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Duplice omicidio, è stata una vendetta – I carabinieri non tralasciano nessuna pista ma privilegiano l’ipotesi dell’esecuzione mafiosa – Oggi pomeriggio l’autopsia sui corpi di Carmelo e Francesco Donato

TAURIANOVA(RC) – Perquisizioni ed interrogatori ancora non hanno dato i frutti sperati nelle indagini sul duplice omicidio dei fratelli Carmelo e Francesco Donato. I carabinieri della compagnia di Taurianova, operanti sotto le direttive del capitano Giulio Modesti, ed in special modo gli investigatori del nucleo operativo diretti dal tenente Marco Filippi, hanno proceduto a continui interrogatori di parenti, amici e conoscenti dei ragazzi.

Il laborioso lavoro investigativo ha portato al momento solo ad acquisire qualche elemento in più, non certo a privilegiare una pista piuttosto che un’altra. Sembra che ci sia una matrice mafiosa dietro questo efferato crimine. Ma cosa ha scatenato tanta ferocia? Quale vendetta c’era da raggiungere in modo così violento?

I due ragazzi uccisi, stando quanto riferito dagli inquirenti, pur non avendo dei precedenti penali veri e propri, erano comunque dei soggetti che in qualche modo erano “attenzionati” dalle forze di polizia. Pare che a loro carico vi fosse qualche denuncia, ma per reati tutto sommato minori.

Di certo gli inquirenti non stano tralasciando nulla, ivi compresi gli episodi delittuosi che avevano visto vittime il padre dei due e lo zio, rispettivamente nel 2000 e nel 2001. Numerose persone sono state sentite sia a Varapodio sia nel comando compagnia di Taurianova, dove gli uomini del Norm hanno ascoltato le persone più vicine ai due giovani.

L’orario dell’agguato sembra ormai esser stato fissato con un sufficiente grado di precisione attorno alle 7 del mattino. Mentre Francesco, colpito al petto, alla mano sinistra ed al braccio destro è morto quasi all’istante, stramazzando al suolo dal trattore sul quale viaggiava con fratello, quest’ultimo ha resistito un paio di ore in più, sebbene in condizioni disperate, accusando anche la fuoriuscita di materia cerebrale per esser stato colpito pure alla testa, oltre che al petto ed all’addome.

Sembra ormai probabile che a sparare siano stati in due, entrambi con fucile calibro 12 caricato a pallettoni, la classica lupara. I killer, a conoscenza degli spostamenti dei due Donato, avrebbero atteso dietro un grosso albero di ulivo il passaggio delle loro vittime ed al momento opportuno avrebbero scaricato cinque colpi puntando a parti vitali e quindi con l’intento di uccidere senza lasciare scampo.

Sembra altresì certo che nessuno abbia assistito all’agguato. Il congiunto col quale i due fratelli Donato avrebbero dovuto tagliare la legna nel fondo di una terza persona non era con loro, forse era già sul posto di lavoro.

Solo attorno alle otto un contadino di passaggio ha visto il trattore in mezzo alla stradina ed i due corpi esanimi ed ha dato l’allarme. Qualche elemento in più si spera di raccoglierlo dall’esito dei rilievi scientifici compiuti sulla scena del crimine e dall’esame autoptico previsto per oggi pomeriggio a Reggio Calabria.

di Domenico Zito

da gazzettadelsud.it

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