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Incassavano la pensione dei familiari morti – Tredici persone denunciate dalla Guardia di Finanza per aver indebitamente riscosso 155 rate per un importo di 130mila euro – Gli investigatori ipotizzano una truffa ai danni di Inps e Inpdap. Prese in esame oltre 55mila posizioni

VIBO VALENTIA – Riscuotevano con regolare delega oppure mediante canalizzazione su apposito conto corrente bancario o deposito a risparmio la pensione del familiare passato a miglior vita da tempo. Qualcuno lo faceva da circa otto anni, altri un pò di meno. Un modo come un altro per arrotondare il bilancio familiare e, nello stesso tempo, mantenere più vivo l’affetto per il caro estinto. La Guardia di Finanza, però, è andata a guardare la carte e non sono mancati i risultati concreti: in tredici sono stati deferiti all’autorità giudiziaria con l’accusa di aver riscosso indebitamente la bellezza di 155 rate di pensione Inps o Inpdap per un importo complessivo di 130mila euro.

In sostanza, la Procura della Repubblica, guidata da Mario Spagnuolo, presa visione degli atti dell’attività investigativa e del quadro accusatorio formulato dal Nucleo di polizia tributaria vibonese, ha emesso l’avviso di conclusione indagini a carico di tutte le persone indagate ipotizzando una truffa ai danni di Inps e Inpdap.

Per gli interessati, naturalmente, questo è il primo passo di un iter giudiziario che potrebbe riservare loro sorprese poco piacevoli. A fronte del risultato ottenuto, va rimarcato il certosino e capillare lavoro svolto dalle Fiamme gialle. Per mesi hanno spulciato tra fascicoli e carte, ma, soprattutto, facendo ampio ricorso al supporto di sistemi informatici, hanno individuato decine di casi sospetti sui quali hanno acceso i riflettori avvalendosi anche della collaborazione dell’Inps e dell’Inpdap.

Proprio dall’incrocio dei dati è arrivato il contributo più utile per chiarire ogni dubbio. Ma i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, forti delle loro conoscenze informatiche, sono andati oltre. Hanno, infatti, creato una banca dati ad hoc nella quale sono stati fatti confluire i nominativi di tutti i soggetti deceduti e regolarmente registrati negli uffici anagrafe di tutti i Comuni facenti parte della provincia di Vibo Valentia.

Tanto per avere un’idea dell’imponenza del lavoro svolto dalle Fiamme gialle basti pensare che sono state esaminate ben 55mila posizioni pensionistiche. Mesi di oscuro lavoro che, comunque, non ha deluso le aspettative.

Sono state, infatti, individuate ben 95 pensioni attive, sia Inps che Inpdap, intestate a persone scomparse da qualche tempo, ma per le quali risultavano ancora in vita regolari deleghe per la riscossione o per l’accredito diretto su conto corrente bancario o su depositi a risparmio.

Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria hanno dovuto, a questo punto, intensificare il loro impegno perchè tra le 95 pensioni attive non tutte venivano riscosse o trasferite su conto corrente. Le pensioni venivano, cioè, mensilmente messe in pagamento da Inps e Inpdap, ma a riscuoterle, alla fine, si presentavano soltanto tredici persone su novantacinque munite di delega.

In altre parole, i finanzieri hanno potuto accertare nel corso delle indagini che ottantadue persone titolari di delega con ogni probabilità erano responsabili solo di una semplice omissione: una volta morto il familiare non avevano presentato agli sportelli Inps o Inpad la comunicazione dell’avvenuto decesso lasciando così che la posizione pensionistica rimanesse attiva.

Tutti onesti, quindi? Tutti tranne tredici, secondo gli investigatori. Per loro non sarà facile difendersi dalle accuse che l’autorità giudiziaria formulerà in tempi brevi.

In un caso, peraltro, la situazione dell’interessato appare alquanto delicata. I finanzieri, infatti, dopo un accurato servizio di appostamento, hanno sorpreso una persona proprio nel momento in cui, presentatasi allo sportello delle Poste, stava incassando la pensione del familiare morto nel lontano 2003.

Espletati i controlli del caso emergeva una situazione non difficile da immaginare: ad intascare l’assegno pensionistico era la figlia del defunto. Regolarmente in possesso di apposita delega da ben otto anni si presentava allo sportello per intascare emolumenti che non le spettavano più.

Davanti al giudice la donna faticherà a trovare una giustificazione qualsiasi, ma probabilmente anche lo Stato faticherà a recuperare le somme versate specialmente se l’interessata dovesse risultare nullatenente.

Comunque vadano le cose, rimane in piedi il lavoro investigativo portato avanti dal Nucleo di polizia tributaria ancora una volta pronto a stroncare truffe e traffici illeciti. In passato nel mirino delle Fiamme gialle erano, tra l’altro, finite decine di persone che godevano di esenzione del ticket sanitario pur non avendone diritto.

di Pino Brosio

da gazzettadelsud.it

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