LOCRI (RC) – Omicidio a Locri nella prima mattinata di ieri. Con cinque colpi di pistola calibro 22 sparati da distanza ravvicinata, tre dei quali andati a segno, è stato assassinato il pregiudicato Pietro Marsiglia, 66 anni, di Locri, ex autotrasportatore, attualmente custode di uno stabilimento balneare di proprietà del fratello. L’omicidio si è verificato intorno alle 8 del mattino in una zona della cittadina abitata da numerose famiglie, nelle vicinanze del cosiddetto “Calvario”, a poca distanza dalla scuola elementare “Belvedere” e dall’abitazione della vittima.
Una vittima dal passato segnato da varie disavventure giudiziaria, tra cui una pesante condanna ad oltre 15 anni di carcere, nella seconda metà degli anni ’80, per un sequestro di persona a scopo d’estorsione. E anche per la sua amicizia, vicinanza e frequentazione con boss e figure di primo piano della ‘ndrangheta, in particolare con il clan Cordì.
Il suo omicidio, però, stando ai primi riscontri investigativi emersi dalle indagini compiute dai carabinieri del Gruppo e della compagnia di Locri, non dovrebbe avere a che fare con il mondo della criminalità organizzata.
Di Pietro Marsiglia, negli ultimi 10 anni si erano infatti perse le tracce nelle inchieste anticrimine compiute nel territorio locrideo. Il delitto potrebbe quindi essere stato il tragico epilogo di una lite che la vittima avrebbe avuto con il suo assassino. Un litigio, quindi, sfociato nell’omicidio.
Quel che è certo è che dopo aver parcheggiato la sua Fiat 500 vecchio modello, Marsiglia è sceso dall’auto e – secondo le indagini – ha incontrato qualcuno che conosceva bene, verosimilmente per un chiarimento. La discussione però si sarebbe animata al punto da sfociare in un vero e proprio diverbio tant’è che Marsiglia, notando qualcosa di strano e intuendo probabilmente il pericolo, avrebbe voltato le spalle al suo interlocutore con l’intenzione di andare via con la macchina o a piedi in direzione della propria abitazione. Proprio in questo istante il killer ha cominciato a sparare.
Marsiglia è stato raggiunto nella parte bassa del corpo (dal bacino in giù) dai colpi di pistola calibro 22, che lo hanno centrato almeno tre volte.
La vittima, pur pur con le spalle rivolte al sicario, raggiunta dalla prima pistolettata ha cercato di salvarsi gettandosi a terra e nascondendosi dietro la sua automobile. Uno dei tre proiettili andati a segno nella parte bassa del corpo dell’uomo ha però con molta probabilità tranciato un’arteria vitale, forse la femorale, causandone quindi il quasi istantaneo decesso per emorragia.
Sul luogo del delitto, a seguito di almeno un paio di telefonate anonime giunte tempestivamente al 112 (in una il telefonista ha riferito all’operatore dei carabinieri di un violento litigio che si stava verificando nella strada), si sono subito recati i carabinieri del Gruppo e della compagnia di Locri con in testa il tenente colonnello Giuseppe De Liso e il ten. Lorenzo Provenzano.
Poco dopo sul posto è giunto pure il sostituto procuratore della Repubblica di Locri, Debora Rizza. Dopo i primi rilievi tecnici, gli investigatori dei carabinieri hanno interrogato nel corso della giornata alcuni familiari e congiunti della vittima e almeno una mezza dozzina di persone che risiedono nella zona.
Da quanto emerso dalle indagini, i carabinieri, non appena avranno accertato con esattezza i motivi dell’incontro tra Marsiglia e il suo killer e la causa del litigio scoppiato tra la vittima e il sicario, potrebbero stringere il cerchio sull’assassino nel giro di pochissimo tempo.
Secondo indiscrezioni raccolte da ambienti investigativi, il killer, ormai individuato, avrebbe addirittura le ore contate. In tarda serata, tra l’altro, sarebbe stata recuperata l’auto sulla quale l’assassino sarebbe fuggito, una Toyota Yaris, ritrovata dai militari in contrada Calipea.
Pietro Marsiglia, come accennato in precedenza, a metà degli anni ’80 era stato processato e condannato in via definitiva ad oltre 15 anni di carcere perché ritenuto, in concorso, responsabile del sequestro di persona del farmacista reggino Tullio Fattorusso, rapito il 9 ottobre del 1981 a S.Ilario dello Ionio e rilasciato il 14 marzo del 1982 dopo il pagamento di un riscatto di circa 500 milioni di lire.
Tra le persone arrestate e condannate in quell’inchiesta, lo ricordiamo, c’erano anche l’ex sindaco comunista di Canolo, Raffaele D’Agostino, e il boss e capo dell’omonimo clan di Platì, Francesco Barbaro, alias “Cicciu u castanu”.
Alla fine, invece, degli anni ’90, Marsiglia era stato arrestato (ma poi era stato prosciolto da tutte le accuse) insieme al boss dell’omonimo clan di Locri, Antonio Cordì alias “U ragiuneri” (anch’egli in seguito prosciolto da ogni accusa), deceduto alcuni anni fa, per via di una presunta estorsione a un commerciante di Locri.
di Antonello Lupis
da Gazzetta del Sud
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