SERRA D’AIELLO (CS) – Che fine hanno fatto i “fantasmi” del Papa Giovanni? In quale gorgo sono stati risucchiati quei dodici pazienti della struttura sanitaria di Serra d’Aiello travolta dal ciclone giudiziario? Domande che, a distanza di molti anni, ancora non trovano risposta. La Procura di Paola, nel 2010, ordinò di riaprire i sepolcri senza nome del camposanto che sorge a poche centinaia di metri dall’Istituto oggi abbandonato. L’iniziativa portò alla riesumazione di una sessantina di salme, ma nessuna di queste risultò compatibile con il codice genetico che i familiari dei dodici “fantasmi” lasciarono agl’inquirenti per far luce sulla scomparsa dei loro cari.
Persone sofferenti, prede di malattie psichiche senza pietà. Ogni loro nome racconta e racconterà una storia di dolore.
Tra loro ci sono Bruno Zucco (sparito nel nulla il 28 settembre del 1996), Pietro Bassano (21 maggio 1997), Domenico Pino (2 giugno 2001), Pietro Tiano (23 luglio 2002), Salvatore Tommaso (23 settembre 2008). I loro parenti non hanno ancora ottenuto giustizia. La terribile (e plausibile) ipotesi del procuratore Bruno Giordano, cioè la sepoltura clandestina degli sfortunati degenti, è al momento senza riscontri.
Ma quelle persone non possono essersi polverizzate come se non fossero mai esistite. Erano tutte lì, in quel luogo dove avrebbero dovuto ricevere le cure adeguate per le loro patologie. Un posto trasformato invece in una personalissima miniera d’oro, a totale scapito dei pazienti.
L’ultimo amministratore del Papa Giovanni, don Alfredo Luberto, è stato condannato in primo grado a sette anni per truffa. L’Istituto, successivamente allo scandalo e agli arresti del 2007, travolto da un crac finanziario senza ritorno, è stato definitivamente chiuso. Ora versa in un totale stato d’abbandono.
Ma proprio tra quelle mure scrostate, in quei corridoi dove adesso scorrazzano indisturbati animali di vario genere, si potrebbe celare la soluzione di questo inquietante mistero calabrese.
Il dna dei familiari degli scomparsi è ancora conservato, a disposizione di nuovi e ulteriori accertamenti. Trovare una corrispondenza anche con uno dei pazienti spariti sarebbe già un gran risultato. Ma questa speranza, finora, è risultata vana.
di Fabio Melia
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