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Il bimbo punito e terrorizzato nella stanza buia di don Rodrigo – Il drammatico racconto del piccolo agli esperti – Pressioni sul papà per tentare di ridimensionare la sconcertante vicenda

MILETO (VV) – Di schiaffi ne avrebbe ricevuti tanti, troppi. Una razione quotidiana quella che sarebbe stata riservata a un bambino di cinque anni nell’asilo comunale di Mileto. Schiaffi tirati anche senza alcuna apparente motivazione; ceffoni violenti tanto che il bimbo per alleviare il bruciore avrebbe poggiato le guance sul banco e altre volte sul pavimento, alternati a sculacciate e ad altre metodiche “educative” molto sui generis.

Una sorta di incubo per il piccolo, affetto da disturbi di deficit di attenzione/iperattività, in alcune circostanze rinchiuso in una stanza buia e terrorizzato da un fantomatico “don Rodrigo” che sarebbe arrivato per punirlo, altre costretto a sedersi su una sedia in precedenza bagnata con acqua e altre ancora privato del giubbotto della tuta e quindi della possibilità di fare lezione di calcio.

Un bambino che sarebbe stato additato a se stesso e agli altri come “il cattivo” e che al Ctu della Procura – il prof. Giuseppe Orfanelli – avrebbe chiaramente indicato dove prendeva le botte e chi gliele dava. E sarebbe stato proprio il piccolo a parlare della “stanza di don Rodrigo” «uno con la maschera tutto brutto e tutto nero fino a qui» e dire chi lo portava lì dentro.

Scene che sono state filmate dalle telecamere piazzate nella struttura dai carabinieri della Compagnia i quali ieri hanno eseguito quattro arresti ai domiciliari nell’ambito dell’operazione “Don Rodrigo”.

Provvedimento che riguarda altrettante maestre, ritenute responsabili in concorso di maltrattamento aggravato, mentre una quinta è indagata con il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dal bambino.
Esigenze cautelari motivati dalla necessità di salvaguardare il potenziale probatorio.

Per gli inquirenti, infatti, ci sarebbero stati tentativi di violazione del segreto istruttorio al fine di influire sulla genuinità della prova. Tentativi che sarebbero stati attuati qualche giorno dopo l’inizio delle audizioni delle persone informate dei fatti.

Un episodio si sarebbe verificato lo scorso 27 maggio quando uno sconosciuto si sarebbe avvicinato al padre del bimbo cercando di ammorbidirlo e dimostrando di essere a conoscenza, seppure imprecisa, di fatti oggetto del segreto istruttorio.

A distanza di qualche altro giorno (l’episodio rosale all’1 giugno) il papà del piccolo sarebbe stato avvicinato da un uomo di circa 35 anni il quale gli avrebbe detto di aver saputo che, «riguardo all’asilo» aveva denunciato una maestra. Nonostante la risposta negativa del padre del bimbo, lo sconosciuto gli avrebbe riferito di mettersi in contatto con un avvocato (indicandogli il nome) in modo da chiudere la vicenda e mettersi d’accordo.

E quando il papà del piccolo gli chiede chi era la maestra, l’uomo gli riferiva che non lo sapeva aggiungendo di sapere soltanto che «la stessa – ha dichiarato il papà ai carabinieri – era parente di un latitante che abita all’interno di una villa situata nei pressi della mia abitazione e io sinceramente non so neanche chi ci abita in questa villa. Il tizio mi riferiva ancora che se io volevo potevo fissare un incontro con l’avvocato, altrimenti quest’ultimo mi avrebbe inviato una lettera a casa di convocazione e mi diceva che mi conveniva trovare un accordo altrimenti mi sarei dovuto trovare anche io un avvocato».

Altro tentativo di inquinamento probatorio sarebbe stato riferito dalla mamma del bambino. Sentita a sommarie informazioni la donna avrebbe raccontato d’essere stata contattata da una delle insegnanti della scuola “San Giuseppe” frequentata dal bambino da settembre a dicembre 2009, la quale le avrebbe raccontato d’essere stata a sua volta contattata da una delle maestre dell’asilo comunale che voleva sapere del comportamento del bambino nel periodo in cui aveva frequentato quella scuola; struttura nella quale solo pochi giorni prima i carabinieri erano stati per svolgere attività di indagine.

Gli inquirenti, inoltre, avrebbero notato un repentino cambiamento nel modo di trattare il bambino in concomitanza dell’inizio dell’escussione delle persone informate sui fatti. «il minore, fino a quel momento vessato ogni giorno dalle maestre – scrive il gip – viene fatto oggetto di particolari premure e accortezze ma ciò, lungi dal documentare un tardivo ravvedimento, rappresenta l’ennesima prova del tentativo in atto di inquinamento probatorio».

di Marialucia Conistabile

da gazzettadelsud.it

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