COSENZA – Gianfranco De Cola è morto a 52 anni, in ospedale, stroncato da un arresto cardiocircolatorio. All’”Annunziata” era arrivato per una colecisti acuta ma il suo quadro clinico è improvvisamente peggiorato e l’uomo è spirato martedì scorso, nel reparto di Rianimazione, dopo dodici giorni d’inutili cure. Un decesso che ha colto di sorpresa la moglie e il cognato. I congiunti hanno condensato in una denuncia il loro dolore e la rabbia che, adesso, reclamano verità e giustizia.
In un esposto presentato ai carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria della Procura i congiunti della vittima hanno ricostruito la vicenda, partendo proprio dall’imprevedibile epilogo.
De Cola era arrivato da Terranova da Sibari, venerdì primo luglio, accompagnato dal fratello della moglie, per sottoporsi a un esame ecografico, in un noto studio privato cosentino. L’accertamento aveva individuato chiaramente la patologia all’origine dei dolori avvertiti dall’uomo: una colecisti acuta. Lo specialista aveva pure sollecitato l’immediato ricovero in ospedale per l’intervento chirurgico.
Consiglio che era stato seguito alla lettera dal cinquantaduenne che, nella stessa serata, s’era fatto accompagnare al Pronto soccorso dell’”Annunziata” dal cognato. De Cola pensava fosse semplice accedere al ricovero, immaginava che bastasse il referto dello specialista, un pigiama, un paio di ciabatte e le asciugamani. E, invece, si accorgeva presto delle mille contraddizioni d’una sanità che continua a vivere nell’eterna emergenza, zavorrata da una burocrazia esasperata.
È il cognato di De Cola a raccontare tutte le tappe ospedaliere del calvario del parente. In Pronto soccorso l’uomo era arrivato alle 20.30, ma solo all’indomani, a distanza di dodici ore, era riuscito a raggiungere il reparto. Nessuno dei sanitari presenti sarebbe riuscito a leggere lo stato di sofferenza del cinquantaduenne. E, pure, per l’intervento chirurgico sembrava tutto già deciso.
Dopo aver trovato collocazione nella chirurgia “Falcone”, pur se ricoverato alla “Docimo”, nel pomeriggio del 2 luglio, De Cola avrebbe telefonato alla moglie per comunicarle l’imminente ingresso in sala operatoria: «Mi hanno già messo la flebo al braccio, stanno per operarmi…». E, invece, in sala operatoria non c’è mai entrato nonostante quei dolori sempre meno sopportabili. Il 4 luglio un improvviso malore gli spalancava le porte della Rianimazione. E da lì, martedì è uscito cadavere.
Il procuratore capo Dario Granieri ha affidato l’inchiesta al pm Giuseppe Casciaro. Il magistrato inquirente ha già disposto l’autopsia. È probabile che nel registro degl’indagati vengano iscritti tutti quei sanitari che, in qualche modo, sono entrati in contatto con il cinquantaduenne di Terranova da Sibari.
Si tratterebbe di un atto dovuto proprio a tutela dei “camici bianchi” che potrebbero, così, eventualmente affiancare loro consulenti agli esperti nominati dalla pubblica accusa nell’accertamento irripetibile dal quale si attendono elementi decisivi per l’indagine.
di Giovanni Pastore
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