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Permettere il doppio incarico ai consiglieri regionali è profondamente sbagliato e c’è chi li considera discriminati

Seguire il filo dei commenti alla norma che permette i doppi incarichi ai consiglieri regionali calabresi, è quasi una perdita di tempo perché ti domandi se vale la pena o no consumare energia per un atto della politica locale che si occupa di se stessa invece di andare alla ricerca spasmodica di rimedi seri per risollevare le sorti di questa sciagurata Regione. Negli ultimi giorni del 2010 il Consiglio Regionale ha abolito l’incompatibilità della funzione di Consigliere Regionale con quella di Presidente di Provincia, di Sindaco o assessore provinciale o comunale; sicché sarà possibile assumere doppi incarichi con il risultato pratico ed evidente che chi sarà eletto in questa situazione dovrà dividere il tempo fra le due funzioni.

Anna Laura Orrico dell’Associazione Io resto in Calabria, ha commentato che si tratta di un esercizio "Feudale"della politica; e come dargli torto?

Poi mi torna in mente l’appassionato Benigni che durante una recente trasmissione condotta da Roberto Saviano cantava a squarciagola: "E’ tutto mio!" riferito smaccatamente al Presidente del Consiglio Berlusconi, ma che calza benissimo alla situazione politica Calabrese di oggi.

Nella mia visione, con il filtro politico Radicale, da Radicale sono contrario ai doppi incarichi perché giusto per elencare alcuni SVANTAGGI: occupazione delle poltrone da parte dei soliti noti, proliferazione degli staff per gestire l’incarico, la delicatezza e la complessità delle funzioni che richiedono studio e applicazione approfondita, non mi viene in mente neanche un solo vantaggio.

Tanto è vero che Francesco Talarico, Presidente del Consiglio regionale, non credo con molta convinzione, nel difendere il provvedimento ha parlato dello stimolo verso la cancellazione del divieto dei doppi incarichi, esercitato dalla necessità di eliminare una sorta di discriminazione fra chi esercita il mandato di Deputato che lui sì, può fare il Sindaco, diversamente dal "povero" Consigliere Regionale che in questa situazione è -testuale definizione- "Discriminato".

Mi sono sforzato d’immaginare il Consigliere Regionale discriminato perché non può svolgere il doppio incarico, ma nonostante lo sforzo non ci sono riuscito, poi mi sono ricordato che ho la convinzione che tutti i doppi incarichi debbano essere dichiarati incompatibili e allora il senso di estraneità a certa politica mi ha fatto affermare: "Ma siamo seri"!

E quando il Presidente della Giunta Giuseppe Scopelliti ha dichiarato che lui non era d’accordo con questo provvedimento e quindi al momento del voto si è allontanato dall’aula, che spera che il Governo centrale impugni la norma davanti alla Corte Costituzionale e che questa la bocci, ma allo stesso tempo ha lasciato -anche in questo caso testuali parole- "Libertà di coscienza" al momento del voto, francamente ho sentito la misura colma.

Vorrei dire al Presidente Scopelliti che concettualmente affermare di aver lasciato "Libertà di coscienza" fa emergere prepotentemente il sintomo di quella politica definita "Feudale" e che quando non appartiene direttamente al "Re", è appannaggio esclusivo della sua Corte; non vale la pena neanche di commentare, per mero rispetto della libertà di coscienza proprio dei Consiglieri Regionali.

Ma forse il Presidente della Giunta Regionale si riferiva alla disciplina di partito nell’aula consiliare; allora è evidente anche l’errore politico che non può essere sanato neanche dal bizzarro auspicio che altri (il Governo, impugnando la norma davanti alla Corte Costituzionale) vi ponga rimedio, come se la faccenda lo riguardasse da lontano o come chi, passando per caso da un posto, maldestramente inciampa e rischiando di rovinare per terra impreca, pensando solo di essere passato nel posto sbagliato.

Tutte queste riflessioni mi hanno indotto a dare l’adesione al costituente comitato promotore per chiedere un referendum abrogativo di questa norma che permette ai consiglieri regionali i doppi incarichi.

Per giungere al referendum è necessario raccogliere almeno 60.000 firme ed è un’iniziativa difficile, anche se già un nutrito gruppo di Partiti e Associazioni, con orientamento politico trasversale, ha annunciato l’adesione.

I Radicali faranno in Calabria la loro parte e parteciperemo alla raccolta delle firme che probabilmente prenderà il via nel prossimo mese di marzo, ma desideriamo attivare anche gli altri strumenti di partecipazione per chiedere il referendum abrogativo previsti dallo statuto della Regione Calabria, come le delibere dei Comuni e dei Consigli Provinciali; perché è necessario esercitare una forte pressione politica sui Deputati Regionali.

Portare al voto il corpo elettorale per abrogare questa norma tutta partitocratica è cosa giusta e condivisibile, ma pensando allo stesso tempo ai costi di un referendum e alla posta in gioco, confidiamo veramente nella ragionevolezza di un Consiglio Regionale che incontrerebbe tutto il nostro rispetto se avesse l’umiltà di tornare sui propri passi, riconoscendo l’errore e abrogando in soli cinque minuti d’aula questa Legge sbagliata.

Marco Marchese

Comitato nazionale di Radicali italiani

Dirigente di Calabria Radicale

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