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«Rosarno non è un’isola felice: il ministro Maroni ci ripensi» – Il presidente dell’Antiracket interviene sul trasferimento del Reparto anticrimine – Forze dell’ordine sott’organico: impossibile garantire la democrazia

ROSARNO (RC) – Continua a fare discutere, pur nel silenzio inquietante delle istituzioni, la decisione del ministero dell’Interno di chiudere, dopo 15 anni, il Reparto di prevenzione crimine di Rosarno, per trasferirlo a Vibo Valentia presso la Scuola allievi di Polizia. A farsi stavolta portavoce dell’irritazione della cittadinanza per una decisione così inaspettata – non portata ancora ad esecuzione per la ferma presa di posizione dei sindacati nazionali di polizia – è il dottor Aldo Borgese, presidente dell’Antiracket città di Rosarno, che esterna con forza tutto il proprio disappunto, non riuscendo a comprendere «per quale motivo Rosarno debba essere privata di una così importante presenza, baluardo insostituibile per la lotta contro la criminalità organizzata (e non), in un contesto ad altissima densità ‘ndranghetistica».

Il dott. Borgese, farmacista 54enne, ricorda di avere esposto «recentemente sia al sindaco Tripodi, che al prefetto e al questore di Reggio Calabria, nonché al presidente della Commissione antimafia presso la Regione, quanto sia già drammatica la situazione riguardante l’ordine pubblico e il controllo del territorio a Rosarno, unico centro della Piana a non avere un commissariato di Polizia. Ed ancora, la tenenza dei Carabinieri nella mia città ha l’assoluta necessità di un potenziamento in termini di uomini e mezzi, senza parlare del locale comando dei Vigili urbani, perennemente e pesantemente sotto organico».

Il presidente dell’Antiracket, considerato che «in queste condizioni non è più possibile garantire il corretto svolgimento di una vita democraticamente accettabile e che i miei concittadini meritano», si propone di scrivere «personalmente al ministro Maroni auspicando un pronto ripensamento su una decisione che agli occhi della stragrande maggioranza dei rosarnesi – quelli sani e laboriosi – è assolutamente incomprensibile e che, oltre al danno, ha tutta l’aria di una beffa».

Il dott. Borgese, infine, non trascura di plaudire «la ferma presa di posizione degli stessi sindacati di Polizia che si sono espressi negativamente allo spostamento del nucleo anticrimine».

Sono stati, infatti, i sindacati di polizia a bloccare l’iter del trasferimento, inducendo i vertici del ministero dell’Interno a rinviare la sua attuazione, in attesa di ridefinire la questione e ottenere il via libera delle rappresentanze sindacali.

Ciò che sorpende è che in merito alla vicenda non vi sia stata una presa di posizione da parte delle istituzioni, né delle rappresentanze elette, a tutti i livelli, come se la perdita di un così importante presidio costituisca un affaire di cui è preferibile non occuparsi.

di Giuseppe Lacquaniti

da gazzettadelsud.it

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