REGGIO CALABRIA – Undici condanne e una sola assoluzione. In estrema sintesi è questa la decisione del gup Roberto Carrelli Palombi a conclusione del troncone degli abbreviati del processo “Leone”. Un processo nato dall’inchiesta della Dda reggina sulle attività di un’associazione che prosperava all’ombra della ‘ndrangheta, con base operativa nel Basso Jonio e diramazioni nella Locride, finalizzata a favorire l’ingresso clandestino di extracomunitari (quasi tutti indiani) sul territorio italiano e il loro sfruttamento, sfociato in una maxi operazione con 56 arresti e oltre 100 indagati.
In sede di udienza preliminare la maggior parte delle persone coinvolte aveva scelto di definire la propria posizione con il rito ordinario. In dodici, invece, avevano optato per l’abbreviato, assicurandosi, in caso di condanna, lo sconto di un terzo della pena. E ieri, al termine del processo, il gup Carrelli Palombi ha distribuito 11 condanne a complessivi 39 anni 6 mesi di reclusione e multe per un importo pari a 379 mila euro.
Nell’elenco dei condannati spiccano i nomi di Vincenzo Spizzica e Pasquale D’Ettore. Spizzica, 59 anni, veterinario, di Fossato Jonico, consigliere comunale di maggioranza a Montebello Jonico, rispondeva di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso. È stato condannato a 4 anni di reclusione e 24 mila euro di multa.
D’Ettore, 54 anni, consulente fiscale, ex patron del Locri Calcio, la squadra che lottava per la C2. Fino a pochi giorni prima dell’arresto nell’ambito dell’operazione “Leone” aveva fatto parte della dirigenza. È stato condannato a 5 anni di reclusione e 50 mila euro di multa.
Condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione Carmelo Spizzica, figlio del veterinario, a sua volta accusato di concorso nel favoreggiamento dell’immigrazione.
Inoltre, escludendo l’aggravante dell’articolo 7 (natura mafiosa del reato) e concesse le attenuanti generiche il gup ha condannato Amelia Alati a 3 anni 4 mesi e mille euro di multa; Sebastiano Maesano a 4 anni e 80 mila euro; Asif Mehmood a 4 anni; Giacomo Micheletta a 3 anni 4 mesi e 100 mila euro; Giuseppe Nucera 2 anni 4 mesi e 80 mila euro; Preziosa Carmela Romeo a 5 anni e 20 mila euro; Paolo Siclari a 3 anni e 4 mesi; Pietro Surace a 3 anni e 4 mesi.
Tutti gli imputati sono stati, inoltre, condannati al pagamento “pro quota” delle spese processuali e di custodia cautelare. A Pasquale D’Ettore e Preziosa Carmela Romeo sono state applicate le pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dell’interdizione legale per la durata della pena.
Nei confronti di Amelia Alati, Sebastiano Maesano, Giacomo Micheletta, Paolo Siclari, Vincenzo Spizzica, Pietro Surace è stata disposta la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Amelia Alati e Vincenzo Spizzica sono stati condannati al risarcimento del danno in favore della parte civile. Domenico Benedetto, su conforme richiesta dei pubblici ministeri Antonio De Bernardo e Marco Colamonici, è l’unico assolto dal gup che si è riservato i canonici 90 giorni per il deposito della motivazione.
I rappresentanti dell’accusa avevano chiesto undici condanne a pene per poco meno di 77 anni di carcere. Per dieci imputati era stata chiesta anche l’irrogazione della multa prevista dalla normativa, ovvero 15 mila euro per ogni straniero fatto entrare clandestinamente sul territorio italiano.
L’operazione “Leone” era scattata il 3 febbraio del 2010. A conclusione di un’indagine condotta dal Commissariato di Condofuri Marina era stata smantellata un’organizzazione che, secondo l’accusa, utilizzava contratti di assunzione fasulli, richiesti da imprenditori compiacenti a favore degli stranieri. Il tutto avallato dalla complicità da impiegati di uffici o servizi pubblici, in particolare mediatori culturali dello Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura, l’Ufficio del lavoro e l’Anolf della Cisl che permettevano agli interessati di richiedere il visto per entrare in Italia e il conseguente permesso di soggiorno.
Per la gestione dell’organizzazione si era rivelata fondamentale la complicità di una ventina di professionisti, tra imprenditori e commercialisti, e di tre dipendenti dell’Ufficio provinciale del lavoro di Reggio Calabria.
In sintesi
L’OPERAZIONE.
Denominata “Leone”, l’operazione era stata condotta dalla Polizia il 3 febbraio dello scorso anno e aveva portato all’arresto di 56 persone.
L’ACCUSA.
Le persone coinvolte nell’inchiesta della Dda sono accusate di aver fatto parte di un’organizzazione attiva sul litorale jonico reggino e finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina.
IL PROCESSO.
In sede di udienza preliminare solo 12 imputati hanno scelto il rito abbreviato. In undici sono stati condannati a complessivi 39 anni e 6 mesi di reclusione e multe per 379 mila euro.
di Paolo Toscano
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