CROTONE – Ergastolo per due dei tre imputati per l’omicidio di Gianfranco Gallo; assoluzione invece per le sei persone accusate dell’omicidio di Dino Covelli. Così hanno deciso ieri sera i giudici della Corte d’Assise di Catanzaro che con la sentenza hanno chiuso il primo grado del processo relativo ai due agguati di ‘ndrangheta nei quali vennero uccisi undici anni fa in città Gallo e Covelli.
Un procedimento quello conclusosi ieri con i due ergastoli e le sei assoluzioni scaturito dall’operazione antimafia della Polizia di Stato denominata “Eracles” messa a segno in città nella primavera del 2008.
La sentenza emessa nel pomeriggio di ieri dopo otto circa di camera di camera di consiglio dalla Corte d’Assise di Catanzaro presieduta da Giuseppe Neri (Domenico Commodaro a latere), non lascia dubbi sul ragionamento dei giudici che hanno riconosciuto fondate le tesi dell’accusa solo per quel che riguarda l’omicidio di Gallo.
Gianfranco Gallo venne assassinato il 19 maggio del 2000 a Capolonna. Secondo la tesi della pubblica accusa rappresentata in Corte Assise dal sostituto procuratore della Dda Salvatore Curcio, il giovane venne ucciso perchè sua attività di spaccio avrebbe dato fastidio ai Macrì del Gesù.
Una ipotesi che ha retto al vaglio dei giudici che hanno inflitto la condanna all’ergastolo ad Antonio Macrì (42 anni) e Salvatore Macrì (39 anni). Era accusato di concorso in quell’omicidio anche Antonio Comberiati (44 anni). Ma quest’ultimo è stato assolto dall’accusa di omicidio ed è stato condannato a tre anni di reclusione per il solo reato di favoreggiamento.
Per questa parte del processo la Corte ha accolto in toto le richieste di condanna formulate dalla pubblica accusa che contesta la corresponsabilita nel delitto ad Antonio e Salvatore Macrì, indicati rispettivamente come l’ideatore e l’esecutore di quell’agguato.
Tant’è che aveva chiesto (ed ha ottenuto), la condanna all’ergastolo per i due Macrì che sono stati difesi dagli avvocati Salvatore Staiano e Pino Napoli. Lo stesso pubblico ministero aveva proposto l’assoluzione per Antonio Comberiati (difeso dall’avv. Mario Nigro), dal reato di omicidio e la sua condanna a tre anni di reclusione per favoreggiamento aggravato dall’art. 7 della legge antimafia.
Secondo il Pm Curcio contrasti per partite di droga non pagate sarebbero state anche dietro l’omicidio di Leonardo Covelli detto “Dino” freddato a colpi di pistola il 2 novembre 2000 a Crotone. Per quel delitto erano imputati in concorso tra loro: Francesco Murgeri (39 anni), Franco Vallone (43 anni), Luca Alfredo Policastrese (36 anni), Antonio Basile (38 anni), Massimo Murgeri (35 anni) e Gianluca Pennisi (35 anni). I sei sono stati tutti assolti dai giudici dell’Assise.
Per il delitto Covelli, il pm aveva chiesto la condanna all’ergastolo per Francesco Murgeri e Franco Vallone, indicando il primo come l’esecutore materiale del delitto ed il secondo come facente parte del commando che eseguì l’imboscata. Curcio aveva poi proposto ai giudici di condannare a 21 anni di reclusione Antonio Basile ed a 18 anni di reclusione Luca Alfredo Policastrese per concorso nel delitto.
Aveva poi proposto l’assoluzione dal reato di omicidio per Giancarlo Pennisi, chiedendo per lui una condanna a tre anni di reclusione per favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso. Ed aveva infine chiesto l’assoluzione piena da tutte le accuse per Massimo Murgeri. Escluso per quest’ultimo le richieste della pubblica accusa non sono state accolte dai giudici popolari e togati della Corte d’Assise che hanno mandato assolti tutti gli imputati dalle accuse di concorso in omicidio.
Soddisfatto il commento a caldo dell’avvocato Mario Nigro: «Sono state confutate le accuse e le ricostruzioni fantasione dei “pentiti” che non sono stati creduti dai giudici». Nigro nel processo ha difeso Francesco Murgeri (insieme all’avv. Giovanni Staglianò), Franco Vallone, Antonio Basile, Massimo Murgeri e Gianluca Pennisi. L’avvocato Sergio Rotundo con l’avvocato Rosario Montesanti hanno assistito Luca Alfredo Policastrese.
Come parti civili, la Regione Calabria è stata rappresentata dagli avvocati Luigi Gullo e Antonella Canino mentre i familiari di Covelli sono stati rappresentati dai legali Luigi Borelli e Giovanni Iedà.
di Luigi Abbramo
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