VIBO VALENTIA – Una vera e propria organizzazione dedita a estorsioni e rapine. Spavalda, aggressiva, capace di piegare, fiaccare, qualsiasi commerciante. Qualcuno di loro si riforniva di capi d’abbigliamento e di generi alimentari senza pagare, assaltavano negozi. Armi in pugno, svuotavano i registratori di cassa e facevano irruzione nelle sale giochi come veri e propri gangster. In un’occasione uno di loro ha dato fuoco ad un bar all’interno della Villa comunale per indurre la titolare a cederlo.
Metodi convincenti per giovani leve dallo spiccato piglio criminale. Sono solo alcuni dei principali episodi che vengono contestati alle sette persone arrestate ieri mattina dalla squadra Mobile, ritenute contigue alla cosca Lo Bianco.
In carcere sono finiti Giuseppe Lo Bianco di 39 anni; Pasquale D’Andrea di 26; i fratelli Giuseppe e Pasquale Garzo, rispettivamente di 25 e 21 anni; Carmelo Chiarella di 20; Aurelio Paolo Tomaino di 38 e Roberto Cutrullà di 28. Per quanto concerne Giuseppe Lo Bianco gli agenti hanno notificato l’ordine di custodia cautelare in carcere. Interessato all’operazione, denominata Cash, anche Saverio Tagliacozzo, 23 anni. Nei suoi confronti è stato emesso obbligo di dimora nel comune di residenza. Mentre figurano indagati altri diciannove soggetti.
L’inchiesta portata avanti dalla squadra Mobile diretta dal vice questore Maurizio Lento e dal suo vice Emanuele Rodonò, è stata seguita dai sostituti procuratori della Distrettuale antimafia di Catanzaro Pierpaolo Bruni e Giampaolo Boninsegna, mentre l’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip distrettuale Abigail Mellace.
Alle persone coinvolte vengono contestate a vario titolo estorsione aggravata dalle modalità mafiose, rapina aggravata dall’uso delle armi, detenzione e porto illegale di armi e munizioni. Le attività investigative hanno consentito di fare luce su gravi fatti delittuosi che si sono consumati in città dal gennaio 2009 all’aprile 2010 e posti in essere a diverso titolo dagli arrestati, alcuni dei quali hanno dimostrato di detenere e far uso di numerose armi e munizioni. A tal proposito è stato accertato da parte degli investigatori che esponenti della banda si esercitavano all’uso delle armi in una campagna nelle immediate vicinanze della città, a ridosso del quartiere Affaccio.
In particolare le indagini hanno fatto emergere una vicenda di danneggiamento a scopo estorsivo ai danni del titolare di un bar ubicato all’interno della Villa comunale. Obiettivo delle persone coinvolte era quello di impossessarsi del locale, anche se su questa vicenda le maggiori responsabilità, secondo quanto accertato dagli agenti, ricadrebbero su Roberto Cutrullà.
Sotto la lente della Polizia anche una rapina ad una sala giochi di via Popilia per la quale il maggiore indiziato sarebbe Aurelio Paolo Tomaino, spalleggiato dai fratelli Pasquale e Giuseppe Garzo, nonché Carmelo Chiarella e Pasquale D’Andrea. Altro episodio di non minore gravità, poi, la rapina al bar di viale Kennedy che gli investigatori sospettano, anche per via di alcune intercettazioni telefoniche, che la stessa possa essere stata organizzata da Giuseppe Lo Bianco.
Tutte vicende che fanno emergere uno spaccato criminale piuttosto allarmante dentro il quale le nuove leve si muovevano. Fondamentali in tal senso sono state le conversazioni di Pasquale D’Andrea all’interno della propria auto attraverso le quali gli inquirenti si riescono a rendere conto di come sta effettivamente cambiando l’assetto della vecchia cosca dominante in città.
di Nicola Lopreiato
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