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Prestazioni convenzionate ma non pagate – L’ultra ventennale battaglia giudiziaria del dott. Giuseppe Giogà che finora ha ottenuto solo una piccola parte di quanto gli è dovuto – Il credito vantato nei confronti dell’Asp è di entità tale da affossare il bilancio regionale

VIBO VALENTIA – “Convenzionato col Sistema sanitario nazionale”. É la dicitura che da oltre vent’anni anni accompagna il dermatologo e dentista Giuseppe Giogà, ritornato nel vibonese negli anni ’80 dopo gli studi e l’inizio dell’attività a Roma. Vent’anni alle prese con un sistema in cui burocrazia, mala-politica e mala-giustizia si mescolano con effetti devastanti. Esasperato da quelle che ritiene vere e proprie «persecuzioni istituzionali», il dottore chiede ora il diretto intervento del Presidente della Repubblica, quale garante dei diritti costituzionali, contro quello che definisce «un sistema di potere capace di portare il bilancio regionale al dissesto, piegando al contempo la giustizia con malversazioni, raggiri ed abusi».

La vicenda affonda le sue radici a metà anni ’80, quando una delibera direttamente esecutiva (la n. 531/85, passata dal Coreco il 29 novembre 1985), approvata all’unanimità dall’allora Comitato di gestione dell’ Usl di Serra San Bruno, autorizzò il dottore ad erogare in regime di convenzione servizi sanitari che l’Usl non era in grado di fornire.

Il dottore Giogà aprì così un Poliambulatorio a Dasà, fatturando regolarmente le prestazioni all’Usl. «Quando si sono però accorti che volevo davvero erogare tali servizi – spiega il dottore – sono stato “massacrato” dalla mala-politica e per via dei mancati pagamenti sono stato costretto a passare al privato anche se con prezzi socialmente accessibili».

Via quindi a scioperi della fame, clamorose proteste, denunce alla magistratura ed anche all’Alto commissario per la lotta alla mafia, presieduto all’epoca dal prefetto Domenico Sica.

L’ex Usl di Serra giustificò i mancati pagamenti servendosi del “passaggio” di una sentenza emessa dall’allora presidente del Tribunale di Vibo il quale, chiamato negli anni ’80 a pronunciarsi su una vicenda diversa, parlò di «insussistenza di una convenzione fra il dott. Giogà e l’Usl».

Una decisione, quest’ultima, resa però inefficace alla luce dei successivi decreti ingiuntivi esecutivi. Nel giugno 1987 a favore del dott. Giogà si espresse poi anche l’Ordine dei medici di Catanzaro, mentre il 29 settembre 1988 con un atto di pignoramento il dottore riuscì ad ottenere dall’Usl quanto gli spettava.

Per ottenere però dall’ex Unità sanitaria locale di Serra San Bruno il pagamento delle successive prestazioni sanitarie, il dott. Giogà si vide però costretto a presentare un decreto ingiuntivo.

Utilizzando la convenzione dell’Usl di Serra, «valevole per tutte le altre unità sanitarie locali del territorio nazionale» – così come sancito dal’art. 44 della legge 833/1978 che ha previsto l’emanazione della Legge regionale n. 18 del 1981– il dott. Giogà si trasferì quindi a Lamezia dove, insieme ad altri specialisti, aprì un Poliambulatorio.

Anche qui, però, per ottenere i pagamenti da parte della Regione, il medico dovette nuovamente rivolgersi al giudice del Lavoro. Ed il vecchio credito capace da solo di portare il bilancio regionale al dissesto? Accorpate le Usl di Serra e Tropea all’Asp di Vibo, il dott. Giogà ricorse ancora una volta al giudice del Lavoro che ordinò all’Azienda sanitaria di pagare.

Tutto inutile, perché anche questa volta l’Asp presentò opposizione e la causa sin dal 2007 continua a subire interminabili rinvii, facendo nel frattempo lievitare il debito a carico della Regione su cifre esorbitanti.

In tema di “riconoscimento degli interessi per il ritardato pagamento”, l’art. 62 della legge regionale stabilisce infatti che: «scaduti i termini per il pagamento delle forniture senza che sia stato emesso il mandato di pagamento, il creditore ha diritto al riconoscimento degli interessi. Qualora tale emissione avvenga oltre il 180esimo giorno sono dovuti gli interessi di mora pari all’interesse praticato dagli istituti di credito di diritto pubblico o dalle banche».

L’ultimo rinvio della causa del dott. Giogà porta la data del 25 maggio 2010 e per un «credito liquido, certo ed esigibile», con tanto di fatture autenticate dal notaio e risalenti al periodo 1988-1992, se ne riparlerà il 25 ottobre prossimo.

Dopo venticinque anni di ostacoli, ritardi e scioperi della fame, la parola “fine” è ancora lontana dall’essere scritta.

Nel frattempo, però – qualora anche gli appelli al Presidente della Repubblica dovessero cadere nel vuoto, così come anche la possibilità di arrivare ad una transazione con l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo e la Regione –, l’idea del dott. Giogà è semplice.

«Poiché il mancato pagamento delle fatture – spiega – porterà di fatto al blocco della convenzione, operando insieme ad altri professionisti a Vibo e Lamezia Terme vorrà dire che passerò al sistema della c.d. “assistenza indiretta”, garantendo ugualmente in tal modo il diritto alla salute dei cittadini.

Proprio per questo ho anche aperto un sito internet (www.ambulatoriodentisticogioga.it) con lo scopo di venire incontro a tutti i pazienti, assicurando loro l’inviolabile diritto alla salute. I pazienti, infatti, non devono essere costretti a rivolgersi a delle finanziarie – conclude il dottore – per ottenere quell’assistenza che già pagano attraverso le trattenute che lo Stato opera sulle loro buste paga».

di Giuseppe Baglivo

da gazzettadelsud.it

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