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Nei terreni confiscati si fa agricoltura etica – L’esperienza di Libera ad Isola Capo Rizzuto e nel Crotonese scelta da Legambiente come una delle storie positive della Calabria da valorizzare – Il consigliere regionale Magarò: «Questa iniziativa descrive una regione non abbastanza raccontata»

ISOLA CAPO RIZZUTO (KR) – Non basta confiscare i terreni alla ‘ndrangheta, e neppure riassegnarli. C’è un terzo passo da compiere: bisogna utilizzarli “eticamente”. Coltivando prodotti di qualità che siano frutto di un’agricoltura biologica, a basso impatto ambientale, che rispetti le regole di un mercato “pulito” ma anche quelle della terra e dell’ambiente. C’è anche l’esperienza in corso sui terreni confiscati del Crotonese tra le eccellenze e le buone pratiche evidenziate dalle tappe di “Caralabria”, la carovana con la quale Legambiente Calabria sta attraversando la regione alla ricerca di storie positive, che raccontano innovazione, bellezza e qualità.

E Isola Capo Rizzuto è stata scelta per approfondire un aspetto preciso del binomio tra ambiente e legalità che l’associazione del cigno ritiene “inscindibile”. Partendo dall’esperienza faticosa ma emblematica che un gruppo di associazioni, istituzioni e organizzazioni di categoria sta attuando nel territorio del Crotonese, con la costituzione di una cooperativa di giovani incaricati di gestire i campi sottratti alla ‘ndrangheta e i successivi frutti che ne deriveranno, Caralabria si è concentrata sul passo successivo. Illustrato dai rappresentanti locali di Libera.

«Proprio in virtù di quello che questi terreni rappresentano – hanno spiegato ieri Antonio Tata e Umberto Ferrari – dobbiamo usarli eticamente, producendo coltivazioni di qualità, coltivate nel rispetto dell’ambiente e delle tradizioni».

Basta, dunque, a scelte produttive dettate da incentivi economici o da un mercato condizionato. Si deve tornare alle produzioni tipiche locali, quelle per le quali questi terreni sono naturalmente più vocati. E a metodi di coltivazione più naturali.

«Dopo gli sforzi – ha proseguito Tata – fatti per arrivare alla costituzione della cooperativa, il prossimo obiettivo di Libera è quello creare una rete perché i prodotti coltivati in queste terre trovino il giusto spazio sul mercato, agevolando così il lavoro dei giovani che hanno scelto l’agricoltura etica, libera e naturale, condividendo con Legambiente e Libera il valore del rispetto delle regole e della Costituzione italiana».

L’incontro svoltosi in località Cardinale di Isola in un campo confiscato alla ‘ndrangheta, è stato introdotto dal direttore di Legambiente Calabria Franco Falcone, che ha riassunto lo spirito che ha animato la nascita di “Caralabria”, un viaggio in sedici tappe «che vuole attirare l’attenzione su alcuni tesori ambientali e territoriali, su esperienze virtuose e di pregio scelte come esempi delle buone energie, spesso poco conosciute, che ci sono nella nostra regione».

Il sindaco di Isola Capo Rizzuto Carla Girasole, ha poi ripercorso i «due anni di intenso lavoro, dai primi raccolti al bando per la cooperativa, che oggi stanno portando al compimento di un esperimento dal forte significato simbolico». «È stata dura – ha aggiunto il sindaco – ma è uno sforzo di legalità e di educazione alla legalità che tutti insieme abbiamo deciso di compiere».

Alla tappa crotonese della carovana ha voluto essere presente anche il presidente della commissione regionale antimafia, il consigliere regionale Salvatore Magarò, che si è detto felice di una iniziativa che «descrive una Calabria non abbastanza raccontata – ha spiegato – e fatta di gente che si impegna in prima persona per combattere la malavita organizzata. Se facciamo rete, il fenomeno può essere contrastato e sconfitto».

Infine la targa di Caralabria, assegnata simbolicamente ad Antonio Tata in rappresentanza di tutti i soggetti che stanno lavorando a questo progetto. A consegnarla è arrivato da Roma l’amministratore di Legambiente nazionale Nunzio Cirino Groccia: «Noi di Legambiente – ha chiarito – in questo percorso di legalità ci vogliamo stare, come vogliamo stare nel percorso di qualità ed eccellenza segnalato da Caralabria. Non è stato difficile individuare le tappe, e questo dimostra che in Calabria le eccellenze e le buone pratiche ci sono; ora si tratta di metterle in rete».

di (f. tr.)

da gazzettadelsud.it

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