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Nuovi contratti a scuola, il piatto piange – Al massimo ottanta assunzioni a tempo indeterminato per i docenti, una cinquantina per il personale Ata. È l’effetto dei tagli della legge 133 – La previsione nazionale è di trentamila posti e in Calabria gli insegnanti in meno saranno più di mille

COSENZA – Quando si parla di scuola quasi non si pensa più alla crescita degli alunni, al lavoro quotidiano di chi insegna e gestisce. No. Si pensa piuttosto alle cifre che raccontano freddamente la costante riduzione di posti previsti dalla legge 133. Entro il 2012 ci dovrà essere una riduzione di 132.000 posti, il che significa cronica carenza di incarichi annuali e supplenze brevi. Spazi risicati, naturalmente, anche per le immissioni in ruolo.

Nell’ultima informativa il Miur non ha escluso la possibilità di nuovi contratti, si parla di trentamila posti in tutta Italia con un esubero di circa ottomila unità. La scorsa estate le immissioni in ruolo erano state 94 per il personale docente e 66 per il personale Ata.

Quest’anno la previsione è al ribasso, un’ottantina di posti al massimo per i docenti e tra cinquanta e sessanta per gli Ata. Tutti questi numeri devono, comunque, essere calibrati con i tagli previsti dalla legge 133: la riduzione di 132.000 posti è così spalmata: 87.400 per gli insegnanti e 44.500 per il personale Ata.

Questo è il dato generale, per quest’anno da fonti sindacali si viene a sapere che il ministero è intenzionato a raggiungere gli obiettivi di riduzione degli organici previsti dalla legge 133, che tradotto significherà il taglio di quasi 20.000 posti di personale docente e di circa 15.000 posti di personale Ata.

In Calabria i posti di personale docente in meno saranno 1.093, di cui 62 l’Infanzia, 377 nella Primaria, 131 nella Medie, 523 nella scuola superiore. E poi bisogna calcolare i pensionamenti. Il cambio dei parametri per l’età pensionabile, la prospettiva di dover allungare gli anni di servizio per rastrellare uno scatto in più, sono tra i fattori che hanno fatto aumentare le richieste per andar via prima possibile.

I primi dati non ufficiali parlano di qualcosa come novecento domande che dovrebbero essere distribuite in questo modo: poco meno di duecento arrivano dal personale Ata, un altro centinaio dalla scuola Materna, si parla poi di 228 richieste dagli insegnanti delle Elementari, cinque dagli educatori, oltre 180 dalle Superiori, poco meno di 160 dalle Medie.

A questi bisogna aggiungere 25 dirigenti scolastici che chiedono di andare in pensione. Certo non siamo al boom di due anni fa, quando le domande furono 1.087, e la maggior parte erano pensionamenti volontari, ma rispetto all’anno scorso c’è un aumento di richieste.

Inutile sottolineare che il ministero dell’Istruzione è rimasto spiazzato, il numero di domande è troppo alto rispetto alle previsioni, tanto che rispetto ai tagli previsti dalla legge 133, le pensioni in tutta Italia sono qualcosa come settemila di più.

I posti di lavoro dipendono anche dal numero delle iscrizioni. Nuove classi significano posti di lavoro, attivazione dei nuovi corsi e copertura delle cattedre. Nel giro di quattro anni scolastici, dal 2006/2007 al 2009/2010, il calo complessivo è di 6.529 alunni tra scuola dell’infanzia e scuola superiore.

di Luigi Carbone

da gazzettadelsud.it

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