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Numeri e dati fantasma avvolgono l’Arssa – Impossibile fare piena luce sui reali conti dell’Agenzia regionale per lo sviluppo e i servizi in agricoltura da quattro anni in liquidazione – Il coordinatore del comitato degli iscritti della Fp Cgil, Davide Colace, critica l’atteggiamento dei vertici aziendali

COSENZA – C’è tensione tra i lavoratori dell’Arssa mentre non c’è chiarezza sui dati e sulle cifre che riguardano l’Agenzia in liquidazione da quattro anni. Domani pomeriggio, alle 15, il “Comitato dei dipendenti della funzione pubblica” si riunirà per decidere come proseguire la mobilitazione rispetto alla legge di riforma. All’assemblea sono state invitate le organizzazioni sindacali del pubblico impiego regionale. La cosa che più colpisce è l’impossibilità di fare luce su dati e cifre, come detto.

Si rischia di commettere errori e riportare imprecisioni. Anche se i numeri che abbiamo proposto nei giorni scorsi sono molto vicini alla verità per non dire che sono esatti quanto meno nella parte riferita al Bilancio 2010. Del resto non arrivano puntualizzazioni dai vertici dell’Agenzia tantomeno dalla Regione e in particolare dall’assessorato all’Agricoltura che deve controllare l’operato dell’ente.

È come se parlando di Arssa non sia possibile avere come riferimento, qualunque sia l’opinione, dati incontrovertibili sui quali esprimere, fare considerazioni e giudicare le opzioni che la politica regionale offre, per uscire dal guazzabuglio di una liquidazione che stenta, se così si può dire, ad assumere una coerente identità.

Tra quelli che conoscono meglio la vicenda c’è sicuramente Davide Colace, coordinatore del comitato iscritti della Cgil Fp Arssa, il quale è in attesa di un confronto con i vertici aziendali sulla organizzazione del lavoro, propedeutico alla definizione di un efficace contratto decentrato, strumento a cui i lavoratori del pubblico impiego dell’Agenzia legittimamente aspirano.

«Sembra quasi che i vertici dell’Agenzia abbiano deliberatamente rinunciato a percorrere l’iter dell’ordinario e normale confronto sindacale», dice Colace, «che assicuri lo svolgimento delle attività, così come prescrive la legge per tutte le amministrazioni pubbliche, quasi che l’annunciato provvedimento legislativo che risolva la liquidazione possa risolvere come un deus ex machina tutte le questioni».

La vita complessa dell’Arssa, secondo Colace, «non può prescindere dal ristabilimento delle regole (legge e contratto) che dovrebbero garantire il funzionamento di un ente pubblico per il quale non esistono scorciatoie». E da questo punto di vista, sottolinea il sindacalista della Cgil Fp, «è innegabile che la mancanza di trasparenza dell’attività (l’ente non ha un sito istituzionale nè un ufficio stampa) costituisce una deicienza colpevole al pari di quella che ha lasciato l’Agenzia da qualche anno a questa parte senza dirigenza di ruolo».

Colace tocca un altro tema. «Sembra che il dibattito sulla liquidazione dell’Arssa non voglia tenere conto proprio del tema dei servizi all’agricoltura: è come se fosse secondario confrontarsi su questo argomento, che rimane solo sullo sfondo, mentre tiene banco la riduzione delle spese e la retorica del carrozzone. E nessuno vuole ragionare sull’ingente patrimonio pubblico da liquidare».

Colace definisce «stucchevole» la pretesa della classe dirigente regionale (quella attuale e quella precedente) di «non operare scelte chiare». Un invito, infine. «Si affronti il tema della riforma dell’Arssa, avendo chiari gli obiettivi da perseguire; non si parli solamente della riduzione della spesa o almeno lo si faccia guardando alla riforma dei servizi in agricoltura anche sulla scorta delle esperienze di altre regioni italiane (Toscana e Abruzzo)».

di Franco Rosito

da gazzettadelsud.it

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