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Operazione “Due fiumi”: in manette i signori dell’eroina, rifornivano anche professionisti – Sono stati arrestati all’alba di ieri dagli agenti della Narcotici – Per ottenere la garanzia della riservatezza i clienti pagavano di più

COSENZA – In manette otto mercanti di morte, padroni dello spaccio dell’eroina in città. Sono stati arrestati ieri mattina dai poliziotti della squadra mobile nell’ambito dell’operazione “Due fiumi” che ha chiuso mesi d’indagine coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Cestone, in stretta collaborazione con il procuratore Dario Granieri e il suo Aggiunto Domenico Airoma.

È stato il gip Francesco Rosario Branda a vergare le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Luigina Borchetta, 27 anni; Emanuele Lo Polito, 35, Pasquale Ripepi, 29; Andrea Bruni, 23; Ippolito Gaudio, 45; Salvatore Algieri, 23; Aldo Iulianelli, 21; Franco Mazzei, 22.

Sono tutti accusati di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti. Bruni e Ripepi erano già detenuti. Gli otto sono difesi dagli avvocati Giuseppe Lanzino, Luca Acciardi, Giuseppe Vuono, Rossana Cribari, Francesco Chiaia.4

Le indagini affidate ai poliziotti della sezione Narcotici della Mobile (ispettore capo Francesco De Marco, assistenti capo Domenico Guido, Carmine Fuoco, Luigi Cosentini, Angelo D’Elia e Mario Tortorella) hanno mosso i primi passi nei primi giorni di maggio dell’anno passato, in seguito alla morte per overdose di Marcello Pettinato.

Gli agenti del questore Alfredo Anzalone sequestrarono il telefono cellulare della vittima, cominciando a verificare la rubrica e il traffico in entrata e in uscita. Due passi che permisero agli investigatori, coordinati dal vice questore Fabio Ciccimarra, d’individuare un gruppo di persone impegnate nello smercio di stupefacenti definite “pesanti”, a cominciare dall’eroina.

Bazar preferiti per lo spaccio erano piazza Spirito Santo e piazza dei Valdesi nel centro storico, quindi via Popilia e alcune aree molto vicine al Tribunale. Non a caso tra i clienti più assidui dei pusher c’erano anche degli avvocati. Proprio i professionisti garantivano i guadagni migliori, ha chiarito ieri mattina in conferenza stampa il commissario capo Antonio Miglietta, che ha guidato il blitz scattato all’alba, perché l’esigenza di riservatezza faceva impennare il costo di una dose.

Il peso variava da 1,5 a 2 grammi, mentre il prezzo partiva da 50 euro a salire. Poteva arrivare anche a 150 euro se il silenzio doveva essere tombale. I clienti più affezionati ed esigenti potevano spendere sino a 10mila euro l’anno, acquistando droga pure due o tre volte al giorno. L’abuso li riduceva in condizioni di salute drammatiche, che però non intenerivano gli spacciatori per gran parte dei quali la droga era l’unica fonte di reddito.

Nei lunghi mesi d’indagine i poliziotti hanno effettuato appostamenti, pedinamenti e controlli incrociati che hanno riscontrato diverse cessioni, incastrando giorno dopo giorno i responsabili.

di Domenico Marino

da gazzettadelsud.it

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