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Nuovo calcolo di pena: libero Grande Aracri

CUTRO (KR) – Fine pena. E’ tornato in libertà Nicolino Grande Aracri, riconosciuto come il capo dell’omonima cosca di Cutro da una sentenza ormai passata in giudicato: quella emessa nell’ambito del processo ‘Scacco Matto’ con la quale gli sono stati inflitti 17 anni di reclusione per associazione mafiosa e tentato omicidio. Per Grande Aracri le porte del carcere di Catanzaro si sono spalancate nella giornata di martedì 5 aprile grazie ad un provvedimento della Procura generale della corte d’appello di Catanzaro che ha accolto un’istanza dell’avvocato Gianni Russano, difensore di Grande Aracri insieme all’avvocato Salvatore Staiano.

La sua meticolosa ricognizione delle vicende giudiziarie e dei relativi periodi di pena sofferti dal boss cutrese ha indotto la Procura generale a ricalcolare gli anni di detenzione che Grande Aracri avrebbe dovuto scontare.

L’avvocato Russano, in particolare, ha fatto valere il principio di fungibilità delle pene, sostenendo che i periodi trascorsi in cella per reati dai quali l’uomo è stato successivamente assolto devono essere detratti dal computo della carcerazione; che si accorcia ulteriormente tenendo conto del cumulo delle pene concorrenti che era già stato riconosciuto nel marzo scorso dalla Procura generale e, soprattutto, dei 765 giorni di detenzione condonati a Grande Aracri per benefici vari. In proposito l’avvocato Russano osserva che "la carcerazione preventiva, specie se sfocia in un processo ingiusto, non può riverberare effetti nefandi sulla libertà della persona".

Nicolino Grande Aracri era detenuto dal dicembre 2000 quando venne arrestato su richiesta del sostituto procuratore della Dda Pierpaolo Bruni che ha firmato l’indagine ‘Scacco Matto’, divenuta ormai una pietra miliare per comprendere la storia delle organizzazioni criminali del crotonese.

In quelle pagine si racconta dell’inarrestabile ascesa di Nicolino Grande Aracri la cui figura criminale – affermano gli inquirenti – "ha assunto contorni di assoluta rilevanza nelle complesse strutture organizzative delle famiglie mafiose calabresi".

Nei primi anni ’90 Nicolino Grande Aracri viene ritenuto come appartenente al clan che domina a Cutro e che ha interessi anche in Emilia, capeggiato da Antonio Dragone. Ma quando numerosi esponenti della cosca finiscono in carcere è Grande Aracri ad "assumere il controllo delle diverse attività criminali sul territorio. Più in particolare, nel corso degli anni, il Grande Aracri è riuscito a crearsi uno spazio autonomo nella gestione di attività illecite nella provincia crotonese ed a riguadagnare alla cosca il controllo dei traffici di sostanze stupefacenti in Emilia, elettivo terreno di interesse della consorteria, acquisendo così benemerenze tali da consentirgli di insidiare il ruolo egemone del Dragone Antonio".

La sua ‘scalata al vertice’ riceve un ulteriore impulso quando nel 1995 varie vicissitudini giudiziarie colpiscono i capi di quasi tutte le cosche operanti nel crotonese per cui Nicolino Grande Aracri assume "un ruolo di rappresentanza e garanzia degli interessi criminali dell’intera zona".

A questo punto i tempi sono maturi perché Grande Aracri prenda il posto che fu di Antonio Dragone con il quale i rapporti si deteriorano definitivamente allorquando nell’agosto del 1999 viene ucciso il figlio del vecchio boss, Raffaele Dragone. Quando poi nel 2004 lo stesso Totò Dragone viene assassinato non ci sono più ostacoli alla sua ascesa.

In quel periodo Nicolino Grande Aracri sta già scontando la condanna a 17 anni di reclusione, quattro dei quali li ha trascorsi al regime del carcere duro previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario…

di (d.p.)

da ilcrotonese.it

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