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Il marito: hai distrutto la nostra famiglia – La lettera inviata nei giorni scorsi dal carcere di Sulmona da Rocco Palaia a Giuseppina Pesce – «Non credo che ti daranno la protezione. Spero che Dio ti illumini»

REGGIO CALABRIA – L’ultima lettera di Rocco Palaia alla moglie Giuseppina Pesce. Una lettera depositata dal pubblico ministero Alessandra Cerreti agli atti del processo “Al inside” che si sta celebrando davanti al Tribunale di Palmi. Il documento scritto a stampatello in un italiano approssimativo dal marito della collaboratrice di giustizia, secondo l’accusa, contiene rimproveri e velate minacce.

Rocco Palaia, reduce da una degenza ospedaliera dopo un intervento chirurgico, ha redatto la missiva lo scorso 15 settembre nella sua cella nel carcere di Sulmona rimproverando alla moglie di essersi disinteressata delle sue condizioni di salute.

«Puoi immaginare come sto – scrive l’uomo che si sente trascurato dalla consorte anche per la scelta di riprendere la collaborazione con la giustizia – ma non so se ti interessa. Ho saputo che stai facendo colloqui, me l’hanno detto all’ospedale. Mi domando da tanto tempo come mai tu ti sei, anzi ci hai rovinato la vita a tutti».

Palaia continua parlando dei tre figli (due femmine e un maschio) avuti da Giuseppina Pesce, figlia di Salvatore Pesce che gli inquirenti definiscono come uno dei vertici dell’omonimo sodalizio di ‘ndrangheta che da anni imperversa su Rosarno: «Solo a stare con i figli e non facevi colloqui, avevo pensato di fare un annuncio sul giornale e quando ho saputo ho bloccato tutto e niente so che ti trovi a Paliano. Ti voglio chiedere un favore, se ti è possibile, lo so che figli sono tutti uguali, che se ti dovessero dare la protezione, cosa che non credo più, se mi potevi lasciare il maschietto. Ha bisogno di essere seguito a scuola e deve andare al doposcuola».

Rocco Palaia poi chiede alla moglie di non metterlo in cattiva luce con i suoi congiunti e di non attribuirgli iniziative che non ha mai preso e non intende prendere: «L’altro giorno – si legge nel documento –, in una lettera a tua madre dicevi che avevi problemi con me, che voglio la separazione. Io questa parola non l’ho mai detta e pensata. Io la testa ce l’ho sulle spalle e favoritismi non ne faccio a nessuno. Io ho bisogno di mia moglie e dei miei figli. Nient’altro. E non credo che sto chiedendo la luna».

Rocco Palaia suggerisce alla consorte: «Se ha bisogno di qualcosa scrivi a mio padre. Se lui ti potrà aiutare lo farà. Di me non so se tu puoi tenere conto». La lettera continua con la manifestazione di una preoccupazione: «Non vorrei un giorno ritrovarmi in qualche problema per fatti in cui non c’entro. E non è da pretendere, credo. E non pensare che queste parole non mi facciano male. La mattina quando mi alzo la prima sei tu che mi vieni in mente. Purtroppo è andata così e pensa che tu dovevi essere già fuori già da quando stavi a Lecce, con la legge che è cambiata, dei figli che da tre hanno portato a sei anni».

Rocco Palaia rimprovera la moglie: «Ma tu non hai voluto aspettare, o non ti hanno fatto aspettare. Ora è andata ormai e io ho una famiglia distrutta nel vero senso della parola».

La lettera prosegue con un’ammonizione: «Ma Dio c’è ed è pure grande». Prima della conclusione: «Ti lascio con un abbraccio e spero che Dio di illumini».

di Paolo Toscano

da gazzettadelsud.it

1 commento

  1. Davide 27 settembre 2011 alle 16:53

    Tenetelo dentro e buttate le chiavi … questi “esseri” non possono e non devono vivere nella società. Sulmona è il suo habitat naturale!

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