REGGIO CALABRIA – Appalti, tangenti, ma anche un ruolo di "amabasciatrici" per le donne dei clan interessati ai lavori di ammodernamento dell’autostrada A3. È quanto emerge dall’operazione "Cosa mia III" che ha portato in carcere dieci presunti elementi della consorteria mafiosa dei Bruzzise, che opera tra Seminara e Barritteri.
Si tratta della prosecuzione delle omonime attività di polizia giudiziaria, sempre coordinate dalla DDA di Reggio Calabria, sulla maxi tangente ( il 3% sull’ammontare dei lavori) pagata alla ‘ndrangheta per l’ammodernamento del V macrolotto della Salerno – Reggio Calabria, tra lo svincolo di Gioia Tauro e quello di Scilla.
Tangente che poi la cosca Bellocco avrebbe ripartito tra le famiglie che controllano il territorio interessato al tracciato dell’arteria. Una parte di soldi è andata alla cosca Bruzzise. E questa sorta di legittimazione ha provocato la cosiddetta faida di Barritteri, che a partire dal 2004 si è lasciata dietro sei morti ammazzati e due tentati omicidi, che ha visto contrapposti di Bruzzise ai Morgante – Scillitano spalleggiati dai Gallico di Palmi.
Il lavoro della Squadra mobile della questura di Reggio Calabria e dei poliziotti del commissariato di Palmi, anche attraverso intercettazioni in carcere tra detenuti e loro familiari, ha ricostruito l’itinerario, con il punto d’arrivo, della tangente pagata per i lavori dell’A3. Uno degli arrestati dell’operazione della scorsa notte, Rocco Salvatore Gaglioti, che fa il camionista, è stato seguito dalla polizia per alcune decine di chilometri prima di arrestarlo.
L’uomo correva il pericolo di essere ucciso in quanto gli viene addebitato di aver fatto da battistrada ai killer di un episodio della faida, cioè nell’uccisione di Domenico Gaglioti, alias "Micu i l’orbu", avvenuta il 14 dicembre del 2006. L’autotrasportatore, secondo l’accusa avrebbe svolto il compito di ambasciatore tra le varie cosche.
Un ruolo di primo piano, come emerge dall’indagine, è stato svolto dalle donne: Carmela Carbone di 48 anni ( moglie del boss Giuseppe Bruzzise), la quale avrebbe ricoperto il ruolo di "ambasciatrice" ed i suoi colloqui sono stati registrati sia presso il carcere romano di Regina Coeli sia di Sulmona; Vincenza Surace (44) e Fortunata Bruzzise (22), la quali, secondo l’accusa, "hanno palesemente sostenuto l’organizzazione di appartenenza veicolando all’esterno delle carceri ordini e direttive di Carmelo Bruzzise, altro colpito dagli odierni provvedimenti restrittivi.
Entrambe avrebbero svolto il ruolo di "postine". L’operazione della scorsa notte è la prosecuzione dell’indagine "Cosa mia" che, nel maggio di quest’anno, ha fatto registrare l’arresto di una cinquantina di persone. Le persone colpite dal provvedimento restrittivo del gip di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione battezzata "Cosa Mia III" sono Fortunata Bruzzise di 22 anni, Carmela Carbone (49), Francesco Cutrì (53), Vincenza Surace (44), Rocco Salvatore Gaglioti (59), Vincenzo Gioffrè (28).
L’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere a Carmelo Bruzzise (2) detenuto a Sulmona, Vincenzo Bruzzise (49) in atto recluso a Voghera, Antonio Bruzzise (43), in atto rinchiuso nella casa circondariale di Tolmezzo e Carmine Gaglioti (43) ospite del carcere di Viterbo.
Nessun commento
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.