SQUILLACE (CZ) – Beni per oltre 800.000 euro sono stati sequestrati dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro al termine una complessa attività di polizia giudiziaria, delegata dalla Procura della Repubblica. Il sequestro è avvenuto nei confronti di un’azienda, la “Ready Spa”, con sede legale a Montepaone lido e sede operativa a Squillace Lido, operante nel settore della fabbricazione di prodotti di calcestruzzo, beneficiaria di cospicue agevolazioni comunitarie, cofinanziate con risorse nazionali, ai sensi della legge 488/92, per un ammontare complessivo di 834.382,59 euro, oltre che al legale rappresentante dell’azienda, Luigi Sinopoli, 68 anni, nato a Satriano e residente a Montepaone, al geometra che ha firmato la relazione esplicativa degli investimenti realizzati, Pietro Antonio Abruzzo, 55 anni, nato e residente a Soverato, e al titolare della ditta che avrebbe emesso le fatture fittizie, Giuseppantonio Staglianò, 67 anni, nato e residente a Chiaravalle Centrale.
In particolare, l’attività investigativa – secondo quanto reso noto – ha consentito di accertare che la società, il suo rappresentante legale e le altre persone finite nell’inchiesta si sarebbero rese, a vario titolo, responsabili dei reati di truffa aggravata a danno dello Stato e dell’Unione Europea, falso, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni economiche inesistenti nonchè di abusivismo edilizio.
La condotta fraudolenta sarebbe stata, di fatto, posta in essere mediante l’utilizzo di documentazione predisposta al fine di comprovare il regolare pagamento delle fatture per ottenere l’erogazione delle singole quote di contributo nonchè attraverso la presentazione di documentazione attestante, contrariamente al vero, la regolarità edilizia della struttura oggetto di finanziamento.
I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, guidati dal tenente colonnello Fabio Bianco, avrebbero verificato come Sinopoli avrebbe, sulla carta, venduto i manufatti di cemento precompresso che realizza la sua azienda e che servivano proprio per l’ampliamento di un capannone aziendale posto in località Fiasco Baldaya, nei pressi di Squillace Lido, sulla statale 106, a Staglianò, il quale glieli avrebbe rivenduti a un prezzo maggiore in modo da giungere, secondo l’accusa, a un prezzo superiore rispetto a quello che in realtà l’investimento avrebbe prodotto se lo stesso Sinopoli avesse fatturato i manufatti di cemento a sè stesso.
I finanzieri avrebbero anche verificato che Staglianò non avrebbe neanche avuto i macchinari necessari e sufficienti per realizzare l’allargamento del manufatto della “Ready Spa”.
Ad Abruzzo, invece, i finanzieri hanno contestato di aver redatto una “relazione asseverata esplicativa degli investimenti realizzati” il 20 maggio del 2005 quando, a quella data, in realtà non solo i lavori non sarebbero stati conclusi ma ancora non sarebbe stata rilasciata alcuna concessione edilizia nei confronti della “Ready Spa” da parte del Comune di Squillace.
Inoltre, le fiamme gialle avrebbero anche sentito i dipendenti della ditta di Staglianò i quali avrebbero dichiarato che conoscono la “Ready Spa” ma che non avrebbero mai effettuato attività lavorativa in quell’azienda mentre avrebbero lavorato in un fondo rustico riconducibile, secondo la Guardia di Finanza, alla famiglia Sinopoli e sul quale doveva essere costruita un’abitazione.
Pertanto è stata redatta e depositata all’autorità giudiziaria, dai finanzieri, una dettagliata informativa di reato nei confronti delle persone ritenute responsabili delle violazioni penali.
Il giudice per le indagini preliminari Maria Rosaria Di Girolamo (cancelliere Mariella Lasalvia), in accoglimento delle richieste di applicazione delle misure cautelari reali avanzate dal sostituto procuratore della Repubblica, Carlo Villani, titolare dell’indagine, sulla base delle risultanze investigative delle fiamme gialle, ha disposto il sequestro preventivo di tutte le somme di denaro riconducibili al soggetto economico nonchè dei crediti e dei beni di proprietà o comunque nella disponibilità delle tre persone fisiche indagate, fino al valore di 834.382,59 euro (pari al presunto ingiusto profitto percepito) per ciascuna.
Di conseguenza i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo, notificando l’avviso di garanzia e di conclusione delle indagini nei confronti degli indagati.
Ora i legali degli indagati, oltre a ricorrere al Tribunale del Riesame contro il provvedimento di sequestro, potranno, per conto dei loro assistiti, produrre entro venti giorni, come stabilito dal codice di procedura penale, memorie difensive e documentazione o chiedere di essere interrogati dal pm per chiarire la loro posizione rispetto ai fatti contestati dall’accusa.
di Giuseppe Mercurio
Nessun commento
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.