COSENZA – L’impiegato “infedele”, il complice defunto e il tesoro sparito dalle casseforti dell’Inps cosentina. È la trama d’una inchiesta che la Procura ha definito nei confronti d’un ex dipendente dell’Istituto di previdenza sociale di piazza Loreto. Un uomo che è accusato d’aver messo le mani su un milione e 600mila euro. Denaro che l’ente pensionistico aveva liquidato, sotto forma di mensili ed arretrati, in favore di trentatre ignari benefattori italiani d’Argentina. Ma in Sudamerica (e in altri Stati non meglio identificati dalle investigazioni della guardia di finanza) non sarebbe arrivato neppure un centesimo di quel jackpot (esattamente 1.574.902 euro).
I quattrini sarebbero stati, invece, incassati allo sportello dell’Ufficio postale di Mottafollone da un uomo, Pietro Secondo De Loria, deceduto da tempo, grazie alla ipotetica collaborazione d’un ex impiegato dell’Inps, Carmelo Torchia, 63 anni, di Rogliano, delegato alla liquidazione delle pensioni e per il quale il pm Paola Izzo ha chiesto il processo per abuso d’ufficio, truffa e falso in concorso.
Un ipotetico imbroglio su quale hanno indagato per anni il procuratore Dario Granieri e il pm Giuseppe Visconti. Era stata proprio la Direzione provinciale dell’Inps a segnalare la vicenda alla magistratura dopo aver definito l’indagine interna con il licenziamento in tronco e senza preavviso del presunto dipendente infedele. E proprio dalle carte dell’inchiesta svolta dall’Istituto di previdenza sociale emergerebbero i particolari del preteso raggiro.
Secondo quanto avrebbe accertato la Commissione ispettiva dell’Istituto di previdenza, i 33 beneficiari del mensile erano tutti emigrati in regime di convenzione italo-argentina. Lo scenario investigativo al quale è stato inchiodato l’ex impiegato dell’”Ufficio pensioni in convenzione internazionale” dell’Inps è quello d’un articolato megaimbroglio strutturato secondo un meccanismo che per quattro anni, dal 2004 al 2008, si sarebbe rivelato infallibile.
Torchia avrebbe liquidato gli emolumenti sulla base di una documentazione irregolare o, comunque, carente, ricorrendo alla presunta falsificazione delle domande di pensione che sarebbero state direttamente liquidate senza il necessario visto del responsabile dell’Ufficio.
L’indagato avrebbe falsificato il formulario di collegamento con l’istituzione dello Stato estero convenzionato ai fini pensionistici, formato falsi estratti contributivi stranieri, contraffatto le autocertificazioni di residenza da parte degli ignari beneficiari. E, poi, avrebbe messo mano anche ai fogli matricolari allegati alle varie istanze.
In sostanza, per dimostrare il raggiungimento dell’età pensionabile sarebbero stati inseriti anche gli attestati del servizio militare espletato dai beneficiari del vitalizio. Attestazioni di regolare svolgimento della naia in caserme spalmate su tutto il territorio nazionale. Ma i detective interni dell’Inps avrebbero accertato che buona parte di quei militi-assolti non avrebbe mai indossato una divisa o perchè renitente alla leva o in forza di esoneri ottenuti per motivi di studio o di famiglia.
Per la riscossione dei quattrini, l’ex dipendente dell’Inps si sarebbe affidato al complice che è, nel frattempo, deceduto. Torchia, in particolare, avrebbe predisposto le deleghe alla riscossione, apparentemente rilasciate dai beneficiari della pensione ma senza firma autenticata, in favore di De Loria che si sarebbe presentato puntualmente allo sportello del piccolo Ufficio postale di Mottafollone per riscuotere il mensile di ciascuno dei 33 italiani all’estero.
L’impiegato sott’accusa, che è difeso dall’avvocato Gianluca Serravalle, si protesta innocente, ritenendosi vittima d’un errore… numerico. In sostanza, quelle somme, secondo la tesi difensiva, non sarebbero mai uscite dai forzieri dell’Inps ma si tratterebbe di un equivoco. Ma gli “007″ della guardia di finanza avrebbero ricostruito tutte le fasi dell’ipotetico raggiro e della presunta responsabilità dell’indagato.
Le convenzioni
L’Italia è uno dei Paesi che applica i Regolamenti Comunitari che prevedono la possibilità di utilizzare i contributi versati in tutti gli Stati dell’Unione Europea. Sono state stipulate apposite convenzioni bilaterali con alcuni Paesi extracomunitari verso i quali più forte è stata l’emigrazione italiana.
Con le convenzioni internazionali si tutelano i lavoratori che hanno svolto parte della loro attività all’estero consentendo di maturare il diritto alla pensione.
Per l’assicurato che ha svolto attività lavorativa in Italia e in un Paese convenzionato o nei Paesi dell’Unione Europea, il diritto alla pensione viene accertato sommando i periodi di lavoro svolti in Italia e all’estero (totalizzazione). L’importo della pensione viene determinato da ogni Paese, in proporzione ai periodi previdenziali in esso maturati (sistema del pro-rata).
La totalizzazione ha lo scopo di perfezionare il diritto alla pensione sommando i periodi assicurativi italiani ed esteri (comprensivi di ogni tipo di contribuzione: obbligatoria, da riscatto, volontaria e figurativa), senza che sia necessario il trasferimento dei contributi da un Paese all’altro.
di Giovanni Pastore
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