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Morta per una embolia, 9 medici indagati – Si tratta dei sanitari che hanno avuto in cura Teresa Salfi. La pensionata è stata dimessa con 30 giorni di prognosi ma è spirata nella sua abitazione – La donna aveva una bronchite molto estesa e sarebbe stata uccisa da un grumo di sangue finito nei polmoni

COSENZA – Teresa Salfi aveva una bronchite molto estesa e sarebbe morta per una embolia polmonare. È l’ipotesi che affiora dall’autopsia eseguita lunedì sera dai consulenti della Procura, Berardo Cavalcanti e Vannio Vercillo. Una prima verità che non è ancora certezza perchè gli esperti nominati dai pm Antonio Cestone e Antonio Tridico hanno chiesto tempo per completare le indagini di laboratorio.

Dalla lettura delle cartelle cliniche, acquisite in ospedale dai carabinieri della Stazione di Mangone, intanto, i magistrati hanno ricostruito il percorso ospedaliero della donna che arrivò al pronto soccorso dell’”Annunziata” dopo essere stata investita da un’auto, a Mangone, il suo paese. I medici del primo intervento disposero accertamenti che furono eseguiti in neurochirurgia e otorino prima delle dimissioni «dopo un solo giorno di ricovero», come lamentato dalla figlia della donna nell’esposto che ha innescato l’inchiesta.

In totale sono stati nove i medici che hanno avuto in cura Teresa Salfi. I loro nomi sono stati iscritti nel registro degl’indagati, insieme a quello del conducente della della vettura che ha travolto la donna. Dieci persone sulle cui condotte dovranno fare luce le investigazioni disposte dal procuratore capo Dario Granieri.

Naturalmente, l’informazione di garanzia rappresenta esclusivamente un atto a tutela degli stessi indagati in questa prima fase dell’inchiesta. Il reato ipotizzato nei loro confronti è di cooperazione in omicidio colposo. I medici e l’automobilista (che sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati: Massimiliano Coppa, Edoardo Florio, Cristina Falbo, Sergio Calabrese e Franz Caruso) si protestano innocenti e, alcuni di loro, hanno nominato dei propri consulenti per seguire da vicino il lavoro dei periti della pubblica accusa.

Teresa Salfi venne trasportata all’”Annunziata”, otto giorni fa, dopo l’incidente stradale. Secondo quanto riferito dalla figlia, la settantasettenne rimase in ospedale un solo giorno, tra vari reparti per accertamenti. Successivamente venne dimessa con una prognosi di guarigione di trenta giorni. Ma una volta tornata a casa, il quadro clinico sarebbe improvvisamente precipitato e il suo cuore ha cessato di battere, venerdì scorso.

La figlia della donna, visibilmente provata dal dolore per l’improvvisa scomparsa della congiunta, ha chiesto di sapere tutta la verità. Il suo è un desiderio che considera un dovere nei confronti della madre che non c’è più. Vuole, soprattutto, conoscere se ci sia stata una relazione tra morte della congiunta e le sue presunte frettolose dimissioni dall’ospedale.

«Mia madre non stava ancora bene e non doveva tornare a casa. In ospedale mi avevano garantito che in un mese di sarebbe rimessa a posto…». Il lamento della figlia per quella madre che non c’è più rappresenta il canovaccio dell’inchiesta appena innescata che ora attende d’essere orientata dai risultati dell’autopsia.

di Giovanni Pastore

da gazzettadelsud.it

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