LAMEZIA TERME – Il futuro dell’area industriale ex Sir sarà scandito dai principi della bioarchitettura. Qui nascerà infatti il laboratorio nazionale di questa disciplina, che mirerà a risanare e trasformare l’area in distretto tecnologico e porto turistico, con valenze importanti per la green economy. Il progetto è a cura dell’associazione “Bioarchitettura Onlus”, che si avvale della convenzione con l’Università di Bologna e della partnership con il consorzio Asi. Guida e supervisore l’architetto tedesco di fama internazionale Joachim Eble, specializzato in progettazione sostenibile e rigenerazione urbana.
Non si tratta di una semplice operazione di maquillage, ma di un radicale cambio di filosofia nella progettazione e nella successiva fase della costruzione: ammireremo opere “intelligenti”, cioè a basso consumo energetico, con un occhio di riguardo all’ambiente, alla salute e alla riduzione delle spese. Interventi che potrebbero rilanciare l’economia della zona, attirando quei capitali che finora l’hanno snobbata.
A presentare nella sede dell’Asi il progetto a numero chiuso e riservato a 30 corsisti laureati in discipline tecniche, insieme al presidente Luigi Muraca ed ai vertici del consorzio, l’architetto Wittfrida Mitterer docente universitario e direttore di “Bioarchitettura Onlus”. Con Carlo Monti dell’Università di Bologna, Mitterer dirigerà il laboratorio.
A seguire i corsisti, docenti universitari e specialisti della materia. Il laboratorio si articola in lezioni teoriche, seminario di progettazione con due stage, verifiche intermedie ed esame finale. Dopo il superamento di quest’ultimo verrà rilasciato dall’Università di Bologna il titolo di “Laboratorio progettuale di specializzazione postlaurea in bioarchitettura”.
«Arrivare qui è come entrare in un quadro naturalistico bellissimo, ma rotto» esordisce Mitterer. Per rimediare allo scempio, diventa allora fondamentale, secondo Mitterer, «lavorare tutti quanti nel contesto, portando qui l’università». Continua la docente: «I dodici incontri del laboratorio hanno la caratteristica di essere residenziali e concentrati nei weekend. La quota da versare è di circa 1.700 euro, suddivisa in due rate uguali. L’approccio è sia urbanistico che architettonico, con valenze ecologiche all’insegna della biocompatibilità, dell’ecosostenibilità e della salute. È una sfida stimolante: la cultura del progetto che si confronta con la realtà».
Mitterer inoltre evidenzia che «alla fine del percorso formativo gli elaborati verranno esposti in una mostra e ceduti gratuitamente all’ente che dà l’incarico». E in chiusura d’intervento, il direttore del laboratorio fa un’osservazione: «Gli stranieri non visitano le nuove aree d’espansione delle città perchè sono luoghi freddi che non trasmettono vibrazioni. Il nuovo corso s’impronta, al contrario, alla qualità delle relazioni degli elementi costruttivi perché le persone hanno bisogno di affezionarsi al posto in cui vivono».
Il presidente dell’Asi elogia l’iniziativa. Muraca spiega i motivi per i quali il laboratorio si sposa bene con le esigenze del consorzio: «Il corso è innovativo e incarna il concetto del giusto progetto che tiene conto dell’ambiente in cui è edificato, inserendo la bioarchitettura in un ambito industriale. Avremo in questo modo a disposizione», conclude, «elementi di conoscenza per ambire a coniugare l’utopia di un futuro ecologico con le infrastrutture necessarie per lo sviluppo delle imprese».
di Giuseppe Maviglia
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