiezione dalla parte della legalità».
di Vinicio Leonetti
4 commenti
UN SAMBIASINO 25 dicembre 2010 alle 18:33
DOPO 18 ANNI ,APPRENDO QUESTA INFAMITA’,,VERSIONE COSTRUITA E PRIVA DI FONDAMENTI SU IANNAZZO FRANCESCO E IANNAZZO SANTO,I DUE CUGINI SICURAMENTE AFFILIATI IN ATTIVITA ILLECITE,MA LA VERSIONE FORNITA SUL FATTO CHE IL CUGINO NE ABBIA ORGANIZZATO L’ASSASINIO,NON TROVA RISCONTRO,CHI SA SULLA SPARIZIONE DI SANTO IANNAZZO ,DOVREBBE INVIARE UN SEGNALE,ALMENO PER I POVERI GENITORI,CHE ORMAI SONO AD UN PASSO DELLA FINE DEI LORO GIORNI,GRAVAMENTE AMMALATI,FATEGLI RITROVARE I RESTI DEL LORO FIGLIO,TOGLIOTEVI QUESTO PESO CHE VI PORTATE ADDOSSO,SIAMO UOMINI SI PUO SBAGLIARE,CE ANCHE IL PERDONO..
fiuman 23 dicembre 2010 alle 00:30
caro anonimo e a te chi ha scopato la tua moglie. Sei il tipico lametino che gli piace sparlare degli altri mentre tua moglie….. con quale diritto giudichi gli altri mentre tu sei un complessato. Ti piace essere amico dei mafiosi. ”sii te stesso, un uomo libero” sii poco pettegolo e piu uomo.
fiuman 17 dicembre 2010 alle 23:34
Grazie a Dio!
ma che dici che nessuno li ferma’?… ma non fatemi ridere… Toglieteli i soldi e sequestrategli i beni e distribuiteli alla povera gente. Che non arriva a fine mese. Non so che concezione si ha della poverta’… I poveri sono coloro che non hanno. A lamezia C’e ne sono parecchi anzi tanta che ne ha bisogno…. I jannazzo come chiunque altro, sono una bolla di sapone. Caro paesano, leggi e come tanti leggete la storia…
anonimo 17 dicembre 2010 alle 15:37
a LAMEZIA (SAMBIASE) HANNO SEMPRE COMANDATO I IANNAZZO … CICCIO IL PADRE DI PIETRO E’ STATO UCCISO DAI TORCASIO GIAMPà, CON LA COLLABORAZIONE DI SANTO IANNAZZO, IN QUANTO LO STESSO CICCIO GLI AVEVA SCOPATO LA MOGLIE A SANTO … UN BEAUTIFUL LAMETINO. E SUBITO DOPO L’UCCISIONE DI CICCIO, SANTO E’ STATO VITTIMA DELLA LUPARA BIANCA, … CMQ I IANNAZZO SONO LA FAMIGLIA VINCENTE DI SAMBIASE, E INTERCEDONO ANCHE A NICASTRO, NON LI FERMERETE MAI, SONO TROPPO FORTI, I BENI SEQUESTRATI SONO L’UNICA ARMA DPER POTERLI FERMARE …
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