LUZZI (CS) – La prima telefonata, intorno alle 11, all’amico sottufficiale dei carabinieri: «Ho fatto una cazzata. Ti prego, vieni ad arrestarmi, sono a casa mia…». La seconda, subito dopo, all’avvocato Luigi Ippolito, che con la figlia Rosa, lo seguiva da tre anni nella sua dolorosa causa di separazione: «Avvocato, ho combinato un guaio, ho sparato ad Adriana…». Poi, Emilio Tolmino, 55 anni, autista delle Ferrovie della Calabria, ha lanciato la pistola sul letto ed è sprofondato nella disperazione ripensando alla follia. Un delirio scatenato da una collanina che non si trovava e che l’ex compagna dell’autista rivoleva indietro.
Ma sono stati probabilmente gl’impulsi emotivi esasperati dalla gelosia morbosa a trasformare «un uomo tranquillo» (come lo definiscono i vicini di casa) in un assassino. Un malessere che sarebbe affiorato anche in alcuni messaggi su Facebook. Forse, l’idea che una figura alternativa fosse ormai subentrata nei sentimenti e nei pensieri di quella ragazza ha finito per generare il tarlo che ha spinto Tolmino ad uccidere Adriana Festa, 30 anni, nata a Buenos Aires ma da sempre residente a Luzzi.
È bastato un solo colpo, un colpo di pistola al cuore per cancellare la fonte del suo rancore, quella donna che lui aveva continuato ad amare. Per Adriana, l’autista, nel 2008, aveva sgretolato la sua famiglia, rinunciando alla moglie e ai suoi due figli maggiorenni. Un doloroso distacco che s’era inevitabilmente trascinato dietro una scia di veleni. La moglie pretendeva la separazione giudiziale e la causa per il divorzio era ancora in corso.
Ma per Emilio era una storia chiusa. Amava Adriana e Adriana amava lui. Nessuno sa come e quando Tolmino e la Festa si fossero incontrati per la prima volta. Nei vicoli di Luzzi, invece, si sussurra che non tutti nella famiglia della trentenne argentina erano soddisfatti di questo suo legame con l’autista. E proprio i parenti della ragazza l’avrebbero convinta, nel dicembre dello scorso anno, a lasciare la Calabria, con la scusa di cercarsi il pane altrove.
A Luzzi, infatti, la trentenne sbarcava il lunario a fatica e aveva anche un figlio di 8 anni da mantenere. Un bimbo nato dal matrimonio con un poliziotto in Argentina, una unione sbriciolata dal caratteraccio dell’uomo. Con Emilio, invece, le cose sembravano andare bene. I due avevano preso in fitto un piccolo appartamento a piano terra d’una palazzina al civico 94 di via San Francesco.
Al canone pensava lui anche se, col tempo, erano cominciati i problemi perchè di mezzo c’era la separazione. Adriana s’arrangiava con lavoretti in agricoltura. Era esperta nella potatura degli alberi da frutta e la chiamavano spesso nei vivai della zona e qualche volta finiva per spingersi fin nella Sibaritide. I guadagni, però, non le bastavano. E così, a dicembre s’era decisa a staccarsi dall’uomo che amava per raggiungere la sorella, a Milano.
Nel capoluogo lombardo, cercando una occupazione stabile, Adriana s’è imbattuta in un nuovo amore, un uomo più giovane e, soprattutto, in grado di garantirle quella tranquillità economica che stava inseguendo. Con Emilio era rimasta, comunque in buoni rapporti. Qualche volta si sentivano per telefono, molte altre volte si “messaggiavano”. Lui sperava di riannodare i brandelli di quell’unione che era giunta al capolinea già nove mesi fa.
Poi, però, a Maggio, Adriana è tornata in Calabria, ha provato a ricominciare ma non è servito. E a luglio ha preso la sua roba ed è tornata da quell’uomo, in Lombardia. Qualche giorno fa, la donna e il nuovo compagno sono tornati a Luzzi per salutare l’anziano genitore della Festa. E mercoledì, la donna ha inviato un sms ad Emilio Tolmino per comunicargli che il giorno successivo lei sarebbe andata a casa per portarsi via le ultime cose che aveva lasciato.
In realtà, la donna, forse, avrebbe voluto spiegare al suo ex perchè quella loro storia d’amore era giunta al capolinea. Parole che, probabilmente, hanno cominciato a fermentare nella testa di Tolmino. «Adriana, ti prego, ripensaci, magari questa tua nuova storia non sarà come la immagini, forse stavi meglio con me…». Ma lei aveva già deciso: «Non torno indietro…». Poi, però, è venuta fuori la questione della collanina d’oro che la mamma le aveva regalato: «Dove l’hai messa? Forse, l’hai chiusa in cassaforte? La rivoglio indietro, ci tengo…».
Emilio ha provato a convincere la sua ex che quella catenina lei l’aveva già portata via ma davanti all’insistenza della ragazza ha perso la pazienza e ha cominciato a sbraitare. È andato dritto verso l’armadio-cassaforte in camera da letto dove custodiva i tre fucili da caccia e la pistola calibro 7.65, armi tutte regolarmente denunciate, e ha spalancato gli sportelli: «Ecco, ora te la dò io la collanina». Ha impugnato la rivoltella e ha sparato tre volte.
Un solo proiettile è andato a bersaglio, squarciando il petto della Festa. La donna è caduta sul letto, col volto schiacciato tra i cuscini ed è morta sul colpo. Poco dopo sono arrivati i carabinieri del capitano Adolfo Angelosanto, ai quali Emilio Tolmino s’è consegnato.
Più tardi, in caserma, ha confessato il delitto, davanti al pm Paola Izzo e alla presenza del suo legale, l’avvocato Fabio Bonofiglio. Al magistrato ha detto d’aver sparato al culmine della lite per quella collanina e che subito dopo avrebbe pensato a togliersi la vita ma non ha avuto la forza e il coraggio per suicidarsi.
Il pubblico ministero lo ha sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione. Già, per il magistrato, Tolmino era pronto a consumare il delitto. Il motivo? La pistola era l’unica arma carica. E, poi, dopo aver chiamato i carabinieri e l’avvocato s’era cambiato, indossando polo e pantaloni al posto della canottiera e dei calzoncini che aveva per casa.
In serata, Tolmino è stato trasferito nel carcere di Cosenza, in attesa della convalida del gip.
di Giovanni Pastore
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