COSENZA – Via degli Stadi a Cosenza diventa una specie d’imbuto all’imbrunire. Un imbuto nel quale si stringono migliaia di auto che sembrano impazzire incolonnate l’una dietro all’altra. Un caos che il quartiere, una distesa di case che non è periferia ma neppure centro, è costretto a subire dall’alba al tramonto. Un quartiere che ieri sera ha assistito impietrito all’esecuzione d’un uomo, un trentatreenne, Giuseppe Ruffolo, imprenditore titolare d’una ditta di autotrasporti, sposato con due figli e uno in arrivo, sorpreso a bordo della sua Alfa Romeo 156 di colore nero da un commando in moto che gli ha scaricato addosso 6 colpi di pistola.
Almeno quattro proiettili sono andati a bersaglio ferendo mortalmente la vittima, al braccio sinistro, all’addome e alla spalla. Un agguato che puzza di ‘ndrangheta anche se l’arma dei killer, una pistola calibro 7,65, non è abitualmente in dotazione alle ‘ndrine che in passato avevano ucciso con la più affidabile 9×21.
Un delitto che gl’inquirenti sembrano inquadrare nel recinto d’un regolamento di conti. Forse, una punizione per uno sgarro, per una “mancanza”. I boss non perdonano le offese. Chi sbaglia paga: è la legge che regna nel mondo della malavita organizzata.
Ruffolo ha pagato, evidentemente, con la sua vita l’errore d’aver mancato di rispetto al padrino. E così, ieri sera, la ‘ndrangheta è tornata a uccidere in città, a distanza di sette anni dall’ultimo morto ammazzato.
Era il 28 luglio del 2004 quando, di primo mattino, quando venne fulminato, in via Lazio, Francesco Marincolo, uomo dei clan. Ieri, l’omicidio di Giuseppe Ruffolo, un imprenditore, non inserito negli organigrammi della malavita anche se portava addosso ancora i segni d’un fresco precedente per usura.
Nel marzo dello scorso anno era stato arrestato, insieme al padre, Francesco, con il quale condivideva la titolarità della ditta di autotrasporti di famiglia, per la storia d’un finanziamento concesso a un dipendente della Regione all’ipotetico tasso usuraio del 5% mensile. E anche dall’esplorazione nel mondo dei prestiti a strozzo, sperano di ricavare utili elementi i detective della Mobile, guidati dal vicequestore Fabio Ciccimarra, che si occupano delle indagini sull’omicidio.
Un delitto in mezzo a decine di testimoni impauriti che hanno visto quei killer arrivare all’improvviso, su uno scooterone e far fuoco all’impazzata contro quella macchina, trasformando via degli Stadi in un inferno poco dopo le 19.20. Ruffolo aveva appena lasciato la sede della ditta ed era incolonnato, quasi all’altezza dell’imbocco del tunnel che lega piazza Europa a via degli Stadi, nella fila di vetture che premeva verso il centro c’erano tante auto.
Tante auto e soprattutto tanta gente ancora in giro tra le insegne illuminate dei tanti negozi della zona in una serata umida e leggermente ventilata. La moto con quei due cani rabbiosi in sella è arrivata da “San Vito” e ha affiancato la vettura nera dell’imprenditore proprio davanti alla tabaccheria ricevitoria affollata dagli scommettitori del superenalotto. Il sicario che stava seduto dietro ha sfilato la pistola dalla cintura e ha premuto il grilletto sei volte per placare la rabbia del boss.
Ruffolo ha tentato di mettersi in salvo uscendo dalla portiera del lato passeggero mentre i killer sono spariti nel traffico velocemente tra le urla della gente terrorizzata. Il trentatreenne sanguinante è stato caricato da una Lancia Y di passaggio e trasportato d’urgenza in ospedale ma all’”Annunziata” è arrivato praticamente morto. Ai medici del Pronto soccorso non è rimasto altro che certificare l’avvenuto decesso per «arresto cardiocircolatorio in seguito a emorragia».
«Omicidio» gracchiano le radio delle Volanti che ci hanno messo poco ad arrivare in via degli Stadi. È un omicidio anche se tanta di quella gente che dai negozi e dalle case è scesa per strada ancora non lo sa.
In molti credono che l’autista dell’Alfa nera abbia cercato riparo là intorno. Pensano alla casa delle suore che sorge proprio sulla strada. Poi, finalmente, una donna che trema ancora di paura perchè, forse, ha visto tutto, confessa d’aver «visto solo quell’uomo sanguinante salire su una macchina e andare verso l’ospedale».
Il sostituto commissario Gianfranco Gentile in serata ha sentito lei e un’altra mezza dozzina di persone spaventate che hanno visto o sentito qualcosa anche se non è sembrato abbastanza per cercare di risalire agli assassini che hanno lasciato poche tracce. Di loro resta solo lo scooterone che, in serata, è stato ritrovato distrutto dalle fiamme nel bosco di Rovito, alle porte della città.
Lo hanno recuperato quelli della Protezione civile regionale che erano intervenuti pensando a un incendio boschivo. E, invece, tra le fiamme è spuntato il ciclomotore che è stato sottoposto a sequestro per ordine del pm Giuseppe Cozzolino che si occupa del caso.
di Giovanni Pastore
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