CATANZARO – «La Regione e l’Asp devono dirci se dobbiamo ridurre sin da subito e fino a dicembre il volume di assistenza erogata, indicando altresì il criterio con cui escludere un paziente piuttosto che un altro, oppure se dovremo interrompere ogni attività con l’esaurimento dei fondi disponibili a partire dal mese di ottobre». A dichiararlo è il direttore generale del Sant’Anna Hospital, ing. Giuseppe Failla, all’esito dell’incontro tra i rappresentanti del Centro di Alta specialità del cuore e il commissario straordinario dell’Asp, Gerardo Mancuso. Incontro promosso per riprendere il confronto sul rapporto contrattuale che lega la struttura ospedaliera alla Azienda sanitaria provinciale.
Failla ha spiegato che «rispetto all’incontro avuto nell’aprile scorso con il sub commissario ad acta per il piano di rientro, generale Luciano Pezzi, il dirigente del Dipartimento regionale Salute, dottor Gianluigi Scaffidi e lo stesso commissario dell’Asp, abbiamo dovuto registrare, purtroppo, un inspiegabile dietro front di quest’ultima ma più complessivamente della Regione, rispetto agli orientamenti che pure entrambe le Istituzioni ci avevano manifestato in quella occasione».
Secondo Failla «sembra essere venuta meno l’ipotesi di contratto triennale 2010-2012, sulla quale peraltro il dipartimento Salute ci aveva ufficialmente informati di avere ottenuto il sostanziale via libera dai ministeri della Salute e dell’Economia».
Di conseguenza per il dg del Sant’Anna «è venuta meno l’ipotesi di un maggiore e più diretto coinvolgimento del Dipartimento nel rapporto tra Regione e Centro di Alta Specialità del Cuore. Il commissario straordinario – riferisce il manager – ha rimesso in campo il tradizionale strumento della contrattazione annuale, riproponendo per il 2010 i medesimi contenuti che già il S.Anna aveva ritenuto inaccettabili a dicembre dell’anno scorso e formulando una nuova proposta per quest’anno».
Alla luce di tutto ciò, Failla ribadisce quanto già comunicato ufficialmente all’Asp e cioé che «relativamente al 2010 intendiamo far valere le clausole contenute nel contratto 2009 riguardo all’ipotesi di mancato rinnovo del contratto medesimo; non vediamo infatti perché dovremmo accettare oggi una proposta che già abbiamo contestato qualche mese addietro. Contestazione che ci ha peraltro cagionato tanto pesanti quanto immotivati rinvii nella corresponsione dei corrispettivi maturati, che a tutt’oggi sono fermi ad aprile 2010».
Per quanto riguarda invece le prestazioni per l’anno 2011, Failla prende atto delle indicazioni fornite dal commissario straordinario sulle risorse nella disponibilità dell’Asp. Si tratta delle indicazioni «che più volte avevamo chiesto di avere, allo scopo di uscire da un pericoloso clima di incertezza protrattosi troppo a lungo. Tuttavia, la posizione dell’Asp, pur facendo chiarezza sul punto, pone degli interrogativi ai quali occorre venga data sollecita risposta».
Secondo il dg con le risorse che l’Asp ha messo a disposizione e tenuto conto della nostra produzione media annua, circa 800 pazienti calabresi nel 2011 non potranno più essere curati al S.Anna perché questo significherebbe erogare prestazioni a totale carico dell’ospedale «e chiunque è in grado di capire che per un’azienda che dà lavoro a circa trecento dipendenti questo non è possibile.
Dunque– viene rimarcato – la Regione e l’Asp devono dirci se dobbiamo ridurre sin da subito e fino a dicembre il volume di assistenza erogata oppure se dovremo interrompere ogni attività con l’esaurimento dei fondi disponibili a partire dal mese di ottobre.
In più, poiché i circa 800 pazienti che non potranno essere accolti e trattati (dei quali oltre 600 provenienti da provincie diverse da quella di Catanzaro) sarebbero giunti al S.Anna sia in elezione, cioè con un percorso terapeutico programmato, sia in emergenza/urgenza, la Regione e l’Asp dovranno spiegare ai primi come potranno essere curati più tardi o altrove, con l’inevitabile notevole aggravio di spesa per la Regione stessa e per le famiglie; ai secondi, quelli che giungono in emergenza/urgenza, dovranno spiegare come e dove potranno avere salva la vita.
Di fronte ad uno scenario simile e se esso dovesse rimane tale – conclude il manager – è chiaro che il Sant’Anna dovrà suo malgrado operare delle scelte; tali scelte purtroppo non saranno indolori, visto che una significativa riduzione del volume di attività, pari a circa il 40% nel prossimo semestre, non potrà non avere, tra l’altro, ripercussioni sui livelli occupazionali.
Saranno inoltre necessarie misure di autotutela perché, se un caso di emergenza/urgenza non può essere trattato, il rischio vita per il paziente non può certo ricadere sull’ospedale cui la Regione impone di ridurre i volumi di prestazioni e, di conseguenza, impone di negare di fatto l’assistenza a quel malato».
Ecco perché il S.Anna provvederà nelle prossime ore a informare ufficialmente tutte le Istituzioni interessate, Presidente della Regione, Sindaco e Prefetto, ciascuna per le proprie competenze, al fine di illustrare il quadro della situazione così com’è emerso a conclusione dell’incontro con il commissario straordinario dell’Asp e «i delicatissimi profili socio-assistenziali che esso reca con sé».
di (b.c.)
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