CROTONE – Al vaglio del giudice sono cadute le imputazioni più gravi: quelle relative ai drammatici fatti di sangue avvenuti a Isola Capo Rizzuto tra il 2004 e il 2005, ma anche al traffico di sostanze stupefacenti, che in caso di condanna avrebbero comportato pene pesantissime. Ha retto, invece, l’accusa di associazione mafiosa che veniva contestata a molti degli imputati alla sbarra.
Questo, in sintesi, il quadro che emerge dalla sentenza emessa nella tarda mattinata di venerdì dal giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro Gabriella Reillo che, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, ha inflitto 14 condanne ma ha pronunciato anche 13 assoluzioni.
Processo scaturito dall’operazione denominata ‘Pandora, portata a termine nel novembre del 2009 dagli investigatori della squadra Mobile di Crotone che, con l’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno ricostruito dieci anni della storia criminale di Isola Capo Rizzuto, contrassegnati dalla cruenta guerra tra i clan Arena e Nicoscia, ma anche da imponenti traffici di droga e armi, da una soffocante cappa di estorsioni imposte ad imprenditori della zona come del nord Italia.
Un’indagine che ha preso le mosse dall’omicidio di Pasquale Tipaldi, ucciso a Isola Capo Rizzuto il 24 dicembre 2005 in risposta – sostengono gli inquirenti – all’agguato mortale contro Mario Mafredi, freddato davanti alla porta del carcere di Crotone 21 giorni prima. E che a ritroso ha acceso i riflettori anche sul clamoroso agguato contro Carmine Arena, ucciso a colpi di bazooka il 2 ottobre 2004, e sul tentato omicidio del quale era rimasto vittima in precedenza lo stesso boss di Isola Capo Rizzuto.
Alla sbarra davanti al giudice dell’udienza preliminare per tutti e tre i delitti c’era il 39enne Salvatore Nicoscia, l’unico che aveva optato per il rito abbreviato, mentre le altre tre persone (Paolo Corda, Antonio Gualtieri e Michele Pugliese) che rispondono dell’omicidio Tipaldi sono attualmente imputate davanti alla corte d’assise di Catanzaro.
Ebbene il giudice Reillo ha assolto Salvatore Nicoscia da quei fatti di sangue per non aver commesso il fatto.
Proprio a Nicoscia, peraltro, ha inflitto la condanna più pesante: 12 anni di reclusione per i reati di associazione mafiosa ed estorsione ai danni di due imprenditori che operavano in provincia di Reggio Emilia, Palmo Vertinelli e Giuseppe Giglio. Nei suoi confronti il pubblico ministero Pierpaolo Bruni aveva chiesto la condanna all’ergastolo.
La stessa pena che aveva sollecitato per gli altri tre imputati che rispondono dell’omicidio Tipaldi ma che successivamente è stata rimodulata in 18 anni di reclusione ciascuno dal momento che per quell’accusa saranno giudicati dalla corte d’assise.
Il gup Reillo, quindi, ha inflitto 10 anni di reclusione a Michele Pugliese per associazione mafiosa, detenzione di armi e l’estorsione a Giglio e Vertinelli. E ancora 8 anni di reclusione ad Antonio Gualtieri per le stesse accuse. A Paolo Corda, invece, sono stati inflitti 6 anni e 6 mesi di reclusione in continuazione con una precedente condanna per mafia. Il giudice ha inoltre condannato Antonio Nicoscia a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa, armi ed estorsione.
Sebbene condannati per mafia, va detto che Salvatore e Antonio Nicoscia, Corda, Gualtieri e Pugliese sono stati tuttavia assolti dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Così come Salvatore Capicchiano, Salvatore Procopio, Dario Giuseppe Rosini, Antonio Manfredi e Domenico Nicoscia di 33 anni. E, inoltre, che Salvatore Capicchiano e Domenico Nicoscia sono stati scagionati dall’accusa di associazione mafiosa per la quale erano già stati prosciolti in un altro procedimento del 2008, quello denominato ‘Icaro’.
Assolti anche il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, Radames Mancuso e Nicola Tornicchio dall’accusa di detenzione illegale di armi aggravata dalle modalità mafiose.
di (d.p.)
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