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In corteo a difesa dell’ospedale – Riuscita la manifestazione con la quale si torna a chiedere il potenziamento dei servizi – Centinaia di persone hanno risposto ieri pomeriggio all’appello del comitato

SERRA SAN BRUNO (VV) – Centinaia di persone hanno sfilato ieri pomeriggio per chiedere il potenziamento dell’ospedale e fermare qualsiasi ipotesi diversa. Il corteo indetto dal comitato civico non ha visto bandiere di partito ma solo slogan e striscioni indirizzati verso l’unico obiettivo condiviso da tutti. La manifestazione ha preso il via da piazza barilari e, attraverso corso Umberto I, ha raggiunto il piazzale antistante l’ospedale. Il coordinamento del comitato ha letto il documento che sarà inviato al governatore Giuseppe Scopelliti, al prefetto Luisa Latella, ai commissari dell’Asp e ai sindaci del comprensorio servito dall’ospedale “San Bruno”.

Sul palco anche il parroco, don Gerardo Letizia, che ha ribadito i motivi per i quali non si può risparmiare sulla salute delle persone e le difficoltà logistiche che la gente del comprensorio sperimenta ogni giorno. A dare man forte alle rivendicazioni anche Alessandro Sirianni del comitato sorto in difesa dell’ospedale di Soveria Mannelli.

Dal palco è nata la proposta di unire gli sforzi dei quattro centri nei quali il piano della Regione prevede i cosiddetti “ospedali di montagna” (Serra San Bruno, San Giovanni in Fiore, Soveria Mannelli e Acri) per parlare un’unica lingua con il governatore Scopelliti.

La proposta è stata accolta e ora si darà vita a una sorta di coordinamento unitario tra tutti i comitati che in Calabria reclamano una sanità più efficiente, anche se con meno sprechi, una sanità che non penalizzi le periferie e i territori geograficamente più marginali.

Tra tanta gente che ha sfilato, non c’erano né il sindaco Bruno Rosi né altri rappresentanti della maggioranza di centrodestra che hanno preferito non aderire.

Sull’ospedale, nei giorni scorsi, è intervienuto anche lo Slai-Cobas, suggerendo una più equa distribuzione dei lavoratori e, soprattutto, una maggiore efficienza nei servizi resi dal servizio di riabilitazione.

«Il dottor Carlo Truscello – scrive lo Slai Cobas in un comunicato – responsabile del servizio di riabilitazione Asp, ha destinato le fisioterapiste che garantivano l’attività ambulatoriale di riabilitazione nell’ospedale di Serra San Bruno al reparto di lungodegenza della stessa struttura per le esigenze fisioterapiche dei lungodegenti, interrompendo di fatto il servizio ai pazienti ambulatoriali con patologie croniche.

L’attività riabilitativa viene programmata dalle 7.30 alle 11 per i pazienti esterni considerati “urgenti”, dalle 11 alle 14 per i pazienti ricoverati in lungodegenza, mentre i pazienti esterni affetti da patologie gravissime e croniche si vedono sospeso il servizio o nella migliore delle ipotesi vengono dirottati ad altre sedi, addirittura Tropea che dista da Serra San Bruno, tra andata e ritorno, circa tre ore di auto».

Allo stato, l’organico in forza al servizio di riabilitazione risulta composto da appena due unità lavorative a tempo pieno, di cui una con funzioni di coordinatrice. A queste si aggiungono due precarie part-time di cui una effettua metà orario sul territorio.

A parere del sindacato, tale forza lavoro è assolutamente insufficiente a coprire l’attività ambulatoriale. «Infatti – sostiene lo Slai Cobas – appare del tutto scontato come il personale impiegato risulti assolutamente sottodimensionato rispetto alle reali esigenze dei pazienti interessati, non essendo possibile che due addette riescano, nel normale orario di lavoro, a soddisfare le esigenze terapeutiche dell’utenza».

Al fine di evitare alla collettività i gravi disagi che derivano da questa situazione, il sindacato chiede espressamente l’urgente adeguamento dell’organico attualmente in forza alla struttura ospedaliera di Serra San Bruno, che andrà implementato con un numero di fisioterapisti sufficiente a far fronte alle reali esigenze dell’utenza.

di Francesca Onda

da gazzettadelsud.it

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