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Inchiesta sul fallimento dell’Us, la Procura deposita nuovi atti – Si tratta di documenti e verbali di audizioni effettuate dalla Guardia di Finanza – Presentato anche un ricorso in Cassazione contro il dissequestro di beni

CATANZARO – Si arricchisce di nuovi elementi l’inchiesta penale sul fallimento dell’Us Catanzaro. Il pm Alberto Cianfarini, che lo scorso aprile ha inviato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, ha depositato nei giorni scorsi un’integrazione d’indagine con acquisizioni documentali e sommarie informazioni raccolte dalla Guardia di Finanza in relazione a lavori effettuati allo stadio Ceravolo in vista della stagione agonistica 2004/2005. Gli interventi – secondo l’accusa – sarebbero stati affidati in appalto ad una società, già socia dell’Us, per un corrispettivo di 1 milione di euro.

Ma, stando alle tesi della Procura, si sarebbe trattato di «asseriti lavori in realtà insussitenti».

Proprio per effettuare ulteriori verifiche su quest’aspetto della vicenda (l’Ufficio legale del Comune nell’agosto 2007 ha inviato al curatore fallimentare della società una raccomandata nella quale si attestava che l’Ente «non ha mai rilasciato alla società calcistica nessuna autorizzazione necessaria ed indispensabile per effettuare i lavori in questione») è stata disposta dal pm titolare del fascicolo l’acquisizione dell’ulteriore materiale, il cui deposito è avvenuto formalmente nei giorni scorsi.

Quello dei lavori al Ceravolo è uno dei capitoli dell’inchiesta che si dipana intorno al fallimento della gloriosa società calcistica, decretato dal Tribunale il 15 giugno del 2007 e poi revocato dalla Corte d’Appello. Dopo l’avviso di conclusione indagini e un contestuale sequestro preventivo di beni, le accuse nei confronti degli indagati sono passate, per quanto di competenza, al vaglio del Tribunale del Riesame.

Per quanto riguarda la presunta truffa, secondo la ricostruzione dell’accusa, il reato si sarebbe concretizzato nell’incasso risalente a giugno del 2007 di «contributi pubblici» ritenuti indebiti per 3 milioni 410mila euro da parte della Lega Calcio e di 536mila euro da parte della Provincia e del Comune.

Ma, a giudizio del Tribunale del Riesame, «sia con riferimento ai contributi erogati dalla Provincia e dal Comune, sia con riferimento alle somme erogate dalla Lega Calcio, seppur per ragioni in parte diverse, non appare astrattamente configurabile, nei termini contestati (dalla Procura, ndr), la fattispecie delittuosa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche».

Su questi presupposti, il Riesame ha annullato il provvedimento di sequestro. E contro la decisione dello scorso 27 aprile, adesso, la Procura della Repubblica ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Per il prossimo 22 novembre è fissata la discussione al termine della quale il giudice supremo deciderà in merito.

Fu proprio su richiesta del pm Cianfarini che il giudice per le indagini preliminari emise il provvedimento cautelare eseguito all’inizio di aprile dalle Fiamme gialle, che sequestrarono quote societarie, beni immobili e disponibilità finanziarie, oltre che documenti.

Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, bancarotta fraudolenta patrimoniale ed indebita restituzione di conferimenti le accuse che, a vario titolo, vengono contestate agli indagati. Si tratta dell’imprenditore Claudio Parente, attuale presidente della sesta commissione consiliare della Regione Calabria (difeso dagli avvocati Armando Veneto e Annalisa Pisano); dell’imprenditore Massimo Poggi (difeso dagli avvocati Antonella Canino e Astolfo Di Amato); dell’imprenditore Bernardo Colao (difeso dall’avvocato Salvatore Staiano); del commercialista Giuseppe Ierace (difeso dall’avvocato Giuseppe Fonte); del consulente d’azienda Domenico Cavallaro (difeso dagli avvocati Antonietta De Nicolò e De Seta) e dell’avvocato Gerardo Carvelli (difeso dall’avvocato Giuseppe Carvelli).

Quest’ultimo è stato l’unico per il quale non fu presentato ricorso al Riesame. Per tutti gli altri, invece, il collegio catanzarese accolse le richieste difensive con grande soddisfazione dei legali, che sostennero l’assoluta infondatezza delle accuse e dunque del provvedimento di sequestro su cui, adesso, sarà la Corte di Cassazione a dire l’ultima parola.

di (g.l.r.)

da gazzettadelsud.it

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