GIZZERIA (CZ) – Nessuno è colpevole. Un esercito di difensori di grosso calibro ieri mattina ha lanciato le sue arringhe per clienti anche loro di grosso calibro. Come l’ex governatore Giuseppe Chiaravalloti, l’assessore regionale ai Lavori pubblici Pino Gentile, l’ex assessore Paolo Bonaccorsi, e l’imprenditore turistico Paolo Sauro di Gizzeria. Tutti accusati di truffa e altri reati, ma tutti assolti dal Tribunale lametino tranne Sauro, l’unico ad essere stato condannato per indebita percezione di contributi della Regione.
Ieri c’è stata la seconda udienza in Corte d’appello a Catanzaro. La sentenza è attesa per il 6 dicembre. La presidente Annamaria Saullo, affiancata da Marco Petrino e Francesca Marrazzo, hanno ascoltato tutti gli interventi dei difensori, seguiti alla requisitoria del procuratore generale Raffaella Sforza.
Il cancelliere Giuseppe Femia ha segnato sul verbale d’udienza tutte le conclusioni: assoluzioni. Richieste dagli avvocati Francesco Gambardella, Franco Scalzi, Enzo Ioppoli, Leopoldo Marchese e tanti altri. Dovrà ancora intervenire l’avvocato Carlo Taormina nell’ultima udienza.
I fatti risalgono al 2002.
Paolo Sauro, proprietario di un noto ristorante a Gizzeria Lido, ottine un finanziamento di 4,2 milioni di euro per costruire il suo Grand Hotel Marechiaro sulla Statale 18. C’è un accordo di programma che dichiara la struttura d’interesse pubblico.
Ma mentre i lavori sono in corsi scatta un’inchiesta della procura lametina: l’edificio è abusivo, i finanziamenti illegali. Sono le accuse lanciate da Luigi Maffia nel processo di primo grado. Il pubblico ministero in aula, l’estate scorsa, parla di «Libera Repubblica di Gizzeria” è descrive un modo di fare inusuale sia al Comune che alla Regione. Nello spazio di poche ore Sauro riesce ad ottenere autorizzazioni, lasciapassare, fondi pubblici.
Secondo l’accusa la struttura è abusiva perchè non rispetta la distanza dal mare. Ma secondo l’avvocato Francesco Gambardella, che difende Sauro, la quantificazione della distanza dalla battigia è variabile. La legge Galasso stabilisce almeno 300 metri. Ieri ha portato in aula un documento con cui il Comune di Gizzeria, in cui Sauro all’epoca era amministratore, certificava che la costruzione era compatibile con gli strumenti urbanistici.
Maffia definisce l’imprenditore «un miracolato». Racconta che dopo aver presentato una richiesta alla Regione per l’anticipazione di una tranche del finanziamento, il 19 maggio 2004, in meno di 24 ore ottiene i soldi. Da quella stessa Regione che ancora oggi paga i suoi creditori anche dopo 24 mesi.
In combutta con Sauro, secondo l’accusa, il presidente Chiaravalloti, l’assessore al Turismo dell’epoca Gentile e quello all’Urbanistica Bonaccorsi. Per tutti è stata contestata anche l’associazione a delinquere semplice. Con richieste di condanne che vanno dai 2 ai 10 anni. Richiesta confermata dall’accusa anche in appello.
Ma il primo a non credere a questo disegno criminoso è stato il Gup lametino Carlo Fontanazza che ha assolto gli amministratori comunali dell’epoca: il sindaco Michele Rosato (oggi consigliere provinciale), l’assessore Pietro Raso (ora sindaco), Francesco Argento e Aldo Cerra.
Anche il presidente Pino Spadaro ha scagionato tutti gli imputati. Per Sauro, considerato dall’accusa il “dominus” dell’imbroglio, il giudice ha convertito il reato di truffa in quello meno grave di percezione indebita di denaro pubblico.
di (v.l.)
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