LAMEZIA TERME – Sarebbero state le complicazioni dopo l’operazione alle tonsille a far morire la piccola Sara. Ma le prime indiscrezioni sull’autopsia di ieri pomeriggio dovranno ancora trovare conferma nella relazione scritta dei due periti nominati dalla procura. Sul piano giudiziario si prospetta un intreccio di responsi e controperizie mediche, ma nessuno potrà restituire Sara alla vita nè dare serenità ad una famiglia decimata.
Difficilmente mamma Isabella Notaro potrà dimenticare la lenta agonia della sua bambina che vomitava sangue in continuazione. Così come non riuscirà mai a scordare la morte di suo marito Francesco Michienzi che sette anni fa andò più volte all’ospedale di Vibo per un male al petto e alla pancia ed i medici gli dissero che non era nulla di preoccupante. Morì d’infarto.
Allora non ci fu autopsia. Questa volta però la madre e la moglie distrutta dal dolore va alla polizia a denunciare. Assistita dall’avvocato Gianni Lacaria del foro lametino ha fatto sapere che questa volta vuole che sia fatta chiarezza. A cominciare dall’autopsia per accertare perchè è morta la sua bambina.
L’ospedale. A Lamezia si chiama “Giovanni Paolo II” ma di santità ne ha poca. Sara arriva sabato 19 febbraio accompagnata dalla mamma. Erano partite da Montesoro, piccola frazione di Filadelfia, accompagnate da parenti. Quelle tonsille erano troppo fastidiose, bisognava toglierle come accade per milioni di bambini sul pianeta.
L’operazione viene effettuata. Dopo quattro giorni, mercoledì 23, la piccola viene dimessa. Ma ha problemi. Sabato scorso intorno alle 19.30 la piccola non riesce a deglutire, soffoca, diventa cianotica. Mamma Isabella la prende fra le braccia e si fa accompagnare in macchina al pronto soccorso dell’ospedale lametino. Ma Sara non respira più. Niente da fare. Scoppia il caso.
Il tribunale. La denuncia dalla polizia rimbalza alla procura della Repubblica. Di turno c’è Maria Alessandra Ruberto che nomina immediatamente due periti, il medico legale Massimiliano Cardamone e Domenico Destito otorinolaringoiatra. Ad assistere anche gli esperti della parte civile Pietro Tarzia e Francesco Asprea. È solo il primo passo di una lunga sequela di perizie e controperizie che saranno determinanti se si dovesse finire davanti ad un tribunale giudicante.
Ieri circolava voce che la bimba avesse dei problemi di cuore. Ma l’equazione col suo papà morto d’infarto ha retto solo poche ore. Nessun problema cardiaco. Le complicazioni invece hanno riguardato la gola, dov’era stata operata, e da un’emorragia.
Il primario otorino Raffaele Grasso è nel registro degli indagati, insieme ad altri quattro suoi colleghi del nosocomio lametino. Su di loro saranno concentrate le attenzioni della procura lametina ma anche quelle degli ispettori che probabilmente manderà il ministro della Sanità Ferruccio Fazio, dei carabinieri dei Nas inviati dal presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale Ignazio Marino, chirurgo di fama.
Anche Leoluca Orlando, che guida la commissione parlamentare sulla malasanità ha chiesto una relazione al commissario straordinario Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria.
Cinque medici, quattro inchieste e l’ennesimo caso di morte sospetta in Calabria, una delle regioni dove gli ospedali fanno più morti.
Il parlamento. «La commissione che presiedo», ha dichiarato ieri l’onorevole Orlando, «attende dalla Regione una relazione contenente ogni elemento utile per accertare l’esistenza di responsabilità personali o di anomali e funzionali e organizzative nonchè eventuali provvedimenti sanzionatori e cautelari adottati».
Anche l’onorevole Marino è sulla stessa lunghezza d’onda: «Un intervento alle tonsille non può causare una tragedia simile. Sono davvero costernato e penso si tratti di una vicenda inaccettabile che dev’essere chiarita al più presto, in modo da individuare eventuali responsabilità umane e strutturali». Aggiungendo: «I risultati che i Nas raccoglieranno saranno presentati al prossimo ufficio di presidenza. Le responsabilità personali dovranno essere accertate dalla procura, ma è necessario comprendere se i protocolli sono stati rispettati e svolte le necessarie verifiche».
Per il commissario alla Sanità Scopelliti «bisogna capire dove sia stato il problema perchè, mi dice il dirigente dell’Asp catanzarese Gerardo Mancuso, è difficile che una bambina possa perdere due litri di sangue nel trasporto in ospedale a causa dell’emorragia. C’era il caso del papà morto per un problema cardiaco, aspettiamo di avere i risultati dell’autopsia per pronunciarci».
Ancora il governatore calabrese: «La bambina ha fatto quest’operazione, è tornata a casa regolarmente e per le visite di controllo successive. Per quello che mi dice il commissario dell’Asp tutto era andato bene. Hanno fatto gli accertamenti necessari e il decorso proseguiva regolarmente. Dopo qualche giorno invece hanno chiamato, segnalando un’emorragia dov’era stata operata».
La guardia medica. Da quattro anni, con la cancellazione della vecchia Asl lametina, il “Giovanni Paolo II” si sta riducendo progressivamente ad una specie di grande guardia medica. Qualche mese fa otto primari hanno abbandonato il campo pensionandosi in anticipo. I ricoveri diminuiscono e in circa sei anni i posti letto sono passati da oltre 600 a poco più di 200. Una situazione che preoccupa non solo il personale sanitario, ma un intero bacino d’utenza di circa 140 mila persone sempre più indirizzate verso i grandi ospedali di Catanzaro.
di Vinicio Leonetti
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