CATANZARO – Un’apprezzata lezione sul reperimento e lo sfruttamento, per così dire, delle prove raccolte in un luogo nel quale è stata da poco compiuta un’azione delittuosa. A tenerla è stato il pubblico ministero Gerardo Dominijanni, già sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, che ieri nella sala conferenze del seminario San Pio X ha delucidato gli avvocati iscritti al Consiglio dell’Ordine del capoluogo – nell’ambito dei corsi indetti dal presidente Giuseppe Iannello per la formazione professionale – sull’attività investigativa effettuata nell’immediatezza di un grave reato.
A introdurre il magistrato la consigliera dell’Ordine Teresa Matacera, la quale ha fatto le veci del prof. Iannello che ha presenziato ai funerali dello sfortunato collega Alfredo Cosentino.
Telegrafica la Matacera, la quale nel cedere la parola al dott. Dominjanni ha sostenuto: «L’invadenza dei media è eccessiva, oltre che illecita in alcuni delicati casi di cronaca nera. Il ruolo della stampa è sempre più spropositato, integrando spesso la violazione del segreto istruttorio. Aspetto su cui devono anche vigilare figure professionali quali quella del nostro qualificatissimo relatore».
Lo stesso pm ha esordito così: «L’attività compiuta dall’autorità giudiziaria è fondamentale in talune fattispecie di reato, ma è analogamente essenziale che non venga invalidata dalla negligenza di quanti devono operare in quei concitati momenti. Ho maturato un’esperienza pluriennale nel circondario catanzarese come componente della Dda, durante cui ho capito che si ricavano buone piste di indagine nelle prime 48, al massimo 96, ore dal verificarsi del fatto. Se viceversa entro pochi giorni non si ottengono tracce rilevanti, la faccenda si complica parecchio. A meno che non intervengano nuovi fattori come le propalazioni di un collaboratore, o testimone, di giustizia il quale col passare del tempo decida di rendere delle dichiarazioni».
Addentrandosi più nello specifico della sua analisi il magistrato ha chiarito: «La delimitazione del perimetro per evitare l’inquinamento delle fonti di prova dovrebbe essere un fatto scontato. Nel 99% degli episodi, però, non si provvede a delimitare ad esempio il perimetro di un efferato assassinio, che viene contaminato con la perdita di utilissimi elementi. Quella della conservazione dei luoghi, aperti o chiusi, è una regola che viene sovente colpevolmente disattesa.
Ne ho purtroppo avuto contezza in via diretta – ha proseguito – in occasione di un gravissimo fatto di sangue accaduto a Lamezia Terme nel 2006. Mi addentro nella vicenda perché l’iter processuale è giunto al termine con un pronunciamento del collegio giudicante.
Circa 5 anni fa, era il Sabato Santo, ricevetti la telefonata di un ufficiale di polizia giudiziaria che mi informava dell’eliminazione del boss lametino Nino Torcasio. Il capoclan era stato ammazzato a colpi d’arma da fuoco in casa propria. Un’abitazione protetta da un sistema di sicurezza video e da una serie di cancelli e porte blindate. Dati dai quali si evinceva che la vittima conoscesse il, o i, responsabile dell’agguato a cui aveva consentito l’accesso, non immaginandone gli intenti.
Sensazione avvalorata dal fatto che tra i tanti cestini pasquali rinvenuti nell’abitazione ve ne era uno solo sul tavolo. Segno che era stato verosimilmente appena ricevuto e poggiato lì per comodità. Un apparente dono per l’imminente Pasqua che in realtà era una sorta di pacco bomba sufficiente a far saltare in aria l’intero edificio, del quale ci accorgemmo scorgendo dei fili elettrici sotto il chellophane.
Purtroppo, però, malgrado fu agevolmente dimostrato in Tribunale che il chilo di esplosivo al plastico avrebbe dato luogo a una carneficina, non fu possibile incriminare i killer per strage in virtù di un banale vizio procedurale.
Giova rammentare in generale che la campionatura va eseguita in base alle disposizioni del Codice di procedura penale, mediante avviso al difensore dell’indagato che ha diritto di presenziarvi prima della distruzione del reperto. Nonostante ciò le normative vigenti apprestano molti strumenti per sanare le operazioni viziate. Il legislatore ha avuto la tendenza, in particolare per quel che riguarda gli atti di accertamento urgenti, a non disperdere prezioso materiale investigativo».
di Danilo Colacino
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