CORIGLIANO (CS) – Venti luglio 2010. All’alba di quel giorno finiscono agli arresti 86 persone, le accuse vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso allo sfruttamento della prostituzione, passando per estorsione, usura, traffico e spaccio di droga. A distanza di un anno tutto sarà ricostruito in due diverse aule di tribunale.
Maurizio e Fabio Barilari, Antonio e Roberto Presta, Saverio Magliari, Pabon Maldonado e Mohamed Zidan, sette in tutto, sono gli imputati per i quali si apre, questa mattina a Rossano, il rito ordinario del processo “Santa Tecla”, che ha finito per l’essere una specie di costola minore, visto che tutti gli altri imputati (che sono più di ottanta) hanno optato per il rito abbreviato che si aprirà il 5 ottobre.
E se al rito ordinario gli imputati sono pochi, a far parlare di grandi numeri sono i testimoni chiamati in aula dalla pubblica accusa e dalla difesa; qualcosa come centoquaranta ne ha convocati il pm Vincenzo Luberto, magistrato titolare dell’inchiesta, e completano il quadro quelli chiamati invece dal collegio dei difensori.
Lo scopo della difesa sarà quello di tentare di disinnescare le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Carmine Alfano e Vincenzo Curato, che hanno tirato in ballo nella presunta organizzazione criminale coriglianese i fratelli Barilari e numerosi imprenditori della Sibaritide e di Corigliano.
È attesa, dunque, una lunga sfilza di politici, imprenditori e professionisti che saranno sottoposti alle domande di accusa e difesa, chiamati a chiarire circostanze poco chiare e accuse compromettenti che arrivano dalle dichiarazioni delle gole profonde. Inevitabilmente l’attenzione si concentrerà maggiormente sul gioielliere Giuseppe Curto, chiamato a testimoniare in merito alle presunte estorsioni subite sia nella sua gioielleria che nella costruzione della struttura ricettiva l’Airone.
Ed è proprio in merito a quest’ultimo episodio che saranno chiamati a rispondere anche Franco e Mario Straface, per i quali si aprirà il processo il 5 ottobre a Catanzaro, con il rito abbreviato. A difendere i fratelli Straface sarà l’avvocato Emanuele Monte il quale, in fase di udienza preliminare, ha chiesto e ottenuto una perizia tecnica di parte in grado di ricostruire lo stato patrimoniale della famiglia Straface, che tra gli indagati a piede libero vede diversi parenti dei due imprenditori tra figli, nipoti, sorelle e cognati. Le udienze del 5 e 6 ottobre con rito abbreviato, saranno dedicate interamente all’esame dei testi di accusa e difesa.
Tra le testimonianze attese in dibattimento ci sono ancora quelle di Pietro Paolo Oranges, imprenditore nel settore edile, e dell’esponente dell’Udc Cataldo Russo, che avrebbero subito alcune estorsioni dai Barilari, stessa cosa anche per ”imprenditore Franco Vecchio.
A richiamare ancor di più l’attenzione è, inevitabilmente, la presenza di una fetta della classe politica cittadina tra cui l’ex sindaco Pasqualina Straface, Vincenzo Taverna, Sergio Garasto, Antonio Caravetta, Gioacchino Campolo, Franco Bruno tutti ex consiglieri comunali e provinciali accusati dai pentiti di avere, nelle ultime due campagne elettorali per le elezioni amministrative di Corigliano e per il rinnovo del consiglio provinciale, chiesto e pagato voti a Maurizio Barilari.
Poi ancora gli ex consiglieri Placido Malagrinò, Franco Cirò e Giovanni Putortì dovranno riferire sui rapporti intercorsi con Carmine Alfano e Maurizio Barilari e se si sono rivolti a questi per l’affissione dei manifesti nella campagna elettorale. Testimoni, questi ultimi, che non sono indagati.
di Luigi Carbone
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