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Quando il pizzo diventa vendita forzata – Arrestati Cesare Gualtieri e il figlio Nicola per avere costretto un noto commerciante della città a comprare le loro costose scarpe Hogan – Preso a pugni l’imprenditore non cede e va dai carabinieri. La minaccia: vuoi vedere che t’ammazzo mò?!

LAMEZIA TERME – Avevano messo su un singolare sistema per farsi consegnare dei soldi da un commerciante che stanco di subire i soprusi ai quali era sottoposto ha chiesto aiuto ai carabinieri. Dopo circa un mese d’attività investigativa i malviventi sono stati arrestati con l’accusa di tentata estorsione aggravata in concorso. Protagonisti di queata “impresa estorsiva” Cesare Gualtieri, 42 anni ed il figlio Nicola, di 19, finiti in manette nella notte di martedì.

Ad andarli a prendere a casa sono stati i carabinieri della locale Compagnia in esecuzione di un provvedimento emesso dal giudice delle indagini preliminari Carlo Fontanazza, che ha accolto in pieno la richiesta d’arresto del sostituto procuratore.

Il Gip ha quindi ritenuto importante emettere l’ordinanza in quanto dalle indagini sono emerse le esigenze cautelari, per la particolare gravità della condotta, peraltro realizzata nei confronti di imprenditore commerciale, con violenza e minacce facendo così emergere un comportamento non isolato ma sintomatico di un a certa non occasionalità della condotta, quindi del pericolo di recidivanza, atteso che, scrive il Gip «Cesare Gualieri è gravato da precedenti penali ed il fatto a lui addebitato», sarebbe stato commesso «mentre l’uomo è sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno».

In pratica padre e figlio, in concorso tra loro, con violenza e minacce volevano costringere un noto commerciante d’abbigliamento della città a comprare una quarantina di paia di scarpe Hogan da 240 euro ciascuno. Secondo l’accusa i due pretendevano che il commerciasse pagasse in contanti e senza scontrino fiscale.

Secondo gli investigatori Cesare Gualtieri, alla presenza del figlio Nicola, con un calcio ha colpito violentemente lo sportello dell’Audi dell’impreditore, che ha preso anche un pugno in faccia, tra la mandibola e l’orecchio. «Vuoi vedere che t’ammazzo mò”, avrebbe detto Gualtieri padre alla vittima.

La ricostruzione dettagliata dell’episodio è stata fatta dai carabinieri dopo la denuncia del commerciante. Circa venti giorni prima del fatto, Nicola Gualtieri si presentò nel negozio con un paio di costose scarpe Hogan chiedendo soldi in cambio. Una richiesta che dopo «alcune perplessità per l’assenza dello scontrino, il commerciante soddisfò, «invitando però Gualtieri a non presentarsi più con simili pretese».

Un invito che il giovane non accettò: «Tornò al negozio con un altro paio di scarpe e con un’analoga richiesta di denaro», scrive il giudice, «alla quale il titolare del negozio, dopo aver tentato di resistere, acconsentì conscio di avere a che fare, come riferito in sede di sommarie informazioni, con un membro di una famiglia nota per vicende di mafia».

Non contento di quanto accaduto, “Gualtieri, a distanza di pochi giorni, si ripresentò in negozio, chiedendo di poter cambiare (con restituzione del denaro) un altro paio di scarpe ed una camicia, dicendo al titolare del negozio che aveva a casa altre 30 o 40 paia di scarpe da cambiare in denaro». A questa richiesta il commerciante rispose «che non poteva acconsentire, che di certo un così grande numero di scarpe non potevano essere state comprate nel suo negozio, ma erano di provenienza illecita, e minacciò anche di chiamare la polizia».

Nicola Gualtieri andò via. Ma il 28 agosto scorso, accompagnato dal padre Cesare, incrociarono in macchina il commerciante, guardandolo in modo minaccioso. Cesare Gualtieri, secondo gli inquirenti, prima diede un calcio allo sportello della vettura del commerciante per poi sferrare un pugno al volto della vittima. L’imprenditore, visibilmente scosso ed intimorito, raccontò l’episodio ad una pattuglia dei carabinieri in transito nella zona facendo scattare le indagini.

Il giudice delle indagini preliminari, l’altro ieri, riconoscendo i gravi indizi di colpevolezza e ritenendo sussistere le esigenze cautelari riguardo ai due, ha emesso la misura cautela della custodia in carcere per il padre e degli arresti domiciliari per il figlio.

di Giuseppe Natrella

da gazzettadelsud.it

3 commenti

  1. Davide 11 febbraio 2012 alle 06:55

    VALRIO/A … CHI VIVRA’ VEDRA’ :-) 3 MI SEMBRA SONO GIA’ CAPOTTATI, O NO? :-) occhio a non farti capottare pure tu :-) … cmq x onor d’informazione io i muccusi i canusciu buani :-) by by paladino della morte!

  2. VALERIA 5 febbraio 2012 alle 18:38

    anvedì un pò davide che pensiero che hai espresso davvero inquietante!!!! devi essere davvero un “P O R C O” a giudicare le persone senza conoscerle… un detto che genera la nostra SPENDIDA città è ( MAI GIUDICARE LE PERSONE SENZA AVERLE PRIMA CONOSCIUTE ) te l ho detto in italiano … per non dirtelo in NICASTRESE !!! e bene si! chi si ha li c***i sua campa cent’anni “”"”"” ahaahahahahahahahah :D

  3. Davide 22 settembre 2011 alle 13:22

    Pensa tu nelle mani di chi è finita la splendida città di Lamezia …
    I MUCCUSI!!!!!
    E pensare che gli stessi Torcasio li avevano condannati a morte – Cmq sia sarà solo una lunga AGONIA … la storia dice questo!

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