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Decessi per l’amianto: otto a giudizio – La decisione del gup De Luca sul procedimento scaturito da un’inchiesta della Procura sulle morti per tumore di ex operai della Montedison – Il dott. Raffaele Mazzotta soddisfatto: «L’impianto accusatorio ha retto il vaglio di un giudice terzo»

CROTONE – «L’impianto accusatorio ha retto alla grandissima». Ha usato di proposito il superlativo il procuratore della Repubblica Raffaele Mazzotta per manifestare a caldo la sua soddisfazione per la decisione del gup Paolo De Luca che s’è pronunciato ieri sull’inchiesta condotta dalla Procura su presunti collegamenti tra alcuni decessi per tumore al polmone avvenuti tra il ’99 e il 2006 in città e l’amianto utilizzato alla Montecatini-Edison.

La pubblica accusa rappresentata ieri dal procuratore Mazzotta e dalla sua sostituta Gabriella De Lucia, contesta ad otto persone tra ex manager ed ex responsabili dello stabilimento chimico, la responsabilità colposa per la morte per mesotelioma pleurico, di ex operai della Montecatini o di stretti congiunti di quei lavoratori che hanno prestato la loro opera nel reparto “forno fosforo” della Montedison e delle società che via via hanno gestito, gli impianti che producevano fertilizzanti e detergenti (Audiset, Enimont Augusta, Enichem, Fosfotec). Ed otto persone sono state rinviate a giudizio davanti al Tribunale in sede monocratica per i reati di omicidio colposo e disastro colposo plurimo.

Dovranno comparire davanti al giudice il prossimo 19 ottobre: Maurizio Aguggia (76 anni) direttore dello stabilimento Montecatini Edison dal 1974 al 1978; Gian Carlo Savorelli (79 anni) direttore dell’impianto Ausidet dal 1978 al 1985; Giuseppe Agliata (77 anni) direttore Ausidet dal 1985 al 1988; Luigi Ferretti (67 anni) direttore dello stabilmento Ausidet e poi Enimont dal 1988 al 1992; Dario Capozzi (77 anni) direttore della Fosfotec dal 1992 al 1994; Giulio Verri (70 anni) responsabile della sicurezza dal 1980 al 1988 e poi responsabile del laboratorio controllo e qualità dal 1988 al 1993; Alfonso Pezziniti (72 anni) capo reparto “Forno fosforo” e poi dell’intero ciclo produttivo fosforo dal 1964 e responsabile di protezione ambientale e di sicurezza dal 1988 al 1985; Ottorino Sapere (59 anni) consulente esterno dal 1988 e poi sanitario responsabile dell’Ausidet dal 1985 al 1997.

La Procura citava i casi di sette persone morte per tumore ai polmoni: cinque ex lavoratori e le mogli di altri due operai, venute a contatto con la fibretta di amianto utilizzata nel “forno fosforo” attraverso gli indumenti di lavoro dei mariti.

Ma per quel che riguarda i singoli decessi il gup ha diversificato le responsabilità. Il giudice De Luca ha così deciso di prosciogliere tutti gli imputati dall’accusa di omicidio colposo relativamente al decesso di Maria Galardi, moglie di un ex operaio Montedison. Nel periodo in cui il marito della donna lavorava in fabbrica nessuno degli imputati ricopriva incarichi di responsabilità nello stabilimento.

Un ragionamento questo ultimo seguito dal gup anche per decidere i proscioglimenti o il rinvio a giudizio dei singoli imputati relativamente agli altri decessi oggetto del processo. Il gup ha così prosciolto tutti gli imputati, escluso Aguggia dall’accusa di omicidio colposo relativamente al decesso di Giuseppe Benevento.

Così come ha prosciolto tutti gli accusati esclusi Aguggia e Savorelli, per la contestata responsabilità nel decesso di Mariantonia Macrì moglie di un ex operaio. Non luogo a procedere per tutti ed otto infine per quel che riguarda la morte per tumore di Francesco Macrì, perchè s’è accertato che quest’ultimo, dipendente di una ditta dell’indotto, non aveva mai lavorato nella Montecatini ma in Pertusola.

In altre parole Aguggia (difeso dagli avvocati Nadia Alecce e Gaetano Centonze), davanti al giudice dovrà rispondere oltre che di disatro colposo di omicidio colposo per i decessi di Giuseppe Benevento, Mariantonia Macrì, Francesco Lentini, Tommaso Quaranta e Giuliano Ussia; Savorelli invece, (avvocati Nuccio Barbuto e Marco De Luca), sarà chiamato a rispondere della responsabilità colposa nella morte di Mariantonia Macrì, Lentini, Quaranta e Ussia.

A loro volta, Agliata (avv. Tullio Padovani e Francesco Centonze); Ferretti (avv. Mario Brusi); Capozzi (avv. Brusi); Verri (avv. Vincenzo Cardona); Pezziniti (avv. Sergio Spagnolo) e Sapere (avv. Francesco Verri), sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo riguardo ai decessi di Lentini, Quaranta e Ussia.

«È una decisione che condiviso in pieno», ha osservato il procuratore Mazzotta a commento della sentenza del gup De Luca. Mazzotta ha seguito passo dopo passo l’inchiesta condotta dagli ispettori di Pg del Nucleo investigativo sanità ed ambiente (Nisa). Ed il “capo” della Procura a udienza preliminare conclusa ha tenuto a sottolineare soprattutto due aspetti che egli ritiene molto importanti: «C’è la pronuncia di un giudice terzo, che afferma il principio che tra l’inalazione delle fibrette d’amianto utilizzate nella Montedison e i decessi per mesiotelioma pleurico, c’è più di un semplice un collegamento: l’inalazione delle fibre d’amianto è causa eziologica dei decessi per tumore ai polmoni».

«Inoltre – ha aggiunto il dott. Mazzotta – il rinvio a giudizio degli imputati per il reato di disastro colposo, conferma la tesi sostenuta della Procura. Questo ultimo non è un reato prescritto come hanno sostenuto le difese, ma essendo purtroppo la patologia del mesotelioma pleurico definita dalla scienza una patologia a lunga latenza, il reato che noi contestiamo è in “progress”, perchè l’utilizzo della fibra d’amianto continua a produrre conseguenze anche a distanza di anni dal suo utilizzo».

Davanti al gup e parti civili (i familiari dei deceduti, le associazioni “Fabbrikando l’avvenire” e “Legambiente) sono state rappresentate dagli avvocati Giovanni Iannone, Attilio e Graziella Scola, Egidio Caruso, Carmine Barbuto e Rodolfo Ambrosio.

di Luigi Abbramo

da gazzettadelsud.it

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