MARINA DI GIOIOSA (RC) – Cosche alle corde sul piano economico. La scure dei sequestri di beni mobili e immobili si è, difatti, inesorabilmente e pesantemente abbattuta sui vertici del potente e ramificato clan Aquino di Marina di Gioiosa Jonica. Nella mattinata di ieri, infatti, nel corso di una mirata e ragguardevole operazione anticrimine i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria e i militari del Gruppo di Locri, della compagnia di Roccella e dello Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria hanno apposto i sigilli a numerosi beni mobili e immobili, per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro, riconducibili – secondo gli inquirenti – ai due fratelli e boss della ‘ndrangheta, entrambi latitanti da circa un anno e mezzo, Giuseppe e Rocco Aquino, di 51 e 49 anni, ritenuti ai vertici dell’omonimo clan di Marina di Gioiosa.
Il sequestro preventivo di beni è stato notificato anche ad un altro gioiosano residente a Toronto (Canada), Vincenzo Tavernese, 56 anni, attualmente detenuto nel carcere di Catanzaro a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti (e nei confronti dei fratelli Giuseppe e Rocco Aquino, allo stato latitanti) a luglio del 2010 nell’ambito della maxi operazione anticrimine, lungo l’asse Locride- Calabria-Lombardia, nota col nome “Il Crimine”, ossia il blitz che è riuscito a smantellare vertici e sottovertici delle più note e pericolose cosche della ‘ndrangheta reggina e calabrese e dei clan “made in Calabria” trapiantati nel Nord Italia.
Il provvedimento di sequestro preventivo dei beni è stato emesso, a seguito di specifica richiesta della Procura distrettuale antimafia, dal Gip del Tribunale di Reggio.
Dall’operazione “Il Crimine”, comunque, sarebbe venuto a galla che proprio Rocco Aquino e Vincenzo Tavernese avrebbero preso parte alle riunioni organizzate tra i maggiori esponenti delle cosche del “Mandamento Jonico”, per la risoluzione delle diverse problematiche insorte all’interno della ‘ndrangheta documentate anche nelle altre attività investigative collegate.
In particolare quelle relative all’omicidio del boss Carmelo Novella di Guardavalle, ma trapiantato al Nord, in Lombardia, e ad una scissione interna al “locale” di Marina di Gioiosa Jonica con la nomina a capo società di Rocco Aquino, subentrato al congiunto Nicola Rocco Aquino.
In questo contesto – secondo i magistrati della Dda reggina – Rocco e Giuseppe Aquino sono risultati a capo del “locale” di ‘ndrangheta di Marina di Gioiosa Jonica, mentre Vincenzo Tavernese di una delle sette “famiglie” operanti nell’ambito del “locale di Toronto” (Canada), strettamente collegato, chiaramente, alla cosca Aquino, come era emerso – secondo gli investigatori dei carabinieri del Ros – a seguito dell’arresto di Giuseppe Coluccio, “fiore all’occhiello” del binomio malavitoso gioiosano Aquino-Coluccio, ammanettato, dopo diversi anni di latitanza, in Canada, a Toronto, il 7 agosto del 2008 dalla polizia locale e dai carabinieri del Ros.
Contestualmente e successivamente alla raffica di provvedimenti restrittivi (oltre 150) emessi a luglio 2010 nell’ambito dell’operazione “Il Crimine”, le indagini sviluppate nel settore patrimoniale sfociarono nei sequestri preventivi dell’hotel “Miramare” di Marina di Gioiosa, riconducibile ai fratelli Rocco e Giuseppe Aquino ma fittiziamente intestato – secondo i carabinieri e i magistrati della Dda di Reggio – ad alcuni prestanome e, a febbraio scorso, dell’hotel “Parco dei Principi” di Roccella Jonica, per un valore di circa 15 milioni.
Nelle strutture alberghiere – secondo i vertici del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria e i magistrati della Procura antimafia reggina – le cosche gioiosane Aquino-Coluccio e il clan Marando di Platì si sarebbero date da fare per investire parte dei proventi del narcotraffico, ottenendo tra l’altro l’illecita erogazione di un finanziamento europeo, previsto dal Patto territoriale della Locride, di circa 4 milioni.
Nel corso dell’operazione i carabinieri hanno anche scoperto nella villa di Giuseppe Aquino, un bunker in fase di realizzazione sotto il pavimento di una stanza, cui si accedeva attraverso una botola.
di Antonello Lupis
da Gazzetta del Sud
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