CATANZARO – Una montagna d’intercettazioni, in qualche occasione anche dai telefoni degli uffici universitari di Germaneto. E poi riscontri materiali, firme false disconosciute dagli stessi professori, documenti originali mancanti, libretti universitari distrutti o fatti sparire per cancellare le tracce. L’accusa – rappresentata dai sostituti procuratori della Repubblica Salvatore Curcio e Paolo Petrolo – ritiene di avere una “montagna” di prove nei confronti dei 97 destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari sulla presunta compravendita di esami alla facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo Magna Græcia.
Le indagini, durate alcune anni e condotte dai Carabinieri del nucleo di Polizia giudiziaria, ruotano intorno a un sistema truffaldino capace di fare risultare come superati esami universitari mai effettivamente sostenuti dagli studenti.
Lo scandalo è scoppiato nel 2007, dopo la denuncia formalizzata dal rettore quando un docente si accorse della partecipazione a una sessione di laurea di una studentessa che era certo non avesse mai superato l’esame della sua materia. I Carabinieri avrebbero quindi scoperto centinaia di casi legati quasi tutti da una matrice comune: l’apposizione di false firme sulle veline (dei verbali non ci sarebbe traccia) avrebbe consentito la registrazione di esami mai sostenuti.
Quattro indagati – tutti funzionari dell’Università – sono persino accusati di associazione per delinquere, oltre che di corruzione e falso. Li incastrerebbe, fra l’altro, una serie d’intercettazioni telefoniche finite agli atti dell’inchiesta e tuttora al vaglio degli avvocati difensori. Sott’osservazione anche i telefoni dell’Università, attraverso i quali gli indagati avrebbero comunicato attirando l’attenzione degli investigatori.
Secondo l’accusa, sarebbe stata messa in atto una vera e propria “catena di montaggio”; ognuno dei quattro avrebbe avuto ruoli precisi e funzioni prestabilite.
Il primo, responsabile della segreteria didattica dell’Università dal 1998 al 2007, avrebbe materialmente falsificato gli esami (in particolare le veline gialle e in alcuni casi i verbali originali) e successivamente inoltrato alla segreteria studenti i presunti falsi documenti in modo da consentire l’aggiornamento dei fascicoli personali degli studenti beneficiari delle supposte falsificazioni.
Un altro, prima come bidello e poi come autista del direttore amministrativo dell’Ateneo, avrebbe svolto la funzione di “procacciatore di clienti” e intermediario principalmente per gli studenti della provincia di Vibo Valentia, “reclutando” i ragazzi intenzionati a beneficiare della presunta falsificazione di esami e trattenendo per sè parte del denaro acquisito a fronte dei presunti illeciti servizi.
Un altro ancora, responsabile della segreteria studenti dell’Università fino all’aprile del 2007, avrebbe coperto le presunte falsificazioni precedentemente poste in essere. Il quarto, un’impiegata della segreteria studenti dell’Atemeo a partire dal mese di maggio del 2007, avrebbe assicurato la stessa presunta “copertura” garantita per anni dal suo predecessore e inoltre – venuto il gruppo a conoscenza delle indagini in corso – avrebbe ricevuto direttive per la materiale sottrazione dai fascicoli personali degli studenti delle presunte false veline e dei libretti universitari, allo scopo di evitare che il materiale finisse nelle mani degli inquirenti.
Infine, la quarta funzionaria indagata sarebbe intervenuta sul sistema informatico della Magna Græcia per modificare i dati relativi al superamento di esami che sarebbero stati in precedenza inseriti.
Alcuni degli indagati, nello specifico alcuni studenti, avrebbero chiesto alla Procura di essere ascoltati dopo avere ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Compiuto questo passaggio, i due pm potranno avanzare al gup le richieste di rinvio a giudizio.
Sicuramente alcune posizioni saranno stralciate; nei confronti di alcuni degli indagati, infatti, i reati ipotizzati – e risalenti anche al 2000 – sono ormai prescritti; inutile andare avanti nei loro confronti.
di Giuseppe Lo Re
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