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Minacce continue a Dominijanni – Una croce sul citofono del cancello d’ingresso dell’abitazione del magistrato antimafia in servizio a Catanzaro – Seconda intimidazione in quindici giorni. Al suo attivo indagini scottanti nel Lametino

ROCCELLA JONICA (RC) – Un magistrato antimafia, tra i più attivi e coraggiosi nell’affrontare, nell’ultimo decennio, il pericoloso fenomeno ‘ndrangheta, ancora nel mirino della criminalità organizzata calabrese e dei clan catanzaresi e lametini. Ieri mattina poco prima dell’alba è stata collocata una croce realizzata con un pezzo di cartoncino rigido di colore arancione sul citofono del cancello d’ingresso dell’abitazione di Roccella Jonica, situata in via Tenente Carella in una delle zone centrali della cittadina costiera della Locride, del sostituto procuratore di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, 48 anni, ad oggi in servizio nel settore “ordinario” della Procura della Repubblica di Catanzaro ma per quasi otto anni, fino alla fine del 2009, magistrato di punta della Direzione distrettuale antimafia catanzarese.

Il sinistro e inquietante messaggio, stavolta, a differenza di tanti altri precedenti del genere, collocato davanti all’ingresso dell’abitazione del magistrato, e per l’ennesima volta, quindi, preso di mira dalla criminalità organizzata, è stato scoperto, nel corso di uno dei tanti servizi di controllo del territorio cittadino, da una pattuglia di carabinieri della stazione di Roccella guidata dal maresciallo capo Franco Nanni.

Appena lanciato l’allarme sul posto si sono subito recati il cap. Marco Comparato e il ten Diego Ruocco, responsabili, rispettivamente, della compagnia carabinieri e del nucleo operativo e radiomobile di Roccella Jonica. I due ufficiali hanno incontrato il dott. Dominijanni apparso ieri incredulo per la sfrontatezza dei malviventi nel “recapitare” a domicilio il sinistro e inequivocabile segno di morte e un tantino preoccupato per il continuo e inarrestabile stillicidio di pesanti e inquietanti minacce indirizzate alla sua persona.

Come accennato, non è la prima volta che il pm è vittima di minacce e intimidazioni.

L’ultima si è verificata il 4 luglio scorso (appena, quindi, 15 giorni fa), quando una scritta di minacce è stata scoperta nell’ascensore della Procura di Catanzaro utilizzato dal magistrato per recarsi nel suo ufficio posto al secondo piano dell’edificio. Sulla parete destra dell’ascensore era stato scritto a penna “Amorte Dom”.

In precedenza, il 3 dicembre del 2010, Dominijanni aveva ricevuto una lettera di minacce e nel maggio precedente una busta con cinque proiettili.

Per diversi anni Dominijanni si è occupato di indagini contro le cosche della ‘ndrangheta della zona lametina (guerra di mafia tra le cosche e importanti inchieste e operazioni come il mega blitz “Tabula Rasa – Inganno”) e del soveratese (operazione “Mithos” e altre retate di una certa importanza e consistenza) che hanno portato a numerosi arresti e, in seguito, anche a pesanti condanne a carico di boss, affiliati di rango e “picciotti” dei clan della ‘ndrangheta.

La vicenda più clamorosa, però, si era verificata nel 2008 quando gli investigatori delle forze dell’ordine avevano appreso di un piano – in seguito sventato – per far saltare in aria il magistrato durante uno spostamento di lavoro lungo la Statale 106 in un tratto di strada situato in provincia di Catanzaro.

Proprio a seguito di tutto ciò, da tempo gli organismi preposti alla sicurezza del magistrato – come ampiamente confermato ieri mattina dallo stesso dott. Gerardo Dominijanni – hanno presentato una richiesta alla Prefettura di Reggio Calabria per l’installazione di un sistema di videosorveglianza dell’abitazione del magistrato, ma allo stato non è stato ancora realizzato.

«In Calabria, come si verificò tra gli anni ’70 e ’90 per i sequestri di persona – ha dichiarato contrariato il dott. Dominijanni – purtroppo esistono magistrati di serie A e magistrati di serie B. È veramente vergognoso che a distanza di oltre tre anni dalle prime e precise richieste fatte dagli organi dello Stato preposti, chi di competenza non si sia ancora attivato e impegnato a far collocare nelle immediate vicinanze della mia abitazione un sistema di videocontrollo della zona non consentendo così a chiunque e a qualsiasi orario di poter collocare indisturbato e in totale tranquillità croci, minacce di morte o altro davanti al cancello d’ingresso della mia abitazione».

di Antonello Lupis

da gazzettadelsud.it

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