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In aula per Dodò una sfilata di testi eccellenti

CROTONE – I registi del programma televisivo "Un giorno in pretura" che va in onda su Rai Tre hanno chiesto di piazzare le loro telecamere nell’aula bunker di Siano, dove lunedì i giudici della Corte d’assise di Catanzaro hanno dato il via al processo per l’omicidio del piccolo Domenico Gabriele, il bambino di undici anni rimasto gravemente ferito alla testa da alcuni colpi di fucile il 25 giugno del 2009 mentre giocava a pallone su un campetto di periferia e che, dopo un’agonia di tre mesi, morì all’ospedale di Catanzaro senza aver mai ripreso conoscenza.

Un agguato in cui venne uccisa anche la vittima predesignata, il pregiudicato Gabriele Marrazzo, e ferite altre dieci persone. Sulla richiesta di seguire il processo avanzata da Rai Tre, a fronte dell’opposizione di alcuni difensori, i giudici si sono riservata la decisione.

Del terribile fatto di sangue dovranno rispondere Francesco Tornicchio, ritenuto il capo dell’omonimo clan, il fratello Andrea Tornicchio e Vincenzo Dattolo che i magistrati della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Salvatore Curcio, hanno individuato come i presunti organizzatori ed esecutori della carneficina.

Ai tre giovani la pubblica accusa contesta il delitto di strage, il reato più grave previsto dal codice penale. Francesco Tornicchio sarà difeso dagli avvocati Aldo Truncè e Fabrizio Salviati; Andrea Tornicchio dagli avvocati Francesco Laratta e Aldo Truncè; Dattolo dall’avvocato Piero Chiodo.

Nello stesso processo la Corte d’assise dovrà comunque occuparsi di un altro eclatante fatto di sangue: l’omicidio di Michele Masucci, avvenuto il 29 novembre del 2007 a Strongoli all’interno del perimetro della centrale a biomasse. Ne risponde Donatello Le Rose (difeso dall’avvocato Pietro Pitari), dopo che il presunto complice Mario Giuseppe Fazio è stato condannato pochi giorni fa all’ergastolo dal giudice dell’udienza preliminare nel processo con rito abbreviato.

Per la "strage del campetto" sono numerose le parti civili: i familiari del piccolo Dodò (difesi dagli avvocati Giuseppe Napoli, Francesco Verri e Caterina Trocino), i congiunti di Gabriele Marrazzo (difesi dagli avvocati Mario Saporito e Bruno Iannice), i familiari delle altre persone ferite (difesi fra gli altri dall’avvocato Giuseppe Barbuto); e poi gli enti locali: la Provincia (rappresentata dall’avvocato Annapaola De Masi), il Comune di Crotone e la Regione Calabria (rappresentati dall’avvocato Pasquale Carolei).

La fase dell’ammissione dei mezzi di prova ha riservato qualche sorpresa: i genitori e gli altri familiari del bambino, tramite i loro avvocati, hanno chiesto e ottenuto di sentire in aula come testimoni "per provare la condizione di speciale prostrazione provocata ai prossimi congiunti dalla tragica morte del piccolo Domenico", i suoi insegnanti, il parroco e tutti coloro i quali hanno vissuto il dramma della scomparsa.

Ma in aula compariranno anche il sindaco di Crotone Peppino Vallone, l’ex prefetto Luigi Varratta, il presidente dell’associazione ‘Libera’ don Luigi Ciotti, per riferire dello "stato di turbamento provocato dai fatti nella collettività nel territorio del comune di Crotone".

L’avvocato Napoli ha inoltre prodotto gli attestati che mostrano i meriti scolastici di Dodò e il premio ricevuto dal Rotary come miglior alunno della sua scuola. Dal canto suo il pm Salvatore Curcio ha chiesto l’inversione dei mezzi di prova, ritenendo necessario l’esame dell’imputato Francesco Tornicchio, accusato di essere il mandante dell’agguato di Margherita, prima ancora di ascoltare i testimoni.

(d.p.)

da ilcrotonese.it

1 commento

  1. Carlo 2 febbraio 2011 alle 19:49

    Bravo pm metteteglia nel c*** a questi bastardi e buttate la chiave nel cesso

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