SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) – Ieri è iniziata una nuova battaglia campale dopo la chiusura del Punto nascita dell’ospedale. Tutta la città è in fermento. Sino a tarda sera, ieri un sit-in di un centinaio di persone nel piazzale del nosocomio non annunciava nulla di pacifico: «Se domani non arrivassero segnali positivi, giovedì si ritorna allo sciopero e questa volta occuperemo anche la superstrada Crotone-Cosenza». Insomma, la cittadina silana è sul sentiero della protesta.
Quella massiccia, perché qui nessuno ha metabolizzato la chiusura del Punto nascita. E se davanti l’ospedale il vento della protesta iniziava a soffiare, i sindacati e le associazioni stamani saranno ricevuti dal commissario dell’Asp De Rose e dal prefetto Cannizzaro.
Si cerca una soluzione che s’annuncia molto ardua. Dall’altra parte della città, nell’ex Ipsia attuale sede del Municipio (il Palazzo è in ristrutturazione) il sindaco Barile, con tutto l’esecutivo ha convocato sindacati, associazioni e cronisti.
Barile è impetuoso: «Le colpe sin qui sono di chi ha amministrato! Nella sala parto c’è amianto. Stamani (ieri per chi legge, ndc) ho incontrato il commissario De Rose e mi ha dato assicurazione che qui rimarranno quattro ginecologi, il Punto nascita avrebbe chiuso il 31. Do assicurazione che il clima è favorevole sia all’Asp di Cosenza sia alla Regione Calabria.
I numeri sono contro di noi, ed io m’impegnerò affinché l’ospedale non subisca alcun depauperamento. Noi lavoriamo in questa direzione e anziché protestare, perché non serve, riempiamo il nosocomio di contenuti che daranno frutti certi. Dall’altra parte strumentalizzano, ma non ho paura dei consensi perché quelli arriveranno, quando la gente capirà che noi siamo dalla parte giusta!».
Un’arringa, quella di Barile, a cui hanno risposto il capogruppo del Pd Antonio Candalise e il segretario della Cisl Giovanni Bitonti. Per Candalise «si rafforza la preoccupazione, ma anche il sospetto e non condivido Barile. Chiudere il Punto nascita per ragioni igienico-strutturali è stato un trucco. Un’ escamotage! Perché solo San Giovanni e non altri. Non Acri, laddove quel sindaco prima ha adottato il silenzio e poi con un manifesto murale ha dato certezze sulla vita di quel nosocomio».
Per Candalise, in definitiva, «Barile è rassegnato. Proprio lui che ha guidato tante proteste».
Bitonti, da esperto e preparato sindacalista, ha fatto parlare i dati: «Qui ci sono stati due decreti: il primo che annunciava la chiusura di cinque Punti nascita programmata per il 31 gennaio; il secondo: entro marzo 2012 i quattro ospedali di montagna (Acri, San Giovanni, Soveria Mannelli e Serra San Bruno) “transiteranno” dallo status attuale di generali a presidi di montagna. Ciò comporterà quasi la chiusura del nostro ospedale. Per questo insisto, è un trucco chiudere solo il nostro Punto nascita. Barile ci dia certezza se lo può fare che revochiamo anche l’incontro col Prefetto!».
di Mario Morrone
1 commento
gigi 20 gennaio 2011 alle 08:46
la gente ha ragione non possiamo tornare indietro nel tempo come non è giusto che venga chiuso il reparto oncologia nell’ospedale di crotone ma se ne vada a casa questa gentaglia
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