COSENZA – Anna era uno dei quattrocento “fantasmi” del “Papa Giovanni”. Uno di quei 400 disperati sepolti vivi nella vergogna di Serra d’Aiello. Anna eè stato un numero progressivo annotato sul registro del manicomio dal 1992 al 2009. Diciassette anni di ricovero nel “Papa Giovanni”, prima d’essere trasferita a “Villa Igea”, a San Fili dopo il crac dell’istituto della Diocesi di Cosenza. La sua patologia è simile a quella di tutti gli altri pazienti dell’istituto d’assistenza: «insufficienza mentale».
Una malattia che l’accompagna dalla nascita e che non le ha mai permesso una esistenza autonoma. Ma la sua vita s’è improvvisamente complicata lo scorso 16 settembre a causa d’un incidente che l’ha privata di reattività. Probabilmente, cadendo in modo accidentale nella clinica, la giovane donna ha battuto violentemente il capo. E da quella sera non s’è più ripresa. Anna è in coma profondo da quella sera e le sue condizioni restano disperate.
I medici del reparto di Rianimazione dell’”Annunziata” non si sbilanciano e aspettano risposte terapeutiche che tardano ad arrivare. Intanto, però, s’è mossa la magistratura. Il pm Salvatore Di Maio ha aperto un fascicolo contro persone da identificare. Il reato ipotizzato è quello di «abbandono di persona incapace». La Procura ha già acquisito le cartelle cliniche e i “diari terapeutici” in attesa che un consulente faccia parlare quelle carte.
L’inchiesta è stata innescata dalla denuncia presentata dalla mamma della ragazza, una donna che s’è affidata all’avvocato Massimiliano Coppa, esperto in colpa medica. In particolare, la madre di Anna rileva come «all’atto del ricovero nel nosocomio cittadino, i sanitari riscontravano un grave trauma cranico con ematoma esteso, trattato chirurgicamente».
E, poi, l’accusa, naturalmente, ancora tutta da dimostrare: «Il trauma riportato da Anna era stato constato costatato dal personale operante nella casa di cura e dallo stesso totalmente ignorato, circostanza che, di fatto, ha peggiorato e, presumibilmente, reso irreversibile l’attuale condizione clinica sofferta da mia figlia».
Nella querela, la madre di Anna racconta la sofferenza della figlia e quei problemi cominciati a febbraio di quest’anno: «Nel corso delle lunghe permanenze negli istituti preposti alla cura di persone affette da gravi handicap, mia figlia non ha mai mostrato alcuna problematica rilevante.
Purtroppo, però, negli ultimi mesi, e, in particolare, da febbraio, mi sono resa conto che Anna presentava lesioni e traumi soprattutto, in corrispondenza della zona cranica. Alcune volte notavo ferite suturate con punti, edemi, ematomi. Segni di traumi che il personale della clinica ha sempre ricondotto a eventi accidentali.
Dunque, non solo mia figlia non era attentamente sottoposta alla doverosa vigilanza, quanto, per di più, di quello che le accadeva io non ero informata. Cose che ho segnalato al direttore sanitario che, di conseguenza, aveva invitato il capo sala a prestare maggiore attenzione».
di Giovanni Pastore
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