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I truffatori pagavano il “pizzo” alle cosche mafiose – Francesco Galdi doveva passare parte del denaro guadagnato con i raggiri alle consorterie della ‘ndrangheta attive nell’area urbana – Il collaboratore rivela: Francesco Marincolo venne assassinato per vendicare la morte di “Bella Bella”

COSENZA – Il “dottore” di Figline Vegliaturo alloggiava allo Sheraton di Roma. Amava le comodità come i ricchi imprenditori emiliari. Partiva da Bologna diretto in Calabria per rapportarsi ai Chirillo di Paterno Calabro, ai quali era legato da un debito in denaro contratto un paio d’anni addietro, e per non stancarsi si fermava nella Capitale. In un elegante albergo a cinque stelle. Galdi è stato – per sua stessa ammissione – un “maestro” della truffa. Prima agiva nel Cosentino, poi ha deciso di espandersi scegliendo come terreno d’azione il Settentrione.

Nell’area del capoluogo e nel Savuto, però, il “dottore” potè agire in autonomia solo per un periodo abbastanza contenuto. La ‘ndrangheta, infatti, gli chiese conto di tutto quel denaro incassato raggirando piccole e grandi ditte.

«Intervenne il nuovo gruppo organizzato a Cosenza – ha raccontato Galdi al pm antimafia Vincenzo Luberto – del quale io non facevo parte e mi fece presente delle precise richieste estorsive. Il principio imposto era che chiunque volesse consumare truffe doveva pagare».

Il pentito, nel verbale redatto il 13 settembre scorso, riferisce pure della nuova geografia dei clan e asserisce che il gruppo Cicero di San Vito sarebbe stato «tagliato fuori per di un ammanco di denaro» dalla gestione delle questioni criminali.

Galdi parla pure di una estorsione compiuta in danno di una grande azienda di costruzioni di Parma, impegnata nei lavori ammodernamento dell’A3. Il suo compito, nelle veste di “delegato” per le questioni emiliano-romagnole, fu quello di recapitare alla sede centrale dell’impresa un pacco bomba.

«Nel 2008, su richiesta di Romano Chirillo – afferma il collaboratore – confezionai un pacco con del materiale elettrico, dei fili elettrici…Lo confezionai insieme con Gennaro Consolazio (pure lui pentito n.d.r.) misi dentro la testa di uno scheletro, del das che poteva sembrare plastico inserito con degli spinotti e lo feci recapitare tramite un corriere alla “Pizzarotti”.

Non avemmo piu’ più notizie. I giornali non ne parlarono, non successe nulla. Io chiesi più volte a Romano se c’erano stati appunto dei risultati, se qualcuno si fosse rivolto giù per vedere di risolvere la situazione, come si fa in genere nelle estorsioni, ma di questo fatto non seppi più nulla».

Il “dottore”, ricavandosi forse un ruolo da boss che non ha mai realmente avuto, parla al magistrato inquirente delle sue conoscenze su alcuni omicidi avvenuti nel Cosentino. Si tratta di notizie apprese da altri anche perchè Galdi non è mai stato un “azionista”, né ha mai avuto la caratura d’un padrino.

«Francesco Marincolo venne ucciso – racconta il pentito – per vendicare la morte di Francesco Bruni “Bella bella”». Il collaboratore non aggiunge particolari. È probabile che l’abbia fatto in successivi interrogatori…

di Arcangelo Badolati

da gazzettadelsud.it

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