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Fondazione Campanella: Polo oncologico, l’”affondo” della Commissione d’inchiesta, l’organo parlamentare presieduto da Leoluca Orlando – Il personale assunto senza concorso, le accuse della Corte dei Conti

CATANZARO – Affonda il dito nella piaga, la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari e le cause dei disavanzi sanitari regionali, presieduta da Leoluca Orlando. Nella relazione conclusiva sulla Sanità calabrese approvata ieri all’unanimità c’è un capitolo dedicato alla Fondazione per la ricerca e la cura dei tumori “Tommaso Campanella”, nel quale vengono elencate tutte le criticità attribuite alla struttura, i cui dipendenti proprio in questi giorni stanno lottando per evitarne la chiusura.

Nella relazione si legge che l’articolo 5 della legge regionale n. 11 del 2009 (come modificato dall’art. 1 della successiva legge n. 48) prevede che, in caso di mancato riconoscimento della Fondazione per la ricerca e la cura dei tumori “Tommaso Campanella” come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) entro il 31 dicembre 2009, la Regione recedesse da tale Fondazione e nominasse un commissario liquidatore incaricato di ricondurne le attività e le funzioni nell’ambito di quelle dell’Azienda ospedaliera universitaria Mater Domini, con conseguente transito anche delle unità operative complesse e trasferimento dei rapporti di lavoro in essere.

Con la sentenza del 7 luglio 2010 – viene ricordato nella relazione – la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della predetta norma nella parte in cui consente l’accesso di personale dipendente da un soggetto privato all’impiego di ruolo presso una pubblica amministrazione, senza previo esperimento di idonea procedura di reclutamento tramite pubblico concorso.

Alla luce di questo importante pronunciamento, la Commissione «ha pertanto richiesto ripetutamente alla Regione chiarimenti e documentazione sullo stato della Fondazione e sulle iniziative intraprese nel mutato quadro ordinamentale. In caso di mancato riconoscimento della Fondazione quale Irccs entro il 31.12.2009 la Regione avrebbe dovuto infatti recedere dalla Fondazione stessa e si sarebbe dovuto nominare un commissario liquidatore incaricato di ricondurre le funzioni nell’ambito di quelle dell’azienda Mater Domini, con il conseguente e contemporaneo passaggio delle unità operative complesse e trasferimento di tutti i rapporti giuridici ed economici in essere».

Le questioni oggi ancora aperte – ricorda la Commissione – sono due: quale sia la soluzione che la Regione intende individuare relativamente alla natura giuridica pubblica o privata della Fondazione e al suo conseguente assetto organizzativo, visto che il commissario liquidatore non è stato ancora nominato; quale sia l’attuale status del rapporto di lavoro del personale già transitato, vista la richiamata declaratoria d’illegittimità della Corte Costituzionale.

Il presidente della Regione, sulla natura giuridica della Fondazione, ha dichiarato che si tratta di un ente pubblico “di fatto”, per la presenza dei soci Regione e Università. Pertanto «appare incongrua e censurabile la mancata risoluzione della natura giuridica della Fondazione, attese anche le evidenti implicazioni negative derivanti dall’incertezza della qualificazione giuridica».

Viene pure ricordato che «anche la Procura regionale della Corte dei Conti, le cui indagini risultano tuttora in corso, ha preso in esame la situazione della Fondazione. In particolare, la Fondazione, negli ultimi cinque anni, seppure in assenza di accreditamento, sarebbe stata destinataria di circa 90 milioni di euro da parte della Regione Calabria, per effettuare prestazioni oncologiche, senza, tuttavia, conseguire i risultati previsti. Nel corso della missione svolta a Catanzaro il 14 dicembre 2009, la Commissione ha formulato a tale riguardo una specifica richiesta di chiarimenti, cui la Fondazione ha fornito una risposta generica».

di Betty Calabretta

da gazzettadelsud.it

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