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Esami “fantasma” all’Unical, 40 indagati – Interrogati in Procura dal pm Antonio Tridico dieci studenti promossi senza aver mai sostenuto le prove nella facoltà di Lettere e Filosofia – Parziali ammissioni di colpevolezza. Le indagini puntano a snidare i dipendenti infedeli dell’ateneo

COSENZA – Il grande inganno. Sono quaranta le persone finite sott’inchiesta per gli esami “fantasma” venduti all’Unical. Si tratta di tre dipendenti dell’area didattica dell’ateneo di Arcavacata e trentasette studenti (d’eta compresa tra i 30 e i 50 anni) che avrebbero ottenuto fittiziamente il superamento di prove mai in effetti sostenute nella facoltà di Lettere e Filosofia. Il pm Antonio Tridico ha proceduto ieri ad una serie d’interrogatori. Dieci le persone sentite dal magistrato inquirente, gran parte delle quali ha fatto scena muta.

Meglio restare in silenzio – avranno pensato gl’indagati – che correre il rischio di contraddirsi. La vicenda è delicata ed i rischi di finire a giudizio elevati. Solo alcuni dei sospettati avrebbero fatto parziali ammissioni. Sui contenuti degli interrogatori il segreto istruttorio è impenetrabile.

La Digos, nei mesi scorsi, ha acquisito per ordine del pubblico ministero cinquemila lauree e altra importante documentazione depositata presso gli uffici di segreteria dell’Unical. Le verifiche, subito compiute, hanno tuttavia rivelato che il fenomeno degli esami falsi è circoscritto ad un numero ristretto di persone, probabilmente una cinquantina.

Il procuratore Dario Granieri ha inteso più volte ribadire che l’iniziativa giudiziaria ha preso spunto dalla denuncia fatta dal rettore Giovanni Latorre recatosi immediatamente a Palazzo di giustizia non appena venuto a conoscenza di anomalie rilevate dal personale dell’ateneo nella registrazione degli esami.

Il pm Tridico aveva già ascoltato, nella veste di persona informata sui fatti, il responsabile dell’area didattica dell’università che aveva offerto ampia collaborazione per giungere all’accertamento della verità e alla possibile individuazione dei responsabili di probabili atti di corruzione.

Il magistrato è infatti convinto che l’inserimento tra i promossi degli studenti ora iscritti sul registro degli indagati, sia avvenuto dietro versamento di un compenso in denaro. Smascherare i beneficiari delle dazioni non è tuttavia opera facile. I fatti contestati sono infatti compresi in un arco cronologico piuttosto ampio.

Il rettore Latorre ha annunciato che nei confronti dei responsabili saranno attuati provvedimenti esemplari e, proprio per questo, la dirigenza dell’ateneo ha disposto una indagine interna. L’Unical si costituirà parte civile nell’eventuale processo che verrà istruito e si è detta pronta a revocare le lauree concesse a gente che non ne aveva merito.

L’esito dell’inchiesta dipenderà dalle dichiarazioni che gl’indagati renderanno di volta in volta al pubblico ministero. Solo chi ha ottenuto l’illegittimo riconoscimento di esami mai sostenuti è infatti in grado di rivelare l’identità dei complici annidati nell’ateneo. Complici che hanno falsificato gli statini, apponendovi la firma d’ignari docenti, inserendo poi i dati degli studenti “favoriti” nel sistema informatico dell’università.

Il controllo che la Digos sta intanto faticosamente tentando di attuare è relativo proprio alla rete informatica dell’Unical: i poliziotti stanno incrociando le password utilizzate nei giorni in cui risultano essere state effettuate le manovre fraudolente. E l’attività investigativa potrebbe presto dare dei risultati positivi.

di Arcangelo Badolati

da gazzettadelsud.it

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