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Assicurazioni, l’esercito dei truffatori

CROTONE – Duecento denunce, oltre 1.200 persone coinvolte. È questo il dato che comincia ad emergere da un’indagine sulle truffe alle assicurazioni commissionata da un gruppo di compagnie che opera nella provincia di Crotone. Un dato che testimonia come il “settore” delle truffe assicurative, per il quale la provincia di Crotone detiene un triste primato in Italia, versi in condizioni peggiori di quanto si potesse pensare. Anche perché quanto è venuto finora alla luce rappresenta solo la punta di un enorme iceberg in gran parte ancora sommerso.

L’indagine è iniziata su richiesta degli uffici antifrode di un gruppo di compagnie che hanno deciso di combattere la piaga delle truffe a dispetto di altre che, al contrario, hanno preferito fare le valigie davanti all’enorme massa di falsi sinistri denunciati nel crotonese. Così, il gruppo Unipol, l’Axa, l’Assimoco, la Zurich e la Cattolica hanno ingaggiato gli investigatori privati dell’agenzia Maigret, specializzata nel settore assicurativo.

L’intento dichiarato dalle compagnie è quello di fare terra bruciata, di colpire ad ogni livello e senza sconti i truffatori che hanno causato un danno quantificabile in oltre dieci milioni di euro, la somma sborsata negli ultimi tre o quattro anni per risarcire le vittime di incidenti falsi.

Ma perché le assicurazioni non si sono accorte prime della truffa? Perché il sistema era ben oliato e si appoggiava anche su molteplici complicità. L’indagine, avviata nel 2009, ora sta cominciando a mostrare il volto nascosto di questa piaga che colpisce i cittadini onesti del crotonese costretti, per colpa di qualche furbone, a pagare i premi assicurativi più alti d’Italia. Soprattutto, l’indagine commissionata all’agenzia Maigret dalle ‘Compagnie coraggiose’, ha mostrato il marcio che esiste anche e soprattutto tra i cosiddetti colletti bianchi.

Gli investigatori hanno cominciato a spulciare con pazienza certosina i casi sospetti dal 2007 in poi. Per ora sono solo al 20 per cento delle pratiche da esaminare tenendo conto che in media bisogna verificare 4000 sinistri per anno.

In questo 20 per cento, però le sorprese non sono mancate. In alcuni casi è stato facile per gli investigatori chiamati dagli uffici antifrode delle cinque compagnie assicurative scoprire i falsi incidenti incrociando alcuni dati; in altri casi la ricostruzione documentale della pratica di rimborso ha portato a scoperte incredibili e impensabili.

Come quella di certificati medici contraffatti o, addirittura, di verbali dei carabinieri falsificati allo scopo. Ci sono poi persone coinvolte a loro insaputa in una serie di incidenti mai effettuati, ma anche “soliti noti” i cui nomi ricorrono spesso negli incidenti sia come vittime che come testimoni per guadagnare, a volte, appena 100 euro.

Tutto questo ha portato ad un primo risultato che, però, sarà presto aggiornato: duecento denunce presentate alla Polizia Stradale che coinvolgono, come detto, 1.200 persone tra presunti danneggiati, testimoni, medici, avvocati. Coinvolti anche i cosiddetti informatori di prima fascia, ovvero coloro che vengono chiamati dalle assicurazioni prima di liquidare il danno per controllare la veridicità della documentazione.

Nella maggioranza dei casi sottoposti al loro controllo è stata data l’autorizzazione al pagamento senza alcun approfondimento: un minimo di controllo avrebbe rivelato l’imbroglio. Da questa prima disamina le zone più coinvolte nelle truffe risultano quelle di Isola Capo Rizzuto, Crotone, Petilia Policastro, Mesoraca. Ancora non è stata presa in esame l’area di Cirò Marina.

Quello che sta venendo fuori è un mondo marcio, fatto di imbrogli e sotterfugi. Un mondo che le ‘compagnie coraggiose’ hanno deciso di combattere e, non fidandosi di alcuno sul territorio, si sono affidati oltre che ad un’agenzia investigativa anche a legali forestieri per presentare le denunce.

Questa azione di contrasto ha portato già un primo risultato con un calo del 48 per cento delle denunce di incidenti nell’ultimo anno.

Il meccanismo portato alla luce dall’indagine evidenzia come in gran parte dei casi tutto parta da uno studio legale. Sono una quarantina, infatti, gli avvocati coinvolti nelle truffe e i loro nomi ricorrono in moltissimi dei casi di incidenti sospetti.

Gli Sherlock Holmes delle assicurazioni hanno ricostruito come avviene la truffa. Negli studi legali poco onesti, infatti, vengono recuperati i nomi delle persone coinvolte in qualche vecchio incidente; nomi che vengono “collocati”, spesso a loro insaputa o a volte dietro una sorta di compenso minimo, come vittime in nuovi sinistri. Ci si procura (è facile farlo per uno studio legale) anche un verbale dei carabinieri; con le moderne tecniche è semplice ‘copiare’ la carta intestata della caserma, quindi si modificano i nomi nel rapporto, si mette una firma falsa di un maresciallo e si crea l’incidente con feriti.

In questo campo, quando si vuole esagerare presi dalla smania di truffare, capita anche di sbagliare e così può accadere che le persone coinvolte in un incidente nel petilino, al medesimo orario dello stesso giorno risultino coinvolte in un sinistro con lesioni anche in piazza Pitagora a Crotone. Tuttavia la truffa è riuscita perché il meccanismo di controllo preventivo delle assicurazioni non incrocia i dati immediatamente.

C’è poi da aggiungere al danno anche la beffa: gli avvocati disonesti, infatti, fanno il gioco sporco perché, come hanno appurato gli investigatori, spesso guadagnano più soldi dei presunti danneggiati: l’indagine ha appurato, infatti, che in molti casi ai legali finiva il 90 per cento del risarcimento dell’assicurazione mentre per legge spettano loro percentuali tra i 10 ed il 20 per cento della somma riconosciuta alla vittima.

Vittima che molte volte non sa neppure di aver ricevuto i soldi e quanti sono dal momento che l’assegno dell’assicurazione viene spedito direttamente allo studio legale presso il quale è stato domiciliato l’assistito. Si aggiunga che molto spesso questi avvocati non fatturano neppure l’incasso in quanto il documento fiscale va emesso verso i clienti e non alla Compagnia. Per cui…

di Giuseppe Pipita

da ilcrotonese.it

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