CATANZARO – È definitiva la prima condanna inflitta per l’omicidio di Massimiliano Citriniti, lo studente universitario di 24 anni assassinato con una stilettata al cuore il pomeriggio del 22 febbraio 2009 fuori dal centro commerciale “Le Fornaci”. La Corte di Cassazione, ieri, ha depositato la sentenza con quale viene rigettato il ricorso della difesa del diciassettenne di etnia rom accusato – in concorso con due maggiorenni – di omicidio pluriaggravato e già condannato sia in primo che in secondo grado.
Confermata, dunque, la condanna risalente al 22 febbraio del 2010, quando la prima sezione penale della Corte d’appello ha rideterminato la pena da 14 a 10 anni di carcere avendo ritenuto la diminuente della minore età dell’imputato prevalente sulle contestate aggravanti.
Secondo i giudici, infatti, «in considerazione dell’indubbio peso che ha avuto la figura paterna nella genesi e nello svolgimento del fatto (il padre è materialmente corresponsabile del delitto, e non ha esitato ad “abbandonare” il figlio nelle mani degli inquirenti al momento del fermo), sintomo di influsso negativo nell’evoluzione della personalità del minore verso modelli inadeguati, si reputa congruo – si legge nelle motivazioni della sentenza di secondo grado – in accoglimento del motivo residuo, applicare la diminuente della minore età con prevalenza sulla contestata aggravante».
Già la Corte d’appello, così come ha fatto adesso la Cassazione, aveva rigettato tutti gli altri motivi d’appello presentati da difensore del diciassettenne, l’avvocato Gregorio Viscomi, sancendo fra l’altro la «palese falsità della tesi della legittima difesa» contenuta nella versione del minore.
L’uccisione di Massimiliano Citriniti, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe avvenuta a seguito di un banale scherzo di Carnevale che la vittima avrebbe fatto spruzzando la classica schiuma da barba in faccia a un ragazzo e che avrebbe dato vita ad una lite iniziata dentro al centro commerciale e ripresa all’esterno più tardi, dove il 24enne è stato ucciso, sempre secondo le accuse, dopo essere stato bloccato da diverse persone che lo hanno aggredito. Un delitto feroce ed incomprensibile, che ha creato notevole allarme sociale non soltanto nella zona sud della città.
I due coimputati per il delitto sono Cosimo Berlingieri e Gianluca Passalacqua, di 44 e 23 anni. Per loro è ancora in corso il processo davanti alla Corte d’assise, dove sono stati rinviati a giudizio. La prossima udienza è stata fissata per l’11 novembre quando dovranno ricomparire due testimoni, Danilo Sinopoli e Mario Cappellano, nipoti di Cosimo Berlingieri.
Già nell’udienza dello scorso 23 marzo i due testimoni erano comparsi davanti ai giudici e agli avvocati della difesa e della parte civile, ma si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere. A poche ore dal delitto le indagini condussero gli agenti della Squadra mobile a casa di Berlingieri, dove la moglie affidò loro il figlio minorenne, ammettendo che era stato coinvolto nello scontro.
Il minorenne e Passalacqua finirono in manette subito dopo l’omicidio, mentre Berlingieri fu raggiunto un mese dopo da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta del pm Simona Rossi, il magistrato titolare delle indagini.
di (g.l.r.)
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