COSENZA – Gli investigatori sono sulle tracce dell’assassino di Giuseppe Ruffolo, l’imprenditore trentatrenne ucciso gioved sera a Città 2000. Gli errori del killer e il racconto d’un supertestimone, assieme al fiuto dei poliziotti della squadra mobile, hanno permesso d’imboccare una pista giudicata «assai interessante». Sabato sono state perquisite le abitazioni di alcuni elementi sospetti nell’area urbana, e pare siano stati anche portati via degli indumenti per verificare l’eventuale presenza di tracce di polvere da sparo.
Il riserbo degli inquirenti resta fitto, però l’impressione è che il cerchio si stia stringendo. Cosa resterà incastrato lo sapremo solo nei prossimi giorni.
Stamattina, intanto, una dettagliata relazione finirà sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica, Giuseppe Cozzolino, che coordina le indagini condotte dagli agenti della Mobile agli ordini del vice questore Fabio Ciccimarra e del sostituto commissario Gianfranco Gentile.
Al cuore degli accertamenti restano i due noccioli che sin dai momenti successivi al delitto, alle 19.15 di giovedì, inchiodano gli accertamenti dei poliziotti.
Anzitutto il litigio che il trentatrenne ha avuto poco prima dell’agguato mortale, probabilmente per una richiesta di soldi, una “tassa” che l’imprenditore non ha voluto pagare tanto da aggredire chi s’era permesso di chiedergliela. E poi lo scooter Yamaha Majesty in sella al quale l’assassino ha colpito Ruffolo bloccato nel traffico al volante della sua fiammante Giulietta nera.
Il proprietario della moto, già individuato così come quanti hanno usato il mezzo negli ultimi mesi, è stato sentito dagli agenti ai quali però pare avere dato una versione non troppo convincente. Stesso discorso per gli altri cinque, tutti cosentini, che si sono passati di mano in mano il dueruote.
Attorno a questi due elementi sono avvinghiate anche le verifiche che puntano a portare a galla il movente dell’omicidio. Gli inquirenti hanno ascoltato la versione dei congiunti di Ruffolo che era stato da poco rimesso in libertà dopo l’arresto del marzo 2010, quando finì in manette anche il padre, per una storia d’usura. Pure su questo terreno gli agenti stanno lavorando con attenzione, così come non stanno tralasciando altre ipotesi che però col passare dei giorni perdono consistenza.
Non sono state appurate tracce significative sul telefono cellulare del trentatreenne, recuperato nell’auto. Sfogliando i contatti relativi alle ore precedenti all’agguato i poliziotti hanno trovato contatti solo con amici e familiari. Nient’altro. Qualcosa in più è invece venuta fuori dal foglietto contenente nomi e cifre che Ruffolo aveva in tasca e che è stato anch’esso sequestrato dagli investigatori, così come altri oggetti personali.
Sono controllati con pazienza i filmati delle telecamere del sistema di videosorveglianza comunale e quanto ripreso da alcune attrezzature appartenenti a negozi di tutta l’area alla ricerca anche d’un solo fermo immagine che contenga lo scooterone Yamaha e il suo guidatore, magari un attimo prima che si calasse sul volto il caso integrale che lo ha reso irriconoscibile.
di Domenico Marino
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